L’infertilità colpisce circa il 15% delle coppie italiane, e nel 50% dei casi la causa è attribuibile a problemi del partner maschile, ma solo il 17% degli uomini si sottopone a una visita urologica. Questi dati emergono dall’ultima indagine condotta da IVI Gfk, che ha esaminato il comportamento e la percezione degli uomini di età compresa tra i 30 e i 50 anni riguardo all’infertilità maschile.
Tra i motivi principali che contribuiscono all’infertilità maschile, il fumo emerge come il fattore più problematico (62%), seguito dall’alcol (44%), da una cattiva alimentazione (15%) e dall’età avanzata.
“Quando si parla di infertilità – ha scritto Francesco Gebbia, ginecologo Ivirma – lo si fa troppo spesso pensando a un problema esclusivamente femminile. Circa il 60% degli uomini intervistati dichiara di non aver mai consultato un urologo o di averlo fatto solo occasionalmente”.
Un altro aspetto preoccupante emerso dall’indagine è il tabù che circonda il tema dell’infertilità. Solo il 33,9% degli intervistati si sente a proprio agio nel parlare di eventuali trattamenti di fecondazione assistita, mentre il restante 66% condivide queste informazioni solo con una ristretta cerchia di persone o preferisce non parlarne affatto. Questo silenzio è particolarmente allarmante, considerando che il 75,4% del campione conosce qualcuno che ha vissuto una situazione di infertilità.
“È fondamentale abbattere questo tabù”, ha sottolineato lo specialista. “La fertilità è una questione che riguarda entrambi i partner e meritano di essere affrontate con trasparenza e senza vergogna.”
Un fattore chiave spesso trascurato è l’età dei futuri padri. I dati Istat indicano che in Italia la ricerca del primo figlio per i padri si attesta sui 35,5 anni. “In un paese in cui l’età della genitorialità si sta spostando sempre più avanti, non possiamo ignorare quanto anche nell’uomo l’età possa influire sul progetto di diventare genitori”, continua Gebbia. “Sebbene l’uomo abbia la capacità di produrre spermatozoi per tutta la vita, la qualità e la quantità di spermatozoi diminuiscono con l’avanzare degli anni. Dopo i 40 anni, esiste una maggiore probabilità che il liquido seminale presenti difetti genetici.”
Infine, l’indagine ha rivelato che molti uomini lamentano una carenza di informazioni sui problemi legati all’infertilità e sui trattamenti disponibili. Tra le opzioni più conosciute, la fecondazione in vitro (FIV), che prevede l’unione in laboratorio di ovulo e spermatozoo, e l’inseminazione artificiale, che consiste nell’inserimento di un campione seminale selezionato nell’utero della donna, sono le più menzionate, rispettivamente dal 45% e dal 20% degli intervistati.