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Fentanyl, i servizi sanitari spiazzati dalle dipendenze legate a nuove droghe letali

Un decesso da nitazeni. Si osserva anche in Italia l’effetto zombie visto in America, causato da oppioidi sintetici, sempre più potenti e sottovalutati. Nel manuale “IN SUBSTANCE” le metodologie per affrontare la crisi


La crisi degli oppioidi, che negli Stati Uniti ha già provocato centinaia di migliaia di morti, sta lentamente avanzando anche in Europa. E l’Italia, finora considerata relativamente risparmiata da questo fenomeno, si trova oggi di fronte a un campanello d’allarme che non può più essere ignorato. A Brunico, in Alto Adige, è stato certificato il primo decesso da nitazeni, oppioidi sintetici ancora più potenti e letali del fentanyl. A renderlo noto è stato il procuratore capo di Bolzano, durante una conferenza stampa che ha illustrato i dettagli di un’inchiesta avviata mesi fa.

Il caso del giovane zombie deceduto ha aperto uno squarcio su una realtà in rapida evoluzione, che rischia di travolgere il sistema sanitario e sociale. “L’arrivo di nuove droghe potrebbe avere conseguenze drammatiche”, ha avvertito il magistrato, richiamando l’esempio degli Stati Uniti, dove le overdosi da fentanyl sono aumentate del 600% negli ultimi otto anni. Un incremento legato anche all’uso combinato con sostanze stimolanti come cocaina e metanfetamina, che rende più difficile l’efficacia degli antagonisti come il narcan.

Ma il problema non riguarda solo i giovani. I dati americani mostrano un aumento esponenziale delle morti da overdose tra adulti e anziani. Tra il 2015 e il 2023, il tasso di decessi da fentanyl è cresciuto del 660% tra gli over 65 e del 250% tra i giovani adulti. Tra gli over 65, la percentuale di morti da overdose è passata dal 9% al 50% in meno di un decennio. Numeri che impongono una riflessione urgente anche in Italia.

“La situazione si fa pericolosa, si sottovalutano le conseguenze dell’abuso dei farmaci analgesici oppioidi sintetici”, ha dichiarato il professor Fabio Lugoboni, Presidente di CLAD Onlus e Direttore del Servizio di Medicina delle Dipendenze dell’Ospedale di Verona. “A nostro parere è solo questione di tempo perché le organizzazioni criminali si organizzino per la sua distribuzione”. Il sistema sanitario, secondo gli esperti, in larga misura è ancora culturalmente orientato verso il trattamento delle dipendenze da eroina, mentre il panorama delle sostanze d’abuso è cambiato e sta rapidamente mutando i connotati.

L’allarme è stato rilanciato in occasione della presentazione della versione inglese del Manuale delle Dipendenze Patologiche “IN SUBSTANCE”, edito da CLAD Onlus. Con i suoi 19 capitoli e quasi 900 pagine, il manuale rappresenta il riferimento italiano in medicina delle dipendenze, frutto di un lavoro multidisciplinare e gratuito, senza sponsor, destinato a medici, psicologi, infermieri e operatori sociali. L’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona è stata la prima a istituire un servizio specialistico e a mettere a disposizione posti letto dedicati.

Nonostante la loro diffusione e le gravi conseguenze a livello individuale, familiare e di salute pubblica, le dipendenze non hanno ancora lo status accademico che ne riconosca la specializzazione”, ha osservato il professor Umberto Nizzoli, psicoterapeuta ed ex direttore del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Reggio Emilia. “Ecco, quindi, un testo destinato a far parte del curriculum di chi si occupa professionalmente di dipendenze. Una risorsa completa da una prospettiva bio-psico-sociale, che copre eziologia, genetica, relazioni, prevenzione, trattamento e risultati”.

La traduzione del manuale in inglese ha anche un obiettivo politico e sociale: lanciare un appello alle istituzioni nazionali e internazionali affinché aumentino le risorse per la salute mentale. “Senza salute mentale non può esserci salute fisica”, ha scritto Lorenzo Zamboni, psicologo e psicoterapeuta delle dipendenze presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona. “Pensiamo alla depressione che può portare al consumo di alcol e sostanze come tentativo di autocura per alleviare i sintomi, ma che a cascata porta alla dipendenza, malattie infettive, cirrosi, cancro al fegato e mortalità prematura. Un ascensore che porta dritto all’inferno”.

Per contenere i danni, è fondamentale investire nella formazione degli operatori sanitari. Ma i costi spesso rappresentano una barriera. Per questo motivo, la versione inglese di “IN SUBSTANCE” sarà distribuita gratuitamente, con l’obiettivo di raggiungere professionisti in tutto il mondo e contribuire alla costruzione di una rete globale di competenze e consapevolezza. L’Italia, di fronte al primo decesso da nitazeni, e di fronte alle prime avvisaglie del fenomeno detto degli zombie, non può più permettersi di ignorare la minaccia Fentanyl. Serve un cambio di passo culturale, clinico e politico. Perché la crisi degli oppioidi sintetici di nuova generazione non è un problema lontano: è già qui, e sta bussando alle porte del sistema sociosanitario.

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