La ricerca per la cura delle cicatrici con metodologia Biodermogenesi non si ferma e aggiunge un nuovo importante tassello. Prende il via, presso l’Università Federico II di Napoli, un nuovo fronte di ricerca dedicato alla riduzione delle conseguenze indesiderate della chirurgia plastica. A guidare gli studi clinici sarà il Professor Francesco D’Andrea, Direttore del Dipartimento di Chirurgia plastica ed estetica del Policlinico Federico II di Napoli e past president della SICPRE Società di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica.
Secondo i dati 2024 della International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS), gli interventi di chirurgia estetica più ricorrenti in Italia sono l’aumento del volume del seno, con 74.392 interventi, pari al 15,5% del totale della chirurgia estetica, e la liposuzione, con 39.603 interventi, pari all’8,2%. Come tutti gli interventi chirurgici, anche quando perfettamente eseguiti, queste procedure possono presentare effetti collaterali o conseguenze indesiderate.
Chirurgia al seno e liposuzione: dalle complicanze alla soluzione
Nell’ambito della chirurgia al seno, una delle complicanze più rilevanti è la contrattura capsulare, che rappresenta il 32% delle revisioni chirurgiche delle protesi mammarie con finalità estetica. La contrattura, detta anche retrazione, è causata dall’indurimento di una capsula fibrotica che può formarsi nei tessuti e avvolgere la protesi, provocando infiammazione, deformazione della capsula mammaria e dolore, talvolta anche intenso e cronico. Uno studio preliminare ha dimostrato che la metodologia Biodermogenesi può avere esiti importanti anche in questo tipo di fibrosi, migliorando il quadro clinico delle pazienti. Non da meno la liposuzione può presentare effetti collaterali indesiderati, tra cui fibrosi e sieromi. La fibrosi è spesso conseguenza del fenomeno riparativo dei tessuti e lascia aree indurite più o meno profonde, determinando una superficie cutanea irregolare. Il sieroma, invece, è un accumulo di fluidi nelle aree svuotate durante la liposuzione. Pur essendo meno complesso della fibrosi, richiede normalmente un intervento minimamente invasivo per la sua aspirazione tramite ago. Gli studi preliminari hanno evidenziato risultati positivi anche in questi casi, con riduzione delle fibrosi e riassorbimento dei sieromi drenati senza necessità di aspirazione. «Le esperienze maturate sino ad oggi ci hanno portati più volte a trattare sia retrazioni di capsule mammarie che effetti collaterali da liposuzione- afferma Maurizio Busoni, docente presso il Master di Medicina estetica dell’Università di Barcellona -, ottenendo sempre miglioramenti evidenti. Abbiamo quindi deciso di analizzare gli esiti con delle ecografie che hanno dimostrato in maniera evidente come le fibrosi siano progressivamente regredite ed i sieromi riassorbiti. Questa documentazione ci ha permesso di sviluppare dei protocolli che costituiranno la base delle ricerche cliniche multicentriche che saranno coordinate dal Professor D’Andrea».
Chirurgia plastica ancora più sicura
«La Biodermogenesi rappresenta una tecnologia innovativa per la chirurgia plastica sia ricostruttiva che estetica, non limitandosi a stimolare la riparazione dei tessuti, ma favorendo un reale processo di rigenerazione cellulare. Questo la rende particolarmente interessante nel trattamento delle complicanze post-chirurgiche. In particolare concentreremo la nostra ricerca per standardizzarne l’uso quale valido supporto terapeutico nella gestione di fibrosi, sieromi e contratture capsulari nelle mastoplastiche estetiche e ricostruttive con protesi», spiega il Professor D’Andrea. Sarà lui a dirigere gli studi clinici sui postumi da chirurgia al seno e da liposuzione con l’obiettivo di sviluppare protocolli di cura e pubblicare articoli scientifici che consentano di validare efficacia e sicurezza della metodologia Biodermogenesi anche in questi ambiti. La chirurgia estetica in Italia, già caratterizzata da elevati standard qualitativi, sarà in questo modo resa ancor più sicura. Anche in questi contesti gli studi preliminari hanno evidenziato una notevole efficacia in assenza di effetti collaterali. Eventuali sintomatologie dolorose hanno mostrato una rapida riduzione, persino nei casi di pazienti con contrattura capsulare che determinava dolore di IV grado nella scala di Wong-Baker (uno strumento di valutazione del dolore che utilizza faccine per aiutare i pazienti a esprimere l’intensità del loro dolore), corrispondente al livello più elevato. «L’obiettivo finale è quello di offrire ai pazienti una terapia non invasiva in grado di contrastare eventi potenziali che possono insorgere spontaneamente anche quando il chirurgo opera con la massima qualità», continua Busoni.
Cicatrici di guerra e da ustione: i risultati con Biodermogenesi
Già in passato il Professor D’Andrea ha collaborato allo sviluppo dei protocolli di Biodermogenesi utilizzati nella cura delle cicatrici di guerra, aderendo al progetto Mission to Kiev e successivamente illustrati in Italia anche dal dottor Yehor Kolodchenko di Kiev. Grazie a questa esperienza, D’Andrea ha potuto constatare direttamente l’efficacia di Biodermogenesi nel trattamento delle cicatrici, anche le più complesse, nelle quali è possibile ottenere una vera e propria rigenerazione cutanea. I risultati ottenuti nel trattamento dei grandi ustionati con questa metodologia si sono dimostrati superiori rispetto ad altre terapie, con pazienti che hanno continuato a migliorare sistematicamente anche per anni dopo la conclusione del ciclo di sedute. Un esito mai registrato prima in medicina e documentato attraverso la pubblicazione su riviste ad alto impact factor.
Biodermogenesi
La metodologia Biodermogenesi è oggi presente in 32 Paesi nel mondo e utilizzata nelle università italiane ed estere. A differenza delle altre tecnologie che determinano un danno iniziale destinato a stimolare la riparazione tissutale, Biodermogenesi agisce favorendo direttamente la rigenerazione cutanea erogando tre tipi di stimolazioni (vacuum, campi elettromagnetici ed una leggerissima stimolazione elettrica), riesce a riattivare il circolo cutaneo, favorendo il recupero del normale calibro dei capillari, con conseguente ossigenazione del tessuto. Contemporaneamente i campi elettromagnetici favoriscono la formazione di nuove fibre elastiche e di collagene che permettono di rimodellare il tessuto cutaneo, avvicinandolo alla sua forma migliore. È, ad oggi, il trattamento di elezione per ogni tipo di cicatrice, come documentato da numerosi studi scientifici.




