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Fegato grasso, farmaco mirato abbassa i valori dei trigliceridi senza interferire sul colesterolo

Primi risultati dello studio clinico sviluppato dal Politecnico Federale di Losanna con OrsoBio. Terapia efficace già dopo due settimane



La concentrazione ottimale dei lipidi nel sangue rappresenta una delle chiavi di volta della salute cardiovascolare. Se da un lato i trigliceridi elevati aumentano il rischio di pancreatite e malattie cardiometaboliche, dall’altro intervenire su questi parametri senza compromettere il metabolismo del colesterolo è sempre stato un gioco complesso. Le terapie disponibili, infatti, possono interferire con i meccanismi fisiologici di smaltimento del colesterolo, con possibili ripercussioni sul rischio di aterosclerosi. Basti considerare la diffusione del fegato grasso, steatosi epatica, per intuire come la scoperta di molecole capaci di agire in modo selettivo sul fegato, senza provocare effetti collaterali sistemici, rappresenti una prospettiva particolarmente promettente. In questo senso si inseriscono i primi risultati della sperimentazione clinica di Fase I della molecola denominata TLC‑2716, gli esiti sono stati pubblicati su Nature Medicine da studiosi della Scuola Politecnica Federale di Losanna in collaborazione con la biotech statunitense OrsoBio. Si tratta di un composto somministrato per via orale, progettato per ridurre i trigliceridi agendo su un recettore presente esclusivamente nelle cellule epatiche: LRX.

Il meccanismo d’azione è innovativo, partendo dalla considerazione che il recettore in oggetto regola diversi geni coinvolti nella produzione dei trigliceridi, le molecole attraverso cui l’organismo immagazzina energia. TLC‑2716 non si comporta come un antagonista che spegne il recettore, bensì come un agonista inverso: induce cioè il recettore a funzionare in modo opposto rispetto alla sua attività naturale, riducendo la sintesi dei trigliceridi. La selettività per il fegato è un elemento chiave: il farmaco risparmia i recettori LRX presenti in altri distretti corporei, fondamentali per il corretto smaltimento del colesterolo. In questo modo evita il rischio di accumulo lipidico nei vasi sanguigni, nel fegato e nei tessuti periferici, un aspetto cruciale per la sicurezza a lungo termine. I risultati, ottenuti preliminarmente su modelli animali e organoidi di fegato umano, avevano già indicato un profilo favorevole, aprendo la strada allo studio clinico di fase 1. La sperimentazione, condotta su 14 volontari adulti sani, aveva l’obiettivo di valutare sicurezza e tollerabilità del composto somministrato una volta al giorno per due settimane. Gli esiti sono stati incoraggianti: il farmaco ha raggiunto gli obiettivi prefissati e, nonostante il breve periodo di osservazione, ha mostrato segnali preliminari di efficacia.

Nei partecipanti che hanno ricevuto la dose più elevata, pari a 12 milligrammi, i trigliceridi sono diminuiti fino al 38,5%, mentre il colesterolo residuo postprandiale – misurato cioè dopo i pasti, quando i livelli lipidici tendono fisiologicamente a salire – si è ridotto fino al 61%. Un risultato particolarmente significativo se si considera che i volontari partivano da valori lipidici nella norma e non assumevano altri farmaci ipolipemizzanti. Gli autori hanno scritto che il trattamento ha inoltre accelerato lo smaltimento dei trigliceridi riducendo l’attività di due proteine che normalmente ne rallentano la clearance: ApoC3 e ANGPTL3. Parallelamente, non sono state osservate variazioni nell’espressione dei geni ABCA1 e ABCG1 nelle cellule del sangue, considerati indicatori chiave del corretto smaltimento del colesterolo. Questo dato suggerisce che l’azione del farmaco rimane confinata al fegato senza interferire con i meccanismi sistemici di trasporto e rimozione del colesterolo.

Sebbene si tratti di risultati preliminari, lo studio apre prospettive interessanti per lo sviluppo di nuove terapie mirate contro l’ipertrigliceridemia, soprattutto per quei pazienti che non rispondono adeguatamente ai trattamenti attuali o che presentano controindicazioni. Le prossime fasi della sperimentazione clinica saranno decisive per confermare efficacia e sicurezza su campioni più ampi e su persone con livelli lipidici alterati. Per ora, TLC‑2716 rappresenta un esempio concreto di come la farmacologia di precisione possa intervenire su bersagli specifici, modulando in modo selettivo i processi metabolici e aprendo la strada a trattamenti più efficaci in gastroenterologia e interessanti per quanto riguarda la salute cardiovascolare.

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