Viaggio nella nuova frontiera della sanità digitale: radioterapia adattativa, salute mentale, neonatologia predittiva e prevenzione oncologica
L’intelligenza artificiale nella pratica clinica non è più un orizzonte lontano, ma una tecnologia incombente che è già entrata nella nostra quotidianità. Dalla radioterapia alla medicina generale, dalla salute mentale alla neonatologia, fino alla prevenzione oncologica, l’IA si sta rivelando uno strumento trasversale, capace di ridefinire diagnosi, terapie e modelli organizzativi. Vediamo in proposito le notizie di cronaca che abbiamo registrato negli ultimi sette giorni.
Radioterapia
La notizia forse più significativa della settimana arriva da Campobasso, dove il Responsible Research Hospital è stato scelto come centro europeo per una sperimentazione sulla radioterapia adattativa basata su intelligenza artificiale. Al centro del progetto c’è Mozi, una piattaforma sviluppata dall’azienda Manteia che consente di ricalcolare il piano di trattamento radioterapico in tempo reale, adattandolo alle variazioni anatomiche del soggetto in trattamento. Il principio è semplice solo in apparenza: il corpo umano cambia, anche nel giro di pochi giorni, e un tumore può modificare forma e posizione. La radioterapia tradizionale non può tenerne conto, mentre l’IA sì. L’intelligenza artificiale permette di correggere il tiro a ogni seduta, aumentando la precisione e riducendo gli effetti collaterali. “Essere stati individuati come centro europeo di riferimento per la sperimentazione – ha evidenziato il presidente del Responsible Research Hospital, Stefano Petracca – è un riconoscimento importante e, insieme, una responsabilità verso i pazienti e verso il territorio. L’Intelligenza Artificiale applicata alla pianificazione e alla radioterapia adattativa significa precisione, personalizzazione e più sicurezza”.
Medicina generale
Un’altra notizia di rilievo riguarda la Regione Toscana, che ha aderito alla sperimentazione nazionale del progetto MIA – Medicina Intelligenza Artificiale, sviluppato da Agenas e approvato dal Garante Privacy. La piattaforma è già in uso da parte di un centinaio di medici di medicina generale, con l’obiettivo di arrivare a duecento professionisti nella sola Toscana e a oltre millecinquecento in tutta Italia. MIA analizza la storia clinica del paziente, suggerisce possibili inquadramenti diagnostici, individua segnali di rischio e supporta la gestione delle cronicità. Non si tratta di sostituire il medico, ma di liberarlo dalle procedure che fanno perdere tempo inutilmente. “L’innovazione – dichiara l’assessora al diritto alla salute della Toscana, Monia Monni – ha senso per noi solo se rafforza la relazione di cura, sostiene le decisioni e migliora la qualità dell’assistenza, senza mai sostituire il ruolo, la responsabilità e l’autonomia del medico. La sperimentazione va esattamente in questa direzione, nel pieno rispetto dei diritti, della privacy e della dignità delle persone”.
Salute mentale
Tra le notizie più sorprendenti della settimana c’è lo sviluppo di uno strumento di IA capace di analizzare brevi messaggi vocali inviati tramite WhatsApp per individuare possibili indicatori di depressione. L’algoritmo studia il tono di voce, le pause, il ritmo del parlato e altri marcatori acustici correlati. Tali considerazioni sono venute da uno studio pubblicato sulla rivista PLOS Mental Health da ricercatori brasiliani. Secondo gli sviluppatori, l’obiettivo non è formulare diagnosi, ma intercettare precocemente segnali di disagio. «La voce è una finestra potentissima spalancata sul cervello», osservano gli specialisti. «Gli algoritmi possono cogliere minime variazioni che sfuggono all’orecchio umano. Se usati con prudenza, questi strumenti possono rappresentare un primo livello di screening molto utile». In un contesto in cui i disturbi dell’umore sono in aumento, soprattutto tra i giovani, tecnologie di questo tipo potrebbero costituire un supporto prezioso per psicologi e psichiatri.
Neonatologia
Un altro fronte in rapido sviluppo è quello della pediatria. Una delle notizie della settimana mette in luce l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per analizzare i biomarcatori raccolti alla nascita nei neonati prematuri, con l’obiettivo di prevedere il rischio di complicanze nelle prime settimane di vita. Gli algoritmi, addestrati su migliaia di casi clinici, sono in grado di individuare pattern invisibili all’occhio umano e di fornire indicazioni utili per personalizzare i percorsi di cura. «La medicina predittiva è la chiave per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei più fragili», affermano gli autori dello studio condotto a Stanford e pubblicato su Science Translational Medicine. «L’intelligenza artificiale ci permette di anticipare problemi che, fino a pochi anni fa, potevamo solo osservare quando si manifestavano».
Neurologia
A Modena è stato avviato un progetto di ricerca che utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare dati clinici e neurofisiologici relativi alla narcolessia. L’obiettivo è identificare correlazioni tra sintomi, tracciati del sonno e biomarcatori che possano migliorare la diagnosi precoce. “È un importante riconoscimento della qualità e della visibilità a livello internazionale della ricerca in AI di Unimore”, ha dichiarato Simone Calderara, direttore del Centro AIRI. Alla presentazione hanno partecipato fra gli altri Giuseppe Plazzi, responsabile del Centro narcolessia e disturbi del sonno dell’Istituto delle Scienze neurologiche di Bologna, Dmitri Volfson, capo delegazione dell’azienda farmaceutica Takeda, e Vittorio Cuculo, ricercatore dell’AImageLab di Unimore. «La narcolessia è una patologia complessa, che richiede un’analisi multidimensionale», spiega il professor Plazzi, tra i massimi esperti italiani di disturbi del sonno. «L’IA ci permette di esplorare i dati del sonno con una profondità che sarebbe impossibile da raggiungere manualmente. È come passare da una lente d’ingrandimento a un telescopio».
Senologia
Prevenzione in oncologia: l’IA suggerisce quali mammografie richiedono una doppia lettura. Una delle innovazioni più significative riguarda lo screening del tumore al seno. Un sistema di intelligenza artificiale è stato introdotto per selezionare automaticamente le mammografie che necessitano di una seconda lettura da parte dei radiologi, ottimizzando il lavoro degli specialisti e riducendo i tempi di refertazione. «L’IA non sostituisce il radiologo, ma lo potenzia», sottolineano gli specialisti. «Ci permette di concentrare la nostra attenzione sui casi più complessi, aumentando la sensibilità diagnostica e riducendo il rischio di falsi negativi». La tecnologia, già in fase di implementazione in diversi programmi di screening regionali, porta la firma del Gisma (Gruppo italiano screening mammografico) che ha partecipato, insieme ad altre nove società scientifiche (e con il supporto metodologico del Cergas e del centro Dondena dell’Università Bocconi) alla stesura delle procedure, coordinate dall’Osservatorio nazionale screening la cui sede operativa è a Firenze. “Le raccomandazioni – spiega Silvia Deandrea, presidente nazionale Gisma – prevedevano finora un ruolo di affiancamento dell’intelligenza artificiale al protocollo di screening, che consisteva in una doppia lettura della mammografia, effettuata da due radiologi. Da oggi l’Italia fa un passo avanti, e aderisce alle indicazioni europee”.
Commento
Le cronache degli ultimi giorni mostrano come l’intelligenza artificiale stia entrando in ogni fase del percorso di cura: dalla diagnosi alla prevenzione, dalla terapia alla gestione dei pazienti cronici. La sfida dei prossimi mesi sarà integrare queste tecnologie in modo etico, sicuro e sostenibile, garantendo al tempo stesso la centralità del rapporto medico-paziente.




