A Modena si delinea lo stato dell’arte dell’IA applicata alle scienze della vita. Prime applicazioni pratiche in odontoiatria, urologia e radiologia
L’intelligenza artificiale sta attraversando una fase di espansione senza precedenti, trasformando settori chiave della società e aprendo scenari che fino a pochi anni fa sembravano confinati alla fantascienza. In ambito biomedico, questa rivoluzione tecnologica sta ridefinendo i paradigmi della ricerca, della diagnosi e della cura, accelerando processi complessi e offrendo strumenti capaci di supportare decisioni cliniche sempre più personalizzate. La convergenza tra scienza dei dati, medicina e ingegneria sta diventando il motore di una nuova stagione della ricerca, in cui la collaborazione tra discipline diverse non è più un valore aggiunto, ma una condizione necessaria per affrontare sfide come la medicina predittiva, la gestione di big data sanitari e lo sviluppo di terapie mirate.
È in questo contesto, recita un comunicato Unimore, che l’Università di Modena e Reggio Emilia ha promosso un approfondimento dedicato proprio al ruolo dell’intelligenza artificiale nella ricerca biomedica con un seminario nell’Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Modena e intitolato “Intelligenza artificiale e ricerca biomedica: stato attuale e prospettive”, organizzato nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Clinical and Experimental Medicine, evento coordinato da Giuseppe Boriani. «L’intelligenza artificiale sta rimodellando profondamente la nostra società e questo cambiamento coinvolge da tempo i processi di ricerca biomedica», ha osservato il professor Boriani, che sottolinea come l’IA si stia affermando anche «come supporto a decisioni cliniche in campo di diagnosi e terapia, nella prospettiva di una medicina sempre più personalizzata e predittiva». Il docente insiste su un punto chiave: «In questo scenario, la multidisciplinarietà non rappresenta un’opzione, ma una necessità», poiché l’applicazione delle tecniche di IA richiede «collaborazione e sinergia tra medici, ingegneri informatici, data scientist e ricercatori nei vari campi della biologia, della medicina e della sanità».
La relazione di Franco Zambonelli, Vice-Rettore con delega all’Intelligenza Artificiale, ha delineato il ruolo sempre più centrale dell’IA nei processi di ricerca e innovazione dell’Ateneo. A seguire, una serie di contributi tecnici ha mostrato la varietà delle applicazioni già in corso all’interno dell’Università. Federico Bolelli ha illustrato le prospettive dell’intelligenza artificiale nel medical imaging, un settore in rapida evoluzione che trova applicazioni in odontoiatria, implantologia, urologia, radiodiagnostica e molte altre discipline. Giuseppe Boriani ha approfondito l’impatto dell’IA nei processi di decision-making clinico e nella ricerca scientifica, mentre Elisa Ficarra ha presentato le potenzialità dell’intelligenza artificiale e della bioinformatica nella pratica clinica quotidiana, evidenziando come questi strumenti possano migliorare accuratezza diagnostica e percorsi terapeutici. Rita Cucchiara ha delineato la missione e i programmi dell’Ateneo nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alla ricerca. La Rettrice ha richiamato l’importanza di un approccio integrato che unisca competenze tecnologiche, ricerca biomedica e formazione avanzata, sottolineando il ruolo strategico dell’Università nel formare professionisti capaci di muoversi con competenza in un ecosistema scientifico sempre più complesso.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di Unimore nel promuovere una ricerca interdisciplinare che coniughi innovazione tecnologica, rigore scientifico e ricadute concrete sulla salute e sulla qualità della vita. Per dottorandi, ricercatori e professionisti, il seminario ha rappresentato un’occasione preziosa di aggiornamento e dialogo, confermando la centralità dell’intelligenza artificiale come leva per il futuro della medicina e della ricerca biomedica.




