Tumori del fegato: è in programma a Napoli il 16 e 17 gennaio 2026 un evento scientifico di rilievo nazionale sull’argomento che vede la partecipazione dei principali esperti italiani del settore. L’evento si terrà al Centro Congressi di Ateneo della Federico II in via Partenope 36 ed è organizzato dalla professoressa Filomena Morisco, docente di Gastroenterologia dell’Ateneo Federiciano ed esperta dei fattori di rischio e degli aspetti clinici dell’HCC (epatocarcinoma) e dal professor Marcello Persico professore Ordinario di Medicina Interna dell’Università di Salerno.
“Questo congresso scientifico – spiega la professoressa Morisco – si propone di offrire un aggiornamento completo e multidisciplinare sulle più recenti innovazioni nel campo della diagnosi e del trattamento dei tumori del distretto epatobiliare. Parliamo di neoplasie eterogenee, di grande rilevanza clinica per incidenza e complessità di trattamento che scontano una elevata incidenza in Campania anche per la pregressa endemia da epatite B e C. Oggi fortunatamente, grazie alla vaccinazione e alle nuove cure con farmaci antivirali queste malattie sono diventate prevenibili e curabili, sebbene le malattie metaboliche ( diabete ed obesità) stiano subentrando come rilevanti fattori di rischio”.
“La gestione del paziente con neoplasia epatobiliare – continua il Professor Persico – deve tener conto del sottostante danno epatico, in genere si tratta di pazienti già affetti da cirrosi e questo rappresenta un fattore fortemente condizionante la terapia ed il suo successo”.
L’approccio terapeutico quindi deve tener conto non solo della malattia neoplastica ma, delle condizioni funzionali del fegato sottostante con un intento sempre più personalizzato sul singolo paziente.
Per l’epatocarcinoma (HCC) il ventaglio delle opzioni terapeutiche è oggi ampio, diversificato ed efficace e spazia dalla chirurgia, alle terapie loco-regionali, al trapianto e alla terapia sistemica.
“In particolare – concludono gli organizzatori – la recente disponibilità di numerosi farmaci efficaci, sia in prima linea che in linee successive di terapia, tra cui gli inibitori delle tirosin-chinasi (TKI), gli anticorpi monoclonali e le combinazioni immunoterapiche, rendono il panorama terapeutico sempre più complesso e articolato. Centrale, in questa evoluzione, il concetto di gerarchia terapeutica, in cui le diverse opzioni di cura sono ordinate in base al loro beneficio in termini di sopravvivenza (dalla chirurgia alla terapia sistemica). Indispensabile per garantire la migliore cura dei pazienti, che la gestione del paziente sia guidata da un gruppo multidisciplinare (come del resto previsto dai Gom, gruppo oncologico multiisciplinare, della rete oncologica campana) composto da epatologi, chirurghi, radiologi, oncologi, etc, che, lavorando in sinergia fin dal momento della diagnosi, possano individuare il miglior trattamento per il paziente tra i vari disponibili indirizzandolo verso strutture di eccellenza e ad alta specializzazione che offrono le migliori garanzia di accesso ai migliori percorsi di diagnosi e cura.




