Diabete in crescita nel mondo: l’India supera gli Stati Uniti per numero di adulti malati

Uno studio uscito su The Lancet Diabetes & Endocrinology mostra una epidemia in espansione: nel 2024 oltre 589 milioni di persone vivevano con il diabete, e saranno 853 milioni nel giro di un quarto di secolo



Il diabete continua a diffondersi con un ritmo che preoccupa la comunità scientifica internazionale. Da anni gli epidemiologi avvertono che questa malattia metabolica, spesso silenziosa ma capace di provocare complicanze gravi, sta assumendo proporzioni globali tali da configurarsi come una vera emergenza sanitaria. L’aumento dell’aspettativa di vita, i cambiamenti negli stili alimentari, la sedentarietà e l’urbanizzazione accelerata stanno contribuendo a un incremento costante dei casi, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, dove i sistemi sanitari faticano a sostenere il peso crescente della cronicità. Uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet Diabetes and Endocrinology offre una fotografia aggiornata e allarmante della situazione. La ricerca, condotta nel 2024 da un team misto di esperti indiani e belgi, rivela che l’India è oggi il secondo Paese al mondo per numero di adulti con diabete: 90 milioni di persone. Davanti a lei solo la Cina, che ne conta 148 milioni, mentre gli Stati Uniti scivolano al terzo posto con 39 milioni di adulti affetti.

Secondo gli autori, il dato non deve sorprendere: i Paesi con popolazioni molto vaste tendono a registrare percentuali elevate di cittadini con diabete, e nelle loro proiezioni il Pakistan potrebbe presto superare gli Stati Uniti, scalando ulteriormente la classifica globale. Una tendenza che riflette dinamiche demografiche e socioeconomiche complesse, in cui l’accesso limitato alla prevenzione e alle cure gioca un ruolo determinante. Le statistiche evidenziano che nel 2024 l’11 per cento della popolazione mondiale tra i 20 e i 79 anni – pari a 589 milioni di persone, uno su nove adulti – conviveva con il diabete. Le previsioni per il futuro sono ancora più preoccupanti: entro il 2050 la prevalenza globale potrebbe salire al 13 per cento, raggiungendo gli 853 milioni di individui. Una crescita che rischia di mettere sotto pressione i sistemi sanitari di tutto il mondo, soprattutto quelli meno attrezzati.

Un altro dato chiave riguarda la distribuzione geografica della malattia. Più di quattro quinti delle persone con diabete vivono in Paesi a basso o medio reddito, che sono anche quelli esposti al maggiore incremento dei casi. Qui, l’urbanizzazione rapida, la diffusione di diete ricche di zuccheri e grassi, la ridotta attività fisica e l’accesso limitato a diagnosi e trattamenti contribuiscono a un aumento costante della prevalenza.

Per quanti hanno già una diagnosi di diabete, una raccomandazione fondamentale: l’aderenza alle terapie. “Assumere correttamente i farmaci, rispettare i tempi e le modalità prescritte dal medico e non sospendere mai le cure di propria iniziativa – ha dichiarato Raffaella Buzzetti, presidente SID, Società Italiana di Diabetologia – ha un impatto sulla salute decisamente maggiore di qualsiasi dieta alla moda”. “Per chi convive con il diabete (e non solo) – conclude la professoressa Buzzetti – il miglior buon proposito non è inseguire la perfezione, ma costruire giorno dopo giorno un equilibrio possibile e realistico, basato su scelte concrete, suggerite dal proprio medico, ponendosi obiettivi ragionevoli. Le scorciatoie non funzionano e, in alcuni casi, possono rivelarsi pericolose”.

Tornando allo studio uscito su The Lancet, gli autori ricordano che quella che viene ormai indicata da tutti come una epidemia di diabete è stata riconosciuta in modo chiaro solo all’inizio degli anni Duemila, quando i numeri hanno iniziato a crescere in modo esponenziale. Oggi, sottolineano, è indispensabile un impegno più deciso per contenere la progressione della malattia, soprattutto nei Paesi più colpiti. Servono strategie mirate, capaci di intervenire su gruppi specifici della popolazione, promuovere la prevenzione, migliorare l’accesso alle cure e ridurre le disuguaglianze sanitarie. La sfida è globale, ma i dati mostrano che non è più possibile rimandare. Il diabete non è solo una malattia individuale: è un indicatore potente delle trasformazioni sociali, economiche e ambientali del nostro tempo. Comprenderlo e affrontarlo significa investire nel futuro della salute pubblica mondiale.

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