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Trapianto cardiaco: novità per il trasporto del cuore

Il trapianto cardiaco è una strada in salita. Difficoltà a individuare un donatore, problemi di compatibilità e liste d’attesa blindate, esclusivamente accessibili mediante la soddisfazione di severi requisiti, quali un corretto stile di vita, stabilità mentale, assenza di dipendenze e malattie croniche. Questi sono solo alcuni degli ostacoli che una persona bisognosa di trapianto cardiaco può incontrare lungo il suo percorso.

 

Ad aggravare questo già complesso scenario ci sono i limiti dell’attuale tecnologia e la conseguente corsa contro il tempo. Un cuore da trapiantare viene infatti asportato previa inoculazione di una soluzione a 4 C°, in grado di fermare le pulsazioni, e successivamente  immerso in una soluzione a 0 C°. Ma anche se perfettamente conservato, dopo aver trascorso circa 4 ore in stato ischemico (non ossigenato) l’organo diventa inutilizzabile.

 

Ma proprio in questi giorni arriva dall’ospedale Niguarda di Milano, fiore all’occhiello della trapiantologia made in Italy, una notizia che porta degli aggiornamenti sulla questione.

Si tratta di un dispositivo portatile utilizzabile per il trasporto del muscolo cardiaco,

dotato di un sistema di circolazione extracorporeo che garantirebbe un allungamento di circa 2 ore dei tempi di permanenza dell’organo all’esterno della cavità toracica. Il Dott. Claudio Russo, Direttore della Cardiochirurgia del Niguarda, testimonia che in un caso si sono potute addirittura raggiungere le 7 ore 20 minuti di permanenza fuori dal torace. Un risultato tra i migliori mai registrati a livello globale.

 

Ed è proprio grazie a questo bonus temporale che un trapianto destinato a fallire ha invece potuto trovare lieto fine. “Al momento del prelievo – continua il Dott. Russo – ci si è accorti della presenza di un nodulo sospetto per tumore nel polmone del donatore, che se confermato avrebbe impedito il trapianto”. Le tempistiche delle analisi necessarie per il caso in questione non sarebbero state compatibili con le consuete modalità di conservazione dell’organo, ma grazie alla così ribattezzata culla della vita è stato possibile procedere con le dovute verifiche di laboratorio in totale sicurezza. Gli esiti hanno infine escluso la presenza di metastasi, permettendo al personale medico di completare con successo la delicata operazione.

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