Medici di famiglia, ruolo chiave nella presa in carico del paziente con obesità

Dal Senato arriva l’appello a costruire un’alleanza secondo i dettami del Manifesto di Erice. Simg: serve una medicina generale forte, formata e centrale nei percorsi territoriali


L’obesità è oggi considerata una malattia cronica complessa, multifattoriale, associata a varie complicanze e capace di incidere nella sostenibilità dei sistemi sanitari. Il riconoscimento legislativo dell’obesità come patologia cronica e il suo inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza segnano un cambiamento culturale decisivo. Da qui nasce la necessità di un modello di cura strutturato, continuativo e radicato nei territori, in cui la medicina generale diventa il fulcro della presa in carico. È questo il messaggio lanciato dalla Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) in occasione del World Obesity Day, esplicitato durante il convegno “Costruire una alleanza per l’obesità – Presentazione del Manifesto di Erice”, ospitato nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti per definire una roadmap condivisa capace di trasformare la legge in percorsi assistenziali concreti. Per Alessandro Rossi, Presidente SIMG, il cambio di paradigma è chiaro: “Essendo l’obesità una malattia cronica, va governata come tutte le altre cronicità. Il medico di medicina generale deve assumere un ruolo di regia nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella presa in carico continuativa. Se si prescinde da questo assunto, ne risente l’intero sistema di gestione della cronicità”.

Il presidente Rossi sottolinea come l’approccio esclusivamente specialistico rischi di essere meno efficace e meno efficiente se non inserito in un percorso coordinato dal territorio. L’obesità, infatti, è spesso associata a disturbi respiratori, alterazioni del sonno, diabete, ipertensione: condizioni che richiedono una gestione integrata e personalizzata nel tempo. Si è ribadito con forza che l’attuazione della normativa richiede un’alleanza stabile tra Parlamento, istituzioni sanitarie e cure primarie. Senza una medicina generale forte, formata e dotata degli strumenti organizzativi necessari, la gestione dell’obesità rischia di rimanere frammentata, con ricadute sulla prevenzione, sull’efficacia terapeutica e sulla sostenibilità del sistema. L’obiettivo è integrare pienamente l’obesità nel Piano Nazionale della Cronicità e nei percorsi territoriali, superando l’approccio episodico e specialistico che finora ha caratterizzato la gestione di molti pazienti. Una visione condivisa da Gerardo Medea, Responsabile della Ricerca Simg: “Il paziente con obesità raramente presenta un solo problema. Serve una presa in carico globale e continuativa. La personalizzazione degli interventi, l’avvio e il monitoraggio delle nuove terapie farmacologiche, il supporto agli stili di vita e la lotta allo stigma trovano nel medico di famiglia il riferimento naturale”. Medea evidenzia come l’arrivo di nuove molecole ad alta efficacia terapeutica rappresenti un’opportunità importante, ma richieda continuità assistenziale, monitoraggio e un percorso strutturato. Da qui la necessità di rafforzare competenze e formazione specifica sull’obesità, integrando prevenzione primaria, identificazione precoce del rischio e gestione terapeutica.

Il quadro epidemiologico conferma l’urgenza. Secondo l’Italian Barometer Obesity Report 2025, l’11,8% della popolazione adulta italiana vive con obesità e oltre un terzo è in sovrappeso. I dati pediatrici sono altrettanto allarmanti: il 19% dei bambini tra 8 e 9 anni è in sovrappeso e quasi il 10% è obeso. Numeri che raccontano una patologia in crescita, capace di generare un impatto significativo sul Servizio sanitario nazionale, sia in termini clinici sia economici. Accanto alla presa in carico dei casi clinici, si richiama con forza il ruolo della prevenzione primaria. Il medico di famiglia, grazie alla sua presenza capillare e al rapporto fiduciario con il paziente, può intervenire precocemente sui fattori di rischio, promuovere stili di vita sani e intercettare l’eccesso ponderale prima che evolva in obesità conclamata. Ma la prevenzione passa anche dalla lotta allo stigma. Ridurre l’obesità a una questione di volontà individuale significa ignorare determinanti biologici, ambientali e sociali che influenzano profondamente la malattia. Contrastare lo stigma significa favorire l’accesso alle cure, migliorare l’aderenza terapeutica e rafforzare l’alleanza medico-paziente.

Il Manifesto di Erice, presentato al Senato, punta proprio a costruire un terreno comune tra istituzioni, clinici e cittadini. Una roadmap che riconosce l’obesità come una sfida complessa, che richiede continuità assistenziale, percorsi integrati e una governance capace di mettere in rete competenze e responsabilità. La medicina generale, in questo scenario, non è un attore tra gli altri: è la regia indispensabile per trasformare una legge in un cambiamento reale nella vita delle persone.

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