Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) è stato, e resta, uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia. I principi di universalità, equità ed uguaglianza configurano quanto previsto dall’art. 32 della Costituzione sul diritto alla salute. Tale sistema ha dato per decenni risultati eccellenti. Negli ultimi anni è avvenuta una rapida progressione dell’innovazione tecnologica che ha dato impulso a maggiori possibilità nel campo diagnostico e terapeutico. Tutto ciò ha fatto lievitare progressivamente la spesa sanitaria, creando un problema di finanziamento anche per l’aumento della popolazione e soprattutto per il progressivo invecchiamento medio delle persone. In tale contesto, negli ultimi 15 anni, i governi che si sono succeduti sono stati costretti a ridurre la spesa sanitaria, agendo spesso con tagli lineari, senza garantire una risposta effettiva ed efficace ai bisogni reali degli assistiti. Queste scelte hanno peraltro bloccato i possibili aumenti salariale del personale sanitario, oltre a ridurre drasticamente il turnover. La carenza di mezzi finanziari adeguati e la diminuzione degli organici ha finito per aumentare gradualmente anche il conflitto tra operatori cittadini acuito dalla riduzione del numero degli addetti e della qualità dell’offerta assistenziale, fino a determinare atti di deprecabile e assurda violenza contro i sanitari.
All’inizio del decennio la pandemia da Covid ha acuito le difficoltà assistenziali mostrando anche l’impoverimento della rete sul territorio, da tempo sacrificata – con scelte discutibili – a favore del modello ospedalocentrico; tale squilibrio organizzativo comportò, come si ricorderà, un esagerato affollamento nei pronto soccorso che finirono per diventare anche centri di diffusione del virus.
Le carenze gestionali la scarsezza di risorse economiche adeguate rende necessario un progetto politico in grado di rivisitare l’intero sistema sanitario alla luce delle nuove esigenze e nuove acquisizioni (telemedicina, intelligenza artificiale, robotica) per migliorare l’accesso alle cure e dare più dignità alla figura del medico.
Peraltro, una quota parte dei fondi del PNRR è specificamente destinata alla realizzazione di un nuovo modello di sanità comprendente le case di comunità con in concorso di più medici di medicina generale e pediatri impegnati quotidianamente nell’erogazione del servizio. È su questo tracciato che occorre procedere senza tentennamenti. In una modalità di gestione integrata del singolo paziente, il medico di medicina generale deve diventare il fulcro del sistema, in sinergia con i vari specialisti, con gli ospedali di comunità e i pronto Soccorso, creando una rete di assistenza continua e razionalmente organizzata. Soltanto in tali condizioni sarà possibile avvalersi proficuamente della telemedicina per consulti a distanza e per il monitoraggio dei pazienti, anche a domicilio, garantendo ai cittadini un corretto percorso diagnostico-terapeutico.
Sarebbe auspicabile, nell’ambito della riforma in discussione, apportare significative innovazioni riportando tutta la filiera assistenziale nell’alveo della del personale pubblico per affrontare meglio le tante nuove sfide e poter ottenere migliori risultati.
Nella situazione data, una accurata riforma sanitaria rappresenta il tentativo concreto di modernizzare il sistema e di renderlo più adatto a rispondere alle attuali sfide assistenziali.
Tuttavia, il successo della riforma dipenderà da diversi fattori, tra cui la capacità di superare le resistenze al cambiamento, di riuscire a garantire, nel processo di cambiamento, un adeguato finanziamento e di coinvolgere attivamente tutti gli attori del sistema sanitario.
Luigi Santini
Prof. Emerito Università L. Vanvitelli