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La solitudine, un pericolo nascosto per il cervello degli anziani

L’esperienza dei centri diurni in Toscana fa scuola

La solitudine, spesso considerata una condizione emotiva sgradevole ma innocua, si rivela essere un grave fattore di rischio per la salute mentale degli anziani. Un recente studio pubblicato su Nature Mental Health ha rivelato che la solitudine aumenta del 31% il rischio di sviluppare demenza, inclusi tipi specifici come la demenza vascolare e la malattia di Alzheimer. La ricerca, condotta da Martina Luchetti del College of Medicine della Florida State University a Tallahassee, ha monitorato i livelli di solitudine auto-riferita e la salute neurologica di oltre 600.000 persone in tutto il mondo, scoprendo inoltre che la solitudine aumenta del 15% le possibilità di compromissione cognitiva.

Il risultato di questo studio mette in luce una realtà allarmante: la solitudine non è solo un’emozione temporanea, ma può avere effetti duraturi e devastanti sul cervello. Per gli anziani, la perdita di reti sociali e il calo delle interazioni quotidiane possono intensificare i sentimenti di solitudine, creando un ciclo difficile da spezzare. Alla luce di questi dati, risulta imprescindibile sviluppare e implementare strategie efficaci per contrastare la solitudine negli anziani. Ecco alcune riflessioni:

1. Creare connessioni sociali: Incentivare gli anziani a partecipare ad attività comunitarie può fare una grande differenza. Circoli culturali, gruppi di lettura e associazioni di volontariato possono fornire occasioni di incontro e scambio.

2. Tecnologia per avvicinare: utilizzare la tecnologia per mantenere i contatti con familiari e amici. Videoconferenze e social network possono ridurre le distanze e favorire la comunicazione, anche a chilometri di distanza.

3. Attività fisica e mentale: promuovere l’esercizio fisico e attività che stimolino la mente. Passeggiate, yoga, puzzle e giochi di logica non solo migliorano il benessere fisico, ma mantengono attive le funzioni cognitive.

4. Supporto psicologico: offrire supporto psicologico, con terapie individuali o di gruppo, può aiutare gli anziani a gestire i sentimenti di solitudine e a sviluppare nuovi strumenti per affrontarla.

5. Iniziative di volontariato: coinvolgere gli anziani in attività di volontariato può non solo offrire un senso di scopo, ma anche creare nuove reti sociali. Sentirsi utili e parte attiva della comunità è fondamentale per il benessere psicologico.

6. Ambienti accoglienti: progettare spazi urbani e abitativi che facilitino le interazioni sociali. Parchi, biblioteche, e centri ricreativi devono essere facilmente accessibili e accoglienti per gli anziani.

Esperienze di prossimità in Toscana

La ricerca offre dati preziosi su cui basare interventi mirati, e ci ricorda l’importanza di mantenere attive e vive le nostre reti sociali per garantire una qualità di vita migliore. Emblematica la condizione degli anziani in Toscana, un tema di crescente rilevanza, soprattutto considerando che qui sono circa 80mila le persone colpite da demenza, con la malattia di Alzheimer che abbraccia il 60% del totale dei casi di deterioramento mentale.

Questa situazione ha un impatto significativo a livello sociale, e influisce anche profondamente sulla qualità della vita delle famiglie. Infatti, in Italia, le persone coinvolte nel supporto a chi vive con demenza – tra pazienti e familiari – ammontano a sei milioni.

Abbiamo fatto l’esempio della Toscana perché a tale complessa e delicata realtà è stato dedicato, a Montecatini, un appuntamento scientifico incentrato sui ruolo del Centro  Diurno. L’evento, presieduto dal professor Giulio Masotti, presidente onorario della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, rappresenta un’importante iniziativa promossa da Fondazione Caript e dal Gruppo Italiano Centri Diurni Alzheimer, in collaborazione con l’Università di Firenze.

I lavori si sono focalizzati sull’esperienza dei Centri Diurni, strutture di assistenza semiresidenziale che si propongono di fornire cure adeguate ai frequentatori, permettendo loro di mantenere un legame significativo con il proprio ambiente.

Il professor Masotti ha sottolineato che “allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e della ricerca, il centro diurno rappresentano una risorsa concreta per aiutare chi è affetto da demenza e i loro familiari. In termini quantitativi, purtroppo, siamo ben lontani dal soddisfare le esigenze di un numero di malati in costante aumento. È molto importante, dunque, diffondere la consapevolezza di questa modalità di cura, quasi assente in alcune aree d’Italia, e sensibilizzare ad aumentare gli investimenti e migliorare la qualità dei servizi esistenti”.

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