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Medicina di genere, sviluppati tre Pdta ad hoc:
il Policlinico di Milano un modello di buone pratiche

Il Policlinico di Milano ha fatto grandi passi avanti nella Medicina di genereintegrando la prospettiva di sesso e genere nei Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) per migliorare la salute di tutti.
La medicina di genere è una branca della medicina che studia l’influenza del sesso biologico e del genere sullo stato di salute e di malattia di ogni persona. Questo approccio mira a superare il modello tradizionale che non ha considerato le specificità femminili e di genere nella risposta ai farmaci, nella presentazione delle patologie e nell’accesso ai trattamenti.
Sono tre i PDTA coinvolti nel progetto del Policlinico di Milano e riguardano la Fragilità ossea (le fratture ossee sono più frequenti nelle donne, ma comportano un rischio maggiore di mortalità negli uomini), l’Obesità (le differenze biologiche e socio-culturali tra uomini e donne influenzano la risposta ai trattamenti) e l’Epatocarcinoma (in relazione al fatto che la malattia si manifesta diversamente negli uomini e nelle donne, richiedendo approcci terapeutici personalizzati).
L’obiettivo dei percorsi è migliorare la salute delle donne ma anche degli uomini garantendo cure più personalizzate ed efficaci e dunque contribuendo a ridurre il divario di salute tra uomini e donne.
Il Policlinico di Milano ha inserito un paragrafo sulla medicina di genere in tutti i documenti del Sistema Qualità e sta monitorando gli indicatori di qualità specifici per ogni PDTA configurando in questo campo un modello di buone pratica che ha pochi eguali nelle regioni lungo lo Stivale. La medicina di genere non è solo una questione di equità ma una necessità per migliorare la salute di tutti. Il Policlinico di Milano è un esempio di come si possa implementare questo approccio nella pratica clinica. 
 La Medicina di Genere come area di ricerca al Policlinico di Milano è stata fondata a metà degli anni ’80 e collabora con la Medicina di Precisione per esplorare come le malattie si manifestino in modo diverso negli uomini e nelle donne. Una diversità che interessa anche i percorsi di prevenzione, diagnosi e terapia, che devono essere specifici al genere. Le differenze potrebbero derivare dalle diversità biologiche (anatomia, ormoni, cromosomi) e psicosociali (stili di vita, cultura, ambiente) tra maschi e femmine che vengono sempre di più studiate grazie alla ricerca. La Medicina di Genere è una delle macroaree segnalate nel Gender Equality Plan (GEP) del Policlinico di Milano un piano strategico istituzionale, il cui obiettivo è migliorare la parità di genere. In Policlinico sono infatti attivi studi che valutano come possano essere diversi i fattori rischio, l’efficacia dei farmaci e le basi delle patologie negli uomini e nelle donne per contribuire a raggiungere una maggiore equità e appropriatezza delle cure.

In medicina, nella sperimentazione farmacologica e nella ricerca scientifica, il tema delle differenze di genere è una storia abbastanza recente. La medicina, fin dalle sue origini, ha avuto un’impostazione androcentrica relegando gli interessi per la salute femminile ai soli aspetti specifici correlati alla riproduzione.
 
La medicina di genere (MdG) o, meglio, la medicina genere-specifica è definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) come lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona. Una crescente mole di dati epidemiologici, clinici e sperimentali indica l’esistenza di differenze rilevanti nell’insorgenza, nella progressione e nelle manifestazioni cliniche delle malattie comuni a uomini e donne, nella risposta e negli eventi avversi associati ai trattamenti terapeutici, nonché negli stili di vita e nella risposta ai nutrienti. Anche l’accesso alle cure presenta rilevanti diseguaglianze legate al genere.
In clinica È noto che le donne si ammalano di più, consumano più farmaci e sono più soggette a reazioni avverse, oltre che essere socialmente “svantaggiate” rispetto agli uomini. Inoltre, nei Paesi occidentali, nonostante le donne vivano più a lungo degli uomini ma l’aspettativa di “vita sana” è equivalente tra i due sessi.
È stato anche ampiamente dimostrato che a livello cellulare numerosi determinanti (genetici, epigenetici, ormonali e ambientali) sono alla base delle differenze tra cellule maschili e femminili e di conseguenza, a livello mondiale, sono state date indicazioni per affrontare in modo corretto tutte le fasi dalla ricerca sperimentale. Infatti, per molto tempo negli studi clinici i soggetti arruolati sono stati prevalentemente di sesso maschile, negli studi preclinici in vitro (su linee cellulari o cellule isolate) non è stato riportato il sesso di origine dell’organismo da cui derivano le cellule e per quelli in vivo (su animali da esperimento) sono stati usati animali di sesso maschile.
In questo contesto i Pdta sviluppati dal Policlinico di Milano rappresentano una punta avanzata di qualità assistenziale che solo in pochissime altre relata del nostro paese sono state impostate con questa profondità e accuratezza nell’ambito della pratica clinica ospedaliera e sono in fase di sviluppo ulteriori percorsi anche sui territori.

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