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CAR‑T, il futuro è qui: l’evoluzione dei trattamenti nel mieloma multiplo

Dalla ricerca alla pratica clinica: la lezione della professoressa Elisabetta Antonioli (Ematologia AOU Careggi di Firenze) per il ciclo AIL dedicato alle terapie avanzate


Prosegue il ciclo di approfondimenti dedicato alle terapie avanzate in onco‑ematologia, un percorso che intreccia divulgazione scientifica e medicina narrativa nel solco delle iniziative promosse da AIL, Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma. Conclusa la campagna nazionale “Le Stelle di Natale dell’AIL” siamo entrati nel nuovo anno 2026, sempre a cavallo tra ricorrenze e giornate prefestive, e i volontari dell’Associazione continuano a offrire presenza e supporto ai pazienti e alle loro famiglie, rispondendo alle richieste che arrivano da tutta Italia e, talvolta, anche dall’estero (tutti i canali di contatto, sempre attivi, sono descritti sul sito www.ail.it). Accanto all’impegno socio‑assistenziale, la presidenza AIL porta avanti un fitto calendario di eventi formativi e divulgativi che contribuiscono a diffondere conoscenza e consapevolezza sulle nuove frontiere della cura.

In questo contesto si inserisce la campagna informativa “CAR‑T, il futuro è già qui”, tenutasi a Firenze nell’aula magna del dipartimento universitario di Careggi, dove AIL ha riunito dieci relatrici e relatori di alto profilo per fare il punto sulle terapie CAR‑T. Mondosanità rende disponibili i contenuti di quell’incontro attraverso una pubblicazione a puntate. In questa uscita proponiamo la lezione della professoressa Elisabetta Antonioli, Dirigente Medico della SODc di Ematologia dell’AOU Careggi di Firenze.

La svolta nel trattamento del mieloma multiplo
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue ancora poco conosciuto dal grande pubblico, ma che negli ultimi anni sta vivendo una fase di profonda trasformazione terapeutica. Le terapie CAR‑T rappresentano uno dei passaggi più significativi di questa evoluzione. «Le CAR‑T utilizzano i linfociti T del paziente, modificati geneticamente per riconoscere un bersaglio specifico espresso dalle cellule tumorali, le plasmacellule. Il target più comune è BCMA, il B‑cell Maturation Antigen», spiega la professoressa Antonioli.

Per i pazienti giovani candidabili all’autotrapianto di cellule staminali, le CAR‑T costituiscono una strategia di salvataggio in caso di recidiva o refrattarietà dopo più linee di terapia, comprese quelle con immunomodulanti, inibitori del proteasoma e anticorpi monoclonali. «In questi casi le CAR‑T consentono spesso risposte profonde e durature, anche in pazienti fortemente pretrattati, migliorando significativamente la sopravvivenza globale», sottolinea Antonioli.

Un elemento distintivo è la natura “one shot” della procedura: a differenza dei trattamenti cronici tipici del mieloma, le CAR‑T prevedono un’unica infusione, con un potenziale impatto duraturo. Per i pazienti non eleggibili al trapianto, rappresentano un’opzione potenzialmente capace di indurre remissioni molto prolungate, in un contesto in cui le alternative erano storicamente limitate. L’obiettivo della comunità scientifica è ora anticiparne l’uso a linee più precoci, per migliorare ulteriormente la prognosi.

Indicazioni e linee di trattamento
Ad oggi, due terapie CAR‑T anti‑BCMA hanno ottenuto l’autorizzazione da EMA e FDA. Una sola è attualmente rimborsata da AIFA: idecabtagene vicleucel (ide‑cel), indicata per pazienti adulti con mieloma multiplo recidivante o refrattario dopo almeno tre linee di terapia. Le evidenze derivano dagli studi KarMMa e KarMMa‑3, quest’ultimo particolarmente rilevante perché ha dimostrato efficacia anche in linee più precoci.

La seconda terapia, ciltacabtagene autoleucel (cilta‑cel), è in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per la rimborsabilità. È indicata per pazienti adulti con mieloma multiplo recidivante o refrattario dopo una sola linea di trattamento. Gli studi CARTITUDE‑1 e CARTITUDE‑4 hanno documentato risposte superiori e durature, aprendo la strada a un impiego anticipato nella storia di malattia.

Remissioni: cosa dicono i dati
Le evidenze scientifiche ridefiniscono il ruolo delle CAR‑T nel mieloma multiplo. «Nei pazienti refrattari tripli, ricorda Antonioli, grazie alle CAR‑T, abbiamo prove di casi di remissioni molto prolungate e negatività della malattia minima residua (MRD). Questa trasformazione ha cambiato la visione terapeutica del mieloma, da patologia gestita con approccio palliativo a malattia potenzialmente “disease‑modifying”. Ma il progresso scientifico richiede anche un adeguamento organizzativo.

Multidisciplinarità e centri accreditati
Le CAR‑T richiedono una presa in carico complessa e multidisciplinare. «È necessario un nuovo approccio organizzativo che coinvolga ematologi, cardiologi, intensivisti, neurologi e farmacisti ospedalieri», spiega Antonioli. I pazienti devono essere trattati in centri accreditati per la manipolazione cellulare e la gestione delle tossicità specifiche, come la sindrome da rilascio di citochine (CRS) e la neurotossicità ICANS.

Dopo l’infusione, il percorso prevede un follow‑up intensivo nelle prime settimane, seguito da una sorveglianza a lungo termine per monitorare la malattia minima residua e le eventuali tossicità tardive. Questo modello di gestione integrata è essenziale per garantire sicurezza, efficacia e continuità assistenziale.

Una evoluzione che guarda avanti
La lezione della professoressa Elisabetta Antonioli restituisce l’immagine di una terapia che sta cambiando radicalmente la storia del mieloma multiplo. Le CAR‑T non rappresentano solo un progresso tecnologico, ma incarnano una nuova filosofia di cura, capace di offrire prospettive prima impensabili a pazienti con poche alternative. Il percorso è ancora in evoluzione, con nuove indicazioni, studi in corso e un crescente impegno organizzativo. Ma la direzione è chiara: rendere queste terapie sempre più accessibili, sicure e integrate nella pratica clinica.

AIL, con il suo lavoro costante tra assistenza, divulgazione e promozione della ricerca, continua a essere un punto di riferimento per pazienti e famiglie. E iniziative come questa confermano quanto sia importante mantenere vivo il dialogo tra scienza, istituzioni e società civile, affinché il futuro delle terapie avanzate sia davvero un futuro condiviso.

(6.continua – la prossima uscita è in programma il 4 gennaio)

Link alle puntate precedenti:

Sara Galimberti: sostenibilità, equo accesso e nuove frontiere della ricerca

Giuseppe Toro: il ruolo delle associazioni, sempre al fianco dei pazienti

Dagli anticorpi monoclonali alle terapie cellulari, di Monica Bocchia

La ricerca traslazionale entra nel vivo. Lezione di Francesco Annunziato

CAR‑T, il futuro è già qui. La prolusione di Alessandro Maria Vannucchi

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