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Morti improvvise cardiache

Solo l’autopsia può chiarire le cause

Le morti improvvise cardiache, erroneamente indicate dalle cronache con “malore” o peggio “infarto” sono quelle che avvengono con un arresto cardiocircolatorio senza un’apparente causa. Le linee guida delle società scientifiche suggeriscono di effettuare sempre un’autopsia per verificare anomalie anatomiche e funzionali non emerse in precedenti indagini preventive ad esempio all’attività sportiva. Dello stesso parere è Corrado Perricone ematologo, responsabile scientifico della Fondazione Mediterraneo. Come cercare dunque di prevenire queste morti improvvise? “Oltre alla verifica autoptica, che spesso è indispensabile per individuare una particolare conformazione delle coronarie e per individuare altre anomalie del tessuto di conduzione del cuore, se dovessero aumentare i casi inspiegati sarebbe opportuno e utile verificare nella popolazione vaccinata contro il Covid, il livello degli anticorpi antispike, come descritto dallo studio di Zoe Swank, ricercatrice presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston e quelli delle l’IgG4 come emerso da uno studio collegato, pubblicato su BMJ dei neurologi Jan Coebergh del St George’s University Hospital, Timothy Nicholson e Mattehw Butler del King’s College di Londra. Avendo trovato nel sangue la proteina spike verosimilmente si può ipotizzare che sia ancora in atto un focolaio di spike che ovviamente, a seconda della localizzazione, a fronte dell’affinità con gli Ace recettori degli endoteli, può teoricamente anche generare focolai di infiammazione potenzialmente letali. “Purtroppo nell’ultimo periodo si è evidenziato che il numero delle morti improvvise sono in crescente aumento – spiega Perricone – e molti pazienti hanno un incremento degli anticorpi antispike. Ovviamente possiamo ipotizzare che queste morti improvvise siano dovute alla localizzazione della proteina spike in organi vitali. Da questa ipotesi diagnostica si potrebbe partire per un’indagine mirata sulla correlazione con alcune morti improvvise cardiache. Quando una cellula viene infettata da un virus come SARS-CoV-2 – aggiunge l’ematologo napoletano, ex responsabile del Centro di riferimento regionale per le emocoagulopatie (malattie emorragiche e trombotiche) – il patogeno crea copie di se stesso all’interno della cellula. Se la cellula muore, esplode, potenzialmente rilasciando nel sangue le proteine spike intatte. Le cellule possono anche rilasciare piccoli pacchetti di proteine e altri materiali, tra cui particelle virali avvolte in uno strato di membrana cellulare. Queste sono note come “vescicole extracellulari” e potrebbero essere un altro modo con cui le proteine spike possono entrare nel flusso sanguigno senza rompersi. In ogni caso, questi meccanismi richiedono un serbatoio del virus da qualche parte nell’organismo. Il nostro suggerimento è di sottoporre sempre ad autopsia tutti i soggetti vittime di morte improvvisa cardiaca verificando anche la eventuale presenza di proteina spike nel luogo vitale colpito per chiarire meglio la causa della morte. La ricerca degli anticorpi antispike è l’unico elemento che può evidenziare un eventuale focolaio potenzialmente pericoloso”.
Queste proteine spike circolanti nel flusso ematico potrebbero inoltre spiegare anche alcune forme di long Covid.

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