Medici in corsia fino a 72 anni. E gli specialisti proclamano lo stato di agitazione

Critiche alla Conferenza Stato-Regioni, che rinvia la soluzione dell’accordo dei professionisti ambulatoriali. Ospedalieri, proroga del pensionamento su base volontaria per salvaguardare gli organici nei reparti

Non c’è pace tra le fila dei camici bianchi. Archiviata la lunga trattativa per la convenzione dei 60mila medici di medicina generale, che si è risolta positivamente, monta la protesta per quanto riguarda l’accordo degli specialisti ambulatoriali, che resta in sospeso dopo il rinvio deciso dalla Conferenza Stato-Regioni. Sul fronte ospedaliero, prende forma la proroga volontaria della permanenza in servizio fino a 72 anni dei medici strutturati, una misura che punta a contenere la carenza di personale e le liste d’attesa, ma che solleva interrogativi sulle ricadute generazionali e organizzative.

Specialisti ambulatoriali, le reazioni del Sumai Assoprof

Il rinvio dell’approvazione dell’Accordo collettivo nazionale della specialistica ambulatoriale, avvenuto nella seduta del 15 gennaio 2026 a seguito di una nota del Ministero dell’Economia e del Ragioniere Generale dello Stato, ha provocato la reazione immediata del Sumai Assoprof. Il sindacato ha proclamato lo stato di agitazione, denunciando una mancanza di attenzione istituzionale nei confronti dei medici convenzionati che garantiscono ogni giorno prestazioni essenziali del Servizio sanitario nazionale.

«Si tratta di un segnale di scarsa considerazione istituzionale nei confronti di oltre 20mila professionisti specialisti ambulatoriali convenzionati, che continuano quotidianamente a garantire, nonostante tutto, l’erogazione delle prestazioni», afferma il segretario nazionale, Antonio Magi. Il rinvio, aggiunge, rappresenta anche «uno schiaffo istituzionale alla Corte dei Conti, che aveva chiaramente certificato la correttezza dell’Accordo apponendo il cosiddetto bollino blu».

Ora l’attenzione è rivolta alla prossima seduta della Conferenza Stato-Regioni, prevista per i primi giorni di febbraio. Se l’accordo non verrà approvato, il Sumai Assoprof annuncia la possibilità di mettere in campo tutte le iniziative sindacali previste dalla legge, compresa l’astensione dal lavoro, insieme alle altre organizzazioni firmatarie.

Ospedalieri, proroga con rinuncia a ruoli apicali

Sul fronte ospedaliero, invece, il clima è diverso. La maggioranza di governo spinge per ripristinare la norma che consente ai medici strutturati di restare in servizio, su base volontaria, fino a 72 anni. La misura, già prevista nel precedente decreto milleproroghe e in scadenza a fine 2025, non è stata inserita nel testo attuale, ma verrà reintrodotta durante l’esame parlamentare.

L’obiettivo dichiarato è duplice: trattenere professionisti esperti in un sistema sotto pressione e contribuire allo smaltimento delle liste d’attesa. «Presenteremo un emendamento in questo senso – sottolinea la deputata leghista Simona Loizzo – perché è una misura che riteniamo giusta e in linea con le richieste non solo dei nostri professionisti ma anche con quelle della Conferenza Stato-Regioni».

Anaao Assomed: “Scelte volontarie, senza bloccare le carriere”

Il sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed si dichiara favorevole alla proroga che consentirà di lavorare in corsia fino a 72 anni, ma pone condizioni precise. Il segretario nazionale Pierino Di Silverio chiarisce: «Non siamo pregiudizialmente contrari alla norma, a patto però che sia su base esclusivamente volontaria, che questi colleghi non conservino il ruolo apicale e che restino come tutor senza incidere sul rinnovo delle piante organiche e sulle carriere».

Il timore principale riguarda infatti il possibile blocco delle progressioni professionali per le generazioni più giovani. «Il rischio – avverte Di Silverio – è che trattenendo in servizio i colleghi più anziani si blocchino di fatto le carriere di tutti gli altri che hanno il sacrosanto diritto di veder riconosciute competenze e professionalità, ambizione che in questo modo viene invece negata».

Il sindacato vigilerà affinché la norma venga riproposta con le condizioni indicate, auspicando che la futura riforma del Servizio sanitario nazionale elimini la necessità di ricorrere a proroghe emergenziali. «La sanità pubblica per funzionare bene ha bisogno di stabilità», conclude Di Silverio.

Un sistema in transizione

Il quadro che emerge è quello di un sistema sanitario in piena transizione, alle prese con la necessità di rinnovare i contratti, trattenere competenze, garantire continuità assistenziale e allo stesso tempo valorizzare le nuove generazioni di professionisti. Le tensioni tra esigenze organizzative e diritti dei lavoratori, tra urgenze politiche e percorsi regolatori, mostrano quanto sia complesso trovare un equilibrio sostenibile.

Si apre dunque un doppio fronte: da un lato la protesta degli specialisti ambulatoriali, che chiedono riconoscimento e stabilità contrattuale; dall’altro il dibattito sulla proroga per i medici ospedalieri, vista come una soluzione temporanea ma non priva di criticità. Sullo sfondo, la necessità di una riforma strutturale del Servizio sanitario nazionale che restituisca programmazione, risorse e prospettive a un settore che continua a essere uno dei pilastri del Paese.

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