Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, empatia e ascolto migliorano l’esperienza della maternità

La ricerca condotta dal Dottorato in Scienze Cognitive dell’Università di Messina.
Le ostetriche punto di forza per la capacità di integrare competenze tecniche e sostegno emotivo.
 

Empatia, ascolto, umanità. Soprattutto durante momenti delicati come la gravidanza e il parto, la qualità della cura non dipende solo dalle competenze cliniche. A fare la differenza sono la relazione e la comunicazione. La capacità di spiegare, ascoltare, rassicurare e accompagnare le pazienti lungo il percorso assistenziale. È quanto emerge da una ricerca condotta presso le Unità Operative Complesse di Ostetricia e Ginecologia del Dipartimento Materno-infantile dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli. Lo studio ha analizzato come le dinamiche comunicative tra personale sanitario e pazienti influenzino le esperienze di ricovero e della maternità.

La ricerca “La comunicazione pubblica della salute tra profili istituzionali e prospettive di genere”, realizzata nell’ambito del Dottorato di ricerca in Scienze Cognitive dall’Università degli Studi di Messina in collaborazione con l’AOU Federico II, si basa su un approccio qualitativo e ha previsto la realizzazione di 57 interviste semistrutturate a pazienti ricoverate per motivi legati alla gravidanza e al parto e si è concentrata sulle modalità con cui informazioni, relazioni e pratiche di cura prendono forma nella quotidianità del contesto ospedaliero. A queste si sono aggiunte interviste in profondità con alcune ostetriche dei reparti, con l’obiettivo di integrare la prospettiva delle pazienti con quella delle professioniste coinvolte nei processi di cura.

“Dall’analisi delle 57 interviste alle pazienti, con un’età compresa tra 19 e 42 anni, emerge che la grande maggioranza delle donne intervistate esprime un giudizio positivo sull’assistenza ricevuta, confermando l’elevata qualità percepita delle cure nei reparti di Ostetricia e Ginecologia, e che il personale sanitario viene descritto come competente, disponibile e attento, sottolineando come la presenza di figure capaci di ascoltare e di fornire spiegazioni chiare contribuisca a generare un senso di sicurezza e fiducia durante il ricovero”, sottolinea la prof.ssa Antonia Cava, sociologa della comunicazione dell’Ateneo peloritano.

Anche l’accoglienza in reparto viene raccontata in termini ampiamente positivi dalle pazienti intervistate. Allo stesso modo, le informazioni ricevute durante il ricovero sono state giudicate in larga parte chiare, utili e rassicuranti. Nelle testimonianze delle pazienti, le ostetriche sono frequentemente descritte come il principale punto di forza del reparto. Professioniste capaci di integrare competenze tecniche e sostegno emotivo in grado di accompagnare le donne nelle diverse fasi della gravidanza e del parto.

La ricerca evidenzia inoltre come la comunicazione sanitaria non possa limitarsi alla semplice trasmissione di informazioni cliniche. Empatia, ascolto e disponibilità al dialogo contribuiscono infatti a costruire un clima relazionale che può incidere profondamente sull’esperienza delle pazienti, soprattutto in un momento di particolare vulnerabilità come quello della maternità.

«I risultati emersi dalla ricerca valorizzano, tra i diversi aspetti rilevati, la qualità del lavoro che le nostre ostetriche svolgono quotidianamente. Ne siamo orgogliosi e, nel contempo, continueremo a migliorare i processi di informazione, comunicazione e le modalità di accoglienza, cura e relazione», le parole del prof. Giuseppe Bifulco, Direttore del Dipartimento Materno Infantile.

Nel complesso, la ricerca restituisce l’immagine di un modello di assistenza in cui la dimensione tecnica della medicina si intreccia con quella relazionale ed emotiva. In questa prospettiva, la professionalità ostetrica emerge come un elemento centrale nella costruzione di un’alleanza di cura capace di mediare tra sapere scientifico ed esperienza soggettiva delle donne, contribuendo a rendere quello della nascita un percorso più consapevole, partecipato e umano.

«Lo sguardo con cui questa ricerca affronta la dimensione della relazione e dell’umanizzazione dell’assistenza ci ricorda che, anche in una fase storica caratterizzata da una forte accelerazione dell’innovazione tecnologica, al centro del processo di cura resta sempre la persona. Il nostro compito è saper coniugare l’efficienza e le opportunità offerte dall’automazione intelligente dei processi con il valore umano e relazionale dell’assistenza», sottolinea il Direttore generale dell’AOU Federico II Elvira Bianco.

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