L’asse strategico con gli Stati Uniti nel settore salute si conferma motore di crescita economica e volano del progresso scientifico
L’Italia, con la sua storica tradizione accademica e la qualità del capitale umano, si inserisce in una rete di scambi internazionali che vede negli investimenti esteri un volano per il mantenimento di standard assistenziali elevati e per la sostenibilità stessa del progresso biotecnologico. Comprendere le dinamiche che regolano questi flussi significa analizzare non solo numeri di bilancio, ma la capacità stessa di restare agganciati alla frontiera dell’innovazione, trasformando le sfide globali della salute in opportunità di sviluppo industriale e sociale. L’impatto delle imprese pharma statunitensi nel tessuto produttivo italiano è emerso con chiarezza durante la presentazione del report curato dalla Luiss Business School e promosso dall’American Chamber of Commerce in Italy. Lo studio, commissionato da AmCham Italy, è stato concepito con l’obiettivo di stimolare un confronto concreto tra le istituzioni e il mondo produttivo, analizzando un campione di sette tra le principali realtà a capitale USA operanti sul nostro territorio. I dati economici raccolti delineano un quadro di assoluto rilievo per l’economia nazionale, con un valore della produzione che ha superato i 9,2 miliardi di euro, una cifra che rappresenta da sola il 17% dell’intero comparto farmaceutico italiano. Questo volume d’affari genera un impatto economico complessivo stimato in circa 6,3 miliardi di euro e garantisce l’impiego di quasi 22.900 addetti qualificati, confermando quanto il legame con la sponda americana sia strutturale per la stabilità del settore.
Un capitolo centrale della ricerca riguarda l’ambito della ricerca e sviluppo, dove il divario tra le diverse aree geografiche del mondo sta assumendo contorni preoccupanti. L’Europa mantiene un ruolo da protagonista, ma i dati indicano una progressiva perdita di terreno rispetto agli Usa, che rimangono saldamente in testa alla classifica globale. Ancora più marcata è la crescita della Cina, il cui tasso annuo composto di investimento in ricerca e sviluppo corre a una velocità cinque volte superiore a quella europea. In questo contesto, l’Italia continua a essere un nodo strategico per i gruppi americani, nonostante la spesa in ricerca e sviluppo nell’Unione Europea sia cresciuta solo dell’1,6% nel 2023, contro l’8,7% registrato in Cina.
La specificità del contributo americano in Italia si misura soprattutto nella ricerca clinica. Nel 2024, le aziende del campione analizzato hanno investito quasi 180 milioni di euro, sponsorizzando circa la metà di tutti gli studi clinici realizzati nel Paese e attivando oltre 1.000 collaborazioni scientifiche sul territorio. Anche sul fronte dei farmaci innovativi il peso è determinante, poiché circa il 25% delle molecole valutate come innovative dall’Agenzia Italiana del Farmaco appartiene alle imprese coinvolte nello studio. Le prospettive per il futuro appaiono solide: il 43% degli intervistati dichiara investimenti in crescita e ben il 57% prevede un’ulteriore espansione, mentre nessuna delle imprese del campione ipotizza una contrazione delle attività. Tuttavia, il report evidenzia anche le zone d’ombra che rischiano di frenare questa spinta propulsiva. Se il 57% dei manager considera l’Italia una localizzazione vantaggiosa per la qualità delle tecnologie produttive e delle competenze umane, il 71% sottolinea l’esistenza di criticità strutturali. Il paradosso italiano emerge nel confronto tra l’eccellenza scientifica delle strutture sanitarie e le difficoltà operative. Il limite principale è identificato nella complessità regolatoria e in un’eccessiva burocrazia che genera inefficienze nell’avvio degli studi. A questo si aggiunge la difficoltà per le strutture di ricerca di coinvolgere pienamente il personale medico e di supporto, nonostante l’alta reputazione internazionale dei nostri centri.
Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability and Impact della Luiss Business School, ha sottolineato come i dati mostrino un settore estremamente dinamico ma bisognoso di una visione d’insieme. Secondo Caroli, per colmare il divario con i Paesi che avanzano rapidamente, l’Italia deve dotarsi di una strategia nazionale organica che intervenga su regolazione, infrastrutture e incentivi, mettendo a valore un comparto fondamentale per la competitività. All’evento, che ha goduto del sostegno incondizionato di realtà come Abbvie, BMS Bristol Myers Squibb, Gilead Sciences, Incyte, J&J Johnson & Johnson, Eli Lilly, Pfizer e Vertex Pharmaceuticals, hanno partecipato figure chiave delle istituzioni e della diplomazia.
Nel corso della presentazione, condotta dal professor Caroli, dopo i saluti del Presidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti e del responsabile Advocacy e Strategy Implementation di AmCham Aaron Pugliesi, è stato evidenziato quanto l’Europa in generale e l’Italia in particolare stiano tuttavia perdendo peso in questo settore a vantaggio di USA e Cina: la quota di investimenti globali è scesa nel nostro continente dal 40% circa nel 2009 al 31% nel 2020, mentre nello stesso periodo gli Stati Uniti sono saliti dal 45% al 52% e Pechino è passata dal 2% all’8%. Ciò è dovuto, come si osserva nel libro bianco, agli ostacoli burocratici europei che impongono tempi di preparazioni più lunghi degli studi clinici.
In Italia, che pur vede riconosciuta l’eccellenza della propria ricerca clinica, pesano le complesse normative sulla privacy, la carenza di personale dedicato alla ricerca, l’assenza di incentivi per medici e strutture sanitarie e tempi ancora più lunghi della media europea per l’autorizzazione e l’avvio degli studi clinici. Un collo di bottiglia imposto dal meccanismo del payback e i lunghi tempi di accesso dei farmaci al mercato, si legge nel comunicato conclusivo, sono considerati tra i principali ostacoli agli investimenti.
Ai lavori della tavola rotonda, aperti dall’intervento del Sottosegretario Marcello Gemmato, sono intervenuti il Capo Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute Francesco Mennini, il responsabile Sanità della Lega Emanuele Monti, il dirigente della divisione biotecnologie e farmaceutica del Ministero delle imprese e del made in Italy Claudia Biffoli, il membro della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati Ylenja Lucaselli, il membro della Commissione Affari Sociali del Senato Elena Murelli. Le conclusioni sono state tenute dal Ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso.
“Il sistema sanitario italiano è tra i migliori al mondo, ma per mantenere questo primato è necessario che la sinergia tra pubblico-privato resti forte e si adegui alle sfide emergenti. Dalla ricerca alle cure, passando per le nuove terapie, le istituzioni e le aziende devono trovare soluzioni che consentano di mantenere, o meglio ancora, incrementare gli investimenti privati. Come evidenziato anche nel report della Luiss Business School le aziende a capitale USA costituiscono un asse strategico per far fronte alle sfide del nostro paese e sono pronte a contribuire con competenze, proposte e ingenti investimenti. Dallo report emergono tra le priorità semplificazione normativa, maggiore certezza fiscale e tempi amministrativi più rapidi.”, la dichiarazione finale di Aaron Pugliesi di AmCham.




