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Cancro e arte, un racconto tra storia e archeologia

La malattia tumorale ha origini antiche. Cancro e arte con testimonianze che arrivano dal Continente Nero e altrettanto affascinanti dai grandi artisti che con le loro mani hanno realizzato opere straordinarie.

Il cancro è una delle malattie più longeve nella storia dell’uomo. Ha vissuto 1,7 milioni di anni fa in Sud Africa l’ominide, antenato del genero umano, che i ricercatori hanno scoperto aver un osteosarcoma maligno. Eppure le condizioni ambientali, gli stili di vita e di consumo e i virus, vale a dire i cosiddetti “mali moderni” maggiormente incriminati dall’uomo comune per l’insorgere di questa malattia, ai tempi si presume essere stati ben diversi.

La Notte, Michele di Rodolfo del Ghirlandaio,
olio su pannello; 135 × 196 cm, 1555-65,
Galleria Colonna, Roma

Quando si parla del rapporto tra cancro e arte è difficile reperire reperti e prove del passaggio di questa malattia, che nella sua moltitudine di forma interessa prevalentemente gli organi e i tessuti molli, che in genere non si conservano, e molte informazioni vengono quindi perse a meno che non vengano effettuate procedure di mummificazione.
In ogni caso i casi di tumori antichi finora rinvenuti interessano prevalentemente le ossa perché sono le parti dell’organismo che meglio si sono conservate fino a noi e perché i tumori ossei primari sono più comuni tra i giovani e la maggior parte dei nostri antenati, come sappiamo, non viveva molto a lungo.
Nel tempo, nel corso della nostra vita, le nostre cellule accumulano spontaneamente mutazioni sporadiche di geni e alcune di queste possono dare origine a un tumore.

Se viviamo pochi anni, come i nostri antenati, abbiamo meno possibilità di esporci a questo rischio; perché vivendo meno a lungo i nostri antenati andavano incontro a un numero minore di replicazioni cellulari nel corso della loro esistenza.

Come dire, se viviamo poco abbiamo meno probabilità di generare mutazioni genetiche, come del resto se andiamo poco in macchina abbiamo meno probabilità di morire in un incidente stradale.
In definitiva il cancro esiste da milioni di anni ma dobbiamo aspettare la fine del XVIII secolo per avere descrizioni anatomicamente accurate di tumori maligni così come oggi li conosciamo.

Allegoria della Fortezza, Maso di San Friano,
olio su pannello; 178 × 142·5 cm, 1560-62,
Galleria dell’Accademia, Firenze

Il rapporto tra cancro e arte ci arriva da almeno tre testimonianze artistiche/visive della malattia e sono risalenti al Rinascimento, che rappresentò un periodo rivoluzionario per tutta la pratica medica, soprattutto oncologica.
Ci sono presunti segni di un tumore sul seno sinistro della figura femminile rappresentante “La Notte”, scolpita da Michelangelo tra il 1520 e il 1534 per la tomba di Giuliano duca di Nemours nella Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo a Firenze.

“La Notte” è anche un olio su pannello (Michele di Rodolfo del Ghirlandaio, 1555-1565) di trasposizione pittorica dell’omonima statua scolpita in marmo, ed è ancora più evidente la malformazione al seno sinistro. Anche la figura femminile raffigurata nell’Allegoria della Fortezza mostra un seno sinistro sovradimensionato. Nel Rinascimento il tumore al seno, simbolo della bellezza femminile, è stato lo strumento di rappresentazione della malattia.

Sembra invece essere stato un falso non d’autore, ma di diagnosi di tumore al seno, il caso della “Betsabea al Bagno” di Rembrandt (1654).

La modella, amante del pittore, sembra essere stata colpita dai sintomi di un’infiammazione chiamata mastite carcinomatosa. La diagnosi sbagliata al dipinto lo ha reso tra le opere più famose del pittore e il quadro negli anni ’80 era diventato icona della lotta al tumore al seno.

Betsabea al Bagno di Rembrandt (1654), olio su tela; 142×142 cm, Musée du Louvre, Parigi

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