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Ricerca, sbloccati 432 milioni: a fine 2025 terza edizione del Fondo Italiano per la Scienza (Fis)

Modello vincente per valorizzare le giovani eccellenze del nostro Paese

Ricerca, Fondo nazionale per la scienza: il bando nazionale ha raccolto oltre 5mila proposte in tutto il Paese per i settori Life Sciences, Physical Sciences and Engineering, e Social Sciences and Humanities. Solo 326 sono state finanziate, con uno stanziamento complessivo che supera i 432 milioni. «La ricerca è un motore potente di crescita e sviluppo” ha sottolineato la ministra Anna Maria Bernini che ha espresso anche congratulazioni ai ricercatori della Campania che si sono aggiudicati il bando FIS 3. “Il Paese è al vostro fianco perché siete voi a dare energia all’innovazione». Un’affermazione che rimanda al ruolo delle Università, snodi di produzione scientifica, ma anche leve di trasformazione sociale ed economica in tutto il Paese. La Ministra rivendica anche l’efficacia del nuovo impianto dei finanziamenti che introduce continuità e programmazione stabile: 460 milioni nel 2025, più 150 milioni destinati ai PRIN, con bandi annuali e risorse definite. Un’impostazione che dovrebbe restituire ai ricercatori un contesto meno incerto e più adatto a cicli di lavoro estesi.
La classifica della distribuzione dei fondi è guidata lungo lo Stivale della dalla Lombardia con 59 progetti e 78,6 milioni, seguita da Lazio, Toscana e Veneto. Il quinto posto, conquistato con un’assegnazione di quasi 35,8 milioni di investimento va alla Campania per ventotto progetti delle università e che assume un notevole rilievo se rapportato alle disparità infrastrutturali e alla minore densità di grandi enti di ricerca.
Nel campo delle Life Sciences (Scienze della vita cioè campi su farmaceutica, biotecnologie, biologia) arrivano 14,6 milioni, con oltre 11,6 milioni alla Federico II e quasi due all’ateneo salernitano e poco più di uno alla Vanvitelli. Il dato più significativo riguarda la composizione delle carriere: 19 progetti finanziati nella categoria Starting grant, quasi 21,5 milioni per giovani ricercatori. Seguono 6 Consolidator grant per un totale di 8,8 milioni, e 3 Advanced grant, assegnati a studiosi con un curriculum già consolidato.
Il Lazio sfiora i 74,1 milioni con 56 progetti, con il ruolo trainante giocato da Enti ed organismi scientifiche di spessore e Università storiche. La Toscana supera i 44 milioni, seguita dal Veneto con 43,3. Emilia Romagna e Piemonte ottengono invece rispettivamente 28 e 23,1 milioni. Nelle regioni più piccole o periferiche non mancano segnali di rilievo: la Liguria ottiene 17,9 milioni con 14 progetti, la Puglia 11,1 milioni, mentre Trentino Alto Adige e Friuli Venezia si attestano tra 8 e 9 milioni. Sicilia (6,2), Sardegna (4,2), Marche (3,1), Calabria (2,7) e Umbria (1,5) completano la mappa, confermando che il FIS sostiene una diffusione ampia, con punte di eccellenza e aree in crescita. I vincitori verranno assunti o contrattualizzati dagli atenei ospitanti, garantendo così l’integrazione nel sistema italiano della ricerca. Un passaggio essenziale, soprattutto per i giovani che rientrano in Italia dopo periodi all’estero.

Dal 2020 IL NUOVO MODELLO DEL FIS
Andrea Ballabio, già direttore del Tigem di Pozzuoli e ordinario di Genetica medica dell’Università Federico II di Napoli, insieme a Roberto Di Lauro (Stazione Zoologica di Napoli), Stefano Piccolo (Università di Padova) Alberto Bardelli (Università di Torino) e Irene Bozzoni (l’Istituto Italiano di Tecnologia) nel 2020 elaborarono un documento, poi presentato l’anno successivo all’allora ministro dell’Università e della Ricerca Cristina Messa, per allineare il sistema della ricerca del nostro Paese alle modalità consolidate a livello europeo con l’European Research Council (ERC).
“Un modello – spiega Ballabio– che superava i limiti dei finanziamenti allora privi di scadenza fissa, attribuiti a grandi reti in cui difficilmente le idee, il genio e il talento dei singoli giovani ricercatori venivano premiati limitando lo sviluppo di un ecosistema stabile della ricerca in Italia nonostante l’indiscusso valore espresso dai giovani talenti che emigravano all’estero». Un gap che è stato in gran parte superato nel 2021 con il decreto Sostegni bis che in quell’anno istituì il Fondo italiano per la scienza (Fis)”.
Lo strumento di finanziamento FIS nasce, su proposta dei soci della European Molecular Biology Organization (EMBO) presenti sul territorio italiano, per istituire nel nostro Paese un programma di finanziamento di progetti di ricerca “individuali” sul modello dello European Research Council (ERC), e cioè progetti ideati e gestiti da un singolo ricercatore insieme al suo gruppo di ricerca. La logica di questo strumento era ampliare e migliorare gli strumenti di finanziamento della ricerca in Italia, fino ad allora limitati al finanziamento di “reti” formate da più gruppi di ricerca.
Ormai giunto al suo terzo ciclo con il bando per il 2025, il programma FIS ha riscosso grande successo, come dimostrano le oltre 5000 domande presentate alla chiusura di quest’ultimo bando e si conferma come una delle principali iniziative nazionali a sostegno della ricerca scientifica di eccellenza, con un budget complessivo di 450 milioni di euro.
Il successo del FIS si può attribuire a tre caratteristiche fondamentali:
A) Grant individuale, con una valutazione basata sull’eccellenza scientifica del proponente e del progetto. Questo approccio premia il merito e stimola la nascita di proposte innovative, ambiziose e di alta qualità, favorendo la libertà scientifica e l’assunzione di rischi progettuali che possono portare a risultati di frontiera.

B) Dotazione finanziaria sostanziale, che consente: i) lo sviluppo di ricerche competitive a livello internazionale, sia per approccio metodologico sia per ambizione scientifica; ii) il reclutamento di personale altamente qualificato, facilitando la costruzione di gruppi di ricerca di eccellenza.

C) Processo di valutazione ispirato al modello European Research Council ERC, ormai ampiamente riconosciuto e accettato dalla comunità scientifica nazionale. Il FIS adotta infatti meccanismi di selezione analoghi a quelli ERC, basati su panel tematici composti da esperti nel campo specifico della proposta. Pur con margini di miglioramento, questo approccio ha assicurato standard elevati di valutazione, confermati dall’alta qualità dei progetti selezionati e dei proponenti, consolidando la fiducia e l’adesione della comunità scientifica.

“Va inoltre ricordato – spiega Ballabio a Mondosanità.it – che il FIS rappresenta uno strumento rilevante per i giovani ricercatori, offrendo loro la possibilità di sviluppare progetti innovativi in autonomia e con risorse adeguate. Ciò detto, se da un lato la popolarità del Fondo Italiano per la Scienza (FIS) ne sancisce il ruolo di strumento di finanziamento ormai irrinunciabile nel panorama della ricerca italiana, dall’altro ha messo in evidenza alcune criticità strutturali che meritano un’attenta riflessione e un intervento correttivo”. Una delle criticità principali del programma FIS riguarda l’assenza di una cadenza regolare e certa del bando: “Una criticità che incide significativamente sulla programmazione della ricerca da parte della comunità scientifica nazionale. La mancanza di scadenze fisse e prevedibili ostacola la preparazione di proposte di alta qualità e rende difficile la pianificazione strategica delle attività scientifiche e del reclutamento. Visto il ruolo strategico e crescente del FIS, si auspica fortemente l’adozione di una cadenza almeno annuale, chiara e costante, in grado di: i) garantire la continuità delle risorse e della progettualità scientifica; ii) rafforzare la credibilità e l’affidabilità istituzionale del programma; iii) allineare il sistema italiano agli standard internazionali di eccellenza”. Criticità nei tempi di valutazione, spesso lunghi e incerti, rappresentano una delle principali debolezze del programma dunque. Per garantire l’efficacia del FIS anche nella dimensione temporale è insomma auspicabile potenziare le risorse e le competenze dell’attuale CNVR (Commissione Nazionale per la Valutazione della Ricerca).
“Una possibile soluzione – conclude Ballabio – consiste nel reclutare e formare figure professionali specializzate nella gestione dei processi di valutazione competitiva (come Editors o scientific-program officers provenienti da organismi di valutazione già strutturati o colleghi con esperienza in comitati editoriali di riviste scientifiche di fascia A nei rispettivi settori disciplinari). Tali figure potrebbero svolgere un ruolo centrale in tre operazioni chiave: i) Reclutamento di revisori esperti, con competenze specifiche sui temi progettuali; ii) Coordinamento e supporto operativo ai panel di valutazione, garantendo efficienza e coerenza nel processo; iii) Elaborazione dei report di valutazione, sintetizzando in modo chiaro e strutturato i contributi dei revisori, con l’obiettivo di garantire trasparenza e qualità del feedback”.
Un investimento in queste professionalità permetterebbe di snellire i tempi di valutazione, aumentarne l’affidabilità e rafforzare ulteriormente la credibilità del FIS.
C’è infine da sottolinearel’insufficienza del budget: solo una percentuale estremamente ridotta delle proposte viene finanziata. Si parla infatti di un tasso di successo che a malapena raggiunge il 5%, mentre per l’ERC la media di successo nei vari bandi è perlomeno il doppio, intorno al 12%. Sebbene parte di questa differenza possa essere attribuita all’assenza, nel caso del FIS, di criteri consolidati di “grantability” – ovvero linee guida chiare sulla soglia di qualità richiesta sia per il progetto che per il curriculum del proponente – resta evidente che il fabbisogno di finanziamento per la ricerca individuale è largamente superiore alle attuali disponibilità.
L’ armonizzazione dell’intero sistema di finanziamento alla ricerca sarebbe quindi garantito dalla presenza di due canali di finanziamento, che dovrebbero avvalersi degli stessi miglioramenti dei sistemi di valutazione e delle tempistiche: da una parte i progetti individuali (FIS) e dall’altra progetti su base collaborativa (PRIN). Al fine di massimizzare il numero di vincitori, il finanziamento di progetti FIS potrebbe essere parzialmente ridotto a beneficio di un maggior numero di vincitori, soprattutto nella categoria degli starting grant, e anche tenendo conto di una differenziazione del finanziamento in funzione dei costi della ricerca dei vari settori ERC.
“L’auspicio è che questi suggerimenti possano contribuire al rafforzamento di uno strumento ormai riconosciuto per il sostegno alla ricerca scientifica individuale in Italia. Riteniamo che la crescente maturità del programma FIS rappresenta una solida base su cui costruire ulteriori miglioramenti, nell’interesse dell’intera comunità scientifica nazionale”.

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