Aspirina e Covid-19: nuove evidenze sui meccanismi molecolari di protezione

L’acido acetilsalicilico è uno dei farmaci antinfiammatori più utilizzati al mondo: un farmaco anti-infiammatorio non steroideo (FANS) che agisce inibendo l’enzima cicloossigenasi (COX) responsabile della produzione di prostaglandine, sostanze chimiche che mediano una delle vie dell’infiammazione. Scoperta nel 1897 da Felix Hoffmann, un chimico tedesco, si scoprì che l’acido acetilsalicilico, un composto chimico derivato dalla corteccia di salice, aveva proprietà antiinfiammatorie e analgesiche. Nel corso degli anni, l’aspirina è stata utilizzata per trattare una varietà di condizioni, tra cui dolore, infiammazione a basse dosi le malattie cardiovascolari e anche nella prevenzione del cancro con una serie di studi non ultimativi ma che ne hanno consentito un ampio impiego in clinica.
Ora emerge un ruolo di questo farmaco anche nella protezione delle infezioni da Sars-Cov-2. L’impiego precoce, nelle prime fasi dell’infezione virale – secondo una ricerca recentemente pubblicata su Frontiers in Immunology dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – eserciterebbe un’azione protettiva contro il virus, aprendo nuove prospettive sulla gestione farmacologica delle fasi iniziali dell’infezione. Già dal 2020, nei primi mesi dell’emergenza pandemica, l’Istituto Mario Negri aveva documentato, attraverso pubblicazioni su riviste di rilievo internazionale (eClinicalMedicine 2021, Frontiers in Medicine 2022, The Lancet Infectious Diseases 2023), come l’utilizzo tempestivo di aspirina potesse ridurre la progressione verso forme gravi di Covid-19 e diminuire i ricoveri ospedalieri. Evidenza successivamente confermata da uno studio indipendente del 2024. La novità dello studio più recente risiede nell’identificazione del meccanismo molecolare specifico che agirebbe su modificazioni strutturali sulla proteina spike di SARS-CoV-2 riducendo l’affinità di legame con i recettori ACE2 sulle cellule epiteliali rendendo insomma difettosa la chiave di ingresso nelle cellule che precede la replicazione infettiva. Lo studio è stato condotto tuttavia in laboratorio su colture cellulari ed organoidi e sappiamo che non sempre questo tipo di osservazioni sperimentali si traducono in solide basi cliniche ma gli studi documentano che l’acido acetilsalicilico ridurrebbe il danno polmonare, la fibrosi e l’infiammazione indotte dalla proteina spike di SARS-CoV-2 come precisatoda Ariela Benigni, coordinatore delle ricerche presso le sedi di Bergamo e Ranica dell’Istituto. Un meccanismo dunque che va al di là dell’attività antinfiammatoria come confermato da Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri che però sottolinea l’importanza di intervenire nelle fasi precoci dell’infezione quando evidentemente questo ruolo di sbarramento o di ostacolo all’ingresso nelle cellule e dunque prima dell’innesco della fase replicativa sono ancora agibili ovviamente il tutto
“sempre seguendo il consiglio del medico e mai in regime di autoprescrizione“. Va ricordato infatti che ogni farmaco può causare effetti e che l’uso prolungato di acido acetilsaliciclico al di fuori dei controlli e della prescrizione del medico può aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale e di insufficienza renale. L’aspirina può inoltre interagire con altri farmaci, come anticoagulanti, anti-infiammatori e farmaci per la pressione sanguigna ed è irrinunciabile consultare un medico prima di assumere questo come altri farmaci.

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