L’équipe del professor Nicola Quaranta (Policlinico di Bari) ha impiantato un dispositivo in grado di ricevere aggiornamenti. Migliora nel tempo la qualità della percezione e perfeziona la trasmissione del segnale
La tecnologia applicata alla audiologia e otorinolaringoiatria sta cambiando il modo in cui affrontiamo molti deficit sensoriali. Tra questi, la sordità profonda rappresenta una delle condizioni in cui l’innovazione ha prodotto i progressi più sorprendenti, consentendo a bambini e adulti di recuperare funzioni un tempo considerate irraggiungibili. Gli impianti cocleari, introdotti anni fa, hanno già rivoluzionato il trattamento dei deficit uditivi gravi. Oggi, però, una nuova generazione di dispositivi promette di fare un ulteriore salto in avanti, integrando capacità digitali avanzate e sistemi intelligenti che migliorano sia l’esperienza del paziente sia il lavoro dei clinici. È il caso del bambino di undici anni operato al Policlinico di Bari dall’équipe del professor Nicola Quaranta, direttore dell’unità operativa di Otorinolaringoiatria. Il piccolo, affetto da un grave deficit uditivo, potrà presto tornare a sentire in modo completo grazie a un impianto cocleare smart, un dispositivo dotato di memoria interna e progettato per gestire in modo evoluto il software, ottimizzando l’assistenza clinica e la qualità dell’ascolto.
Il vantaggio non riguarda solo il risultato finale, ma anche la fase chirurgica. In sala operatoria, infatti, viene utilizzato un secondo dispositivo connesso in modalità wifi, capace di verificare in tempo reale il corretto inserimento dell’impianto, le impedenze degli elettrodi e la funzionalità del nervo acustico. Un supporto tecnologico che aumenta la precisione dell’intervento e riduce i margini di errore. “Il bambino era già portatore di un impianto monolaterale”, spiega Quaranta. “Grazie al nuovo dispositivo potrà recuperare l’udito stereofonico e una migliore discriminazione vocale, soprattutto in ambienti complessi come la scuola, dove la presenza di rumore di fondo rende più difficile comprendere le parole e seguire le lezioni”. Un miglioramento che non riguarda solo la percezione dei suoni, ma l’intera esperienza quotidiana del bambino: la comunicazione, l’apprendimento, la socialità.
L’impianto smart offre inoltre vantaggi significativi nel follow‑up clinico. La possibilità di aggiornare le strategie di elaborazione del segnale nel tempo, senza necessità di ulteriori interventi chirurgici, rende il dispositivo simile a uno smartphone di ultima generazione: riceve aggiornamenti software, si adatta alle nuove funzioni e migliora progressivamente le prestazioni. Gli impianti cocleari, si legge in una nota del Policlinico, possono essere installati già a partire dai dieci mesi di vita. Grazie ai programmi di screening neonatale e ai percorsi clinici dedicati, la diagnosi può avvenire entro i primi due o tre mesi, permettendo un trattamento tempestivo e, quando necessario, l’impianto entro il primo anno. I dispositivi tradizionali prevedono una parte interna – con ricevitore‑stimolatore ed elettrodi inseriti nella coclea – e una parte esterna, il processore del linguaggio, attivato e programmato circa un mese dopo l’intervento.
La novità del modello smart risiede proprio nella sua capacità di evolvere nel tempo. Le strategie di elaborazione del segnale possono essere aggiornate, migliorando la resa acustica e adattandosi alle esigenze del paziente man mano che cresce. Un approccio dinamico che supera i limiti dei dispositivi statici e apre la strada a una nuova generazione di impianti cocleari intelligenti. Per il bambino di Bari, questo significa molto più che recuperare l’udito: significa riappropriarsi della quotidianità, vivere la scuola con meno ostacoli, comunicare con maggiore naturalezza e affrontare il futuro con una nuova sicurezza. Per la medicina, rappresenta un passo ulteriore verso una tecnologia capace di integrarsi con la vita delle persone, accompagnandole e migliorandole nel tempo.




