Sulle nuove raccomandazioni USA la Società Italiana di Diabetologia richiama al rigore scientifico e indica nella dieta mediterranea il modello di riferimento.
Dieta mediterranea e “cibo vero” sono al centro del dibattito internazionale dopo la pubblicazione delle nuove Dietary Guidelines for Americans 2025–2030. Le linee guida statunitensi puntano con decisione sulla riduzione degli alimenti ultra-processati, ricchi di zuccheri aggiunti, sale e grassi di bassa qualità. Un cambio di rotta che la Società Italiana di Diabetologia (SID) accoglie con favore, ma con alcune precisazioni fondamentali per la salute metabolica e cardiovascolare.
Secondo la SID, il messaggio positivo delle linee americane è chiaro: meno cibi industriali e più alimenti freschi e riconoscibili. Tuttavia, la comunicazione visiva adottata negli Stati Uniti — in particolare la cosiddetta “piramide rovesciata” — rischia di generare confusione, perché può far pensare a una rivalutazione eccessiva di carni rosse, burro e formaggi grassi.
Meno ultra-processati sì, ma attenzione a grassi saturi e carni rosse
Nel testo ufficiale delle linee guida USA si ribadisce che i grassi saturi non dovrebbero superare il 10% dell’apporto calorico giornaliero, un limite coerente con le principali raccomandazioni internazionali. Tradotto in pratica, significa ridurre il consumo frequente di carni rosse e lavorate e di grassi animali, privilegiando invece fonti di grassi insaturi di origine vegetale e marina.
È qui che la dieta mediterranea diventa un riferimento chiave. Non tutto il “cibo vero”, infatti, ha lo stesso impatto sulla salute: la tradizione alimentare nordamericana è molto diversa da quella mediterranea. Sostituire snack e piatti pronti con grandi quantità di carne e formaggi grassi non rappresenta una scelta protettiva, soprattutto per chi convive con diabete, obesità o fattori di rischio cardiovascolare.
Le evidenze scientifiche mostrano che un eccesso di grassi saturi e carni rosse è associato a un aumento del rischio cardiovascolare e a un peggior controllo metabolico. Al contrario, modelli alimentari ricchi di fibre, legumi, cereali integrali, frutta, verdura e grassi “buoni” favoriscono una migliore sensibilità insulinica e una riduzione delle complicanze.
La dieta mediterranea modello per prevenzione metabolica e cardiovascolare
Per la SID, la dieta mediterranea resta il modello alimentare più solido dal punto di vista scientifico per la prevenzione di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e mortalità precoce. Si basa su alimenti prevalentemente vegetali, un ampio apporto di fibre e sull’uso dell’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi. Include inoltre pesce, legumi, frutta secca, semi, cereali integrali e un consumo moderato di proteine animali, privilegiando quelle a minore contenuto di grassi saturi.
Le nuove linee guida americane sottolineano giustamente anche il ruolo dei cibi fermentati e del microbiota intestinale, così come l’importanza di ridurre zuccheri aggiunti e carboidrati raffinati, riconosciuti tra i principali motori dell’epidemia globale di obesità e diabete. Ma, ricorda la SID, l’equilibrio complessivo della dieta resta decisivo.
Negli Stati Uniti, dove sovrappeso, obesità e prediabete sono in costante crescita, il richiamo al “cibo vero” rappresenta un segnale importante di inversione di tendenza. La sfida, però, è dare a questo concetto un significato coerente con le prove scientifiche. In questo senso, la dieta mediterranea continua a offrire un esempio concreto di alimentazione tradizionale, sostenibile e protettiva per la salute metabolica e cardiovascolare.




