Allo studio i fattori ambientali che incidono sullo sviluppo sospetti sull’Escherichia coli.
Il cancro al colon è il secondo più frequente in Italia, con 50.500 nuovi casi stimati nel 2023. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è del 65-66%.
Nel 2022 sono stai registrati 24.200 decessi legati alla patologia, mentre sono 513.500 le persone viventi dopo una diagnosi. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si attesta tra il 65% (per gli uomini) e 66% (per le donne). Tali dati evidenziano il ruolo cruciale della diagnosi precoce, possibile grazie ai programmi di screening nazionali e regionali che sono offerti gratuitamente alla popolazione di età superiore ai cinquant’anni. Il test di screening più utilizzato è il test del sangue occulto nelle feci, eseguito ogni due anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni.
Non basta aver inserito lo screening del cancro del colon retto tra i livelli essenziali di assistenza (Lea) su cui viene valutata la prformance delle regioni nel governo della Salute per garantire una riduzione significativa della mortalità per questa neoplasia che resta un big killer nel panorama epidemiologico in oncologia in Italia. I controlli, d’obbligo dopo i 50 anni, che consistono nella verifica del sangue occulto nelle feci e la colonscopia consigliata a tutti, in quella fascia di età, e poi ogni due anni, è un esame poco gettonato e gradito dai cittadini assistiti. Il più grosso limite è avere a che fare con esami e controlli che richiedono una preparazione che incide sulla quotidianità sociale e del lavoro e una procedura piuttosto invasiva. A questo scenario si è aggiunto negli ultimi anni un dato epidemiologico allarmante: il tumore del colon retto ha abbassato drasticamente l’età di insorgenza colpendo sempre più anche i giovani. Non è ben chiaro il motivo di questo cambio di paradigma ma gli scienziati di tutti il mondo stanno approfondendo questo aspetto all’incrocio tra ricerca e clinica.
Il tumore del colon è noto che risente, nella sua insorgenza e processo di cancerogenesi della dieta, della infiammazione cronica della mucosa intestinale e di una serie di fattori legati all’età, al sesso, alla familiarità.
Insomma parliamo di un problema in crescita, soprattutto tra i giovani adulti. Secondo gli studiosi l’incidenza di questo tipo di tumore è aumentata del 15% in Italia negli ultimi anni, con un aumento significativo tra le persone sotto i 50 anni ma anche nel resto d’Europa e in tutti i paesi avanzatisi osserva tale tendenza. Va sottolineato che le cause esatte del cancro al colon-retto non sono ancora completamente comprese ma ci sono diversi fattori di rischio che possono contribuire allo sviluppo della malattia. Tra questi lo stile di vita che rimanda a una dieta ricca di carne rossa e processata. Anche la scarsa attività fisica e l’obesità possono aumentare il rischio di sviluppare il cancro al colon-retto. Così il fumo e il consumo di alcol che sono stati associati a un aumento del rischio di cancro al colon-retto. Poi la genetica svolge il suo ruolo, in quanto una storia familiare di cancro al colon-retto può aumentare il rischio di sviluppare la malattia. Certamente importante il microbioma intestinale: recenti studi hanno suggerito che la composizione, ricchezza e diversità di ceppi batterici saprofiti dell’ambiente intestinale possano giocare un ruolo centrale nello sviluppo del cancro al colon-retto.
Alcuni studi inglesi recenti hanno provato ad indagare questa estensione epidemiologica alle fasce di età giovanili del cancro del colon retto. Un gruppo di studiosi che lavora presso l’ospedale britannico St. Mark’s di Londra sta studiando campioni di tessuto, vetrini di pazienti operati fino a un secolo fa per capire perché il cancro al colon aumenta tra i giovani.
Il St. Mark’s (che è un nosocomio pubblico e afferisce all’Nhs, il sistema sanitario britannico) possiede una collezione ampia di reperti biologici, composta da decine di migliaia di campioni di cancro.
Ma come si conservano campioni biologici a un secolo di distanza? Il nosocomio britannico è riuscito a preservarli usando la paraffina. I vetrini vengono poi inviati all’Institute for Cancer Research per condurre analisi molecolari dettagliate, possibili solo con le tecniche attuali. Conservare i reperti (e avere fiducia nel progresso tecnologico) si è dimostrata una scelta lungimirante.
L’idea è verificare l’impatto di sostanze che non esistevano cent’anni fa, come inquinanti e antibiotici, il tipo di cibo e altri fattori dell’ambiente. Anche un indebolimento del sistema immunitario potrebbe giocare un ruolo in relazione ai fattori ambientali che incidono su questo parametro cruciale.
Il raffronto potrebbe dare importanti indicazioni agli studiosi. Come riportato dall’emittente pubblica britannica BBC, l’ipotesi da cui partono i ricercatori inglesi è che nell’intestino dei giovani di oggi alberghi una particolare forma di Escherichia coli, batterio comune nei visceri ma che presenterebbe caratteristiche diverse da quello di una volta.
L’obiettivo è approdare a strategie di diagnosi e prevenzione capaci di allargare la platea ei controlli. E dunque screening non invasivi, test e marcatori del tumore nel sangue riservando la colonscopia solo ai pazienti a rischio puntando sulla diffusione della dieta mediterranea, attività fisica e stile di vita per ridurre l’incidenza di questo tumore. In Italia iniziative di questo tipo non mancano: l’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano sta ad esempio studiando il microbiota e il suo impatto oncologico, altri gruppi stanno invece pensando atest di diagnosi precoce e non invasivi
I sintomi del cancro al colon-retto possono sono spesso sfuggenti e lesioni pretumorali difficilmente danno segno di sé. Segni che possono spingere ad effettuare controlli e indagini specifiche sono la comparsa di sangue nelle feci, cambiamenti nell’alvo (diarrea o stitichezza), dolore addominale, perdita di peso non intenzionale, anemia, stanchezza. La diagnosi precoce è fondamentale per migliorare le possibilità di cura. Gli screening di routine, come il test del sangue occulto nelle feci, possono aiutare a rilevare la malattia in fase precoce.
Come abbiamo detto la prevenzione è fondamentale per ridurre il rischio di cancro al colon-retto. Alcune misure indicano l’aumento del consumo di frutta, verdura e cereali integrali, attività fisica regolare per almeno 30 minuti al giorno, non fumare, evitando il fumo e l’abuso di alcol, screening regolari per rilevare la malattia in fase precoce. Infine va fatto un cenno al trattamento del cancro al colon-retto dipende dalla fase della malattia e può includere chirurgia, chemioterapia e radioterapia. Spesso l’individuazione precoce di una lesione pretumorale ne consente l’asportazione durante la colonscopia.




