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Aneurisma, soluzioni hi-tech. L’evoluzione della chirurgia vascolare mininvasiva

Due esperienze italiane: al San Matteo di Pavia endoprotesi off‑the‑shelf per l’aorta toraco-addominale; al San Camillo a Roma algoritmi predittivi e modelli 3D nei trattamenti endovascolari dell’aneurisma cerebrale

La medicina vascolare e neurovascolare sta vivendo una fase di trasformazione profonda. L’integrazione tra imaging avanzato, modellazione tridimensionale, intelligenza artificiale e dispositivi endovascolari di nuova generazione sta ridisegnando il modo in cui aneurismi cerebrali e aneurisma aortico vengono diagnosticati e trattati. Patologie insidiose, che per anni hanno richiesto interventi chirurgici complessi ad alto rischio, possono oggi essere affrontate con procedure mini‑invasive, pianificate al millimetro. È un cambiamento che non riguarda solo la tecnologia, ma anche l’organizzazione dei centri, la formazione dei team e la capacità di integrare competenze diverse. Due esperienze italiane – a Roma e a Pavia – raccontano con chiarezza questa evoluzione.

Al San Camillo Forlanini di Roma, l’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nella pratica clinica dei trattamenti endovascolari degli aneurismi cerebrali. L’ospedale è stato il primo nel Lazio e il secondo in Italia a integrare, nel maggio 2025, un sistema 3D con intelligenza artificiale capace di ricostruire in modo estremamente accurato la sacca aneurismatica a partire dalle angiografie rotazionali. A quasi un anno dall’introduzione, il bilancio è significativo: oltre 120 aneurismi trattati con l’ausilio della nuova tecnologia. “Diversi studi hanno dimostrato una significativa riduzione, superiore al 25%, del rischio di utilizzare dispositivi che poi non vengono impiantati e quindi risultano inutilizzati”, spiega Enrico Pampana, responsabile della Neuroradiologia del San Camillo. Una riduzione che si traduce in maggiore sicurezza per il paziente e in un risparmio economico rilevante: “Questo consente anche di ridurre la necessità di ricorrere a un secondo dispositivo aggiuntivo, con un conseguente abbassamento dei costi che possono variare tra 9mila e 10mila euro a dispositivo

Il software permette di simulare in anticipo le diverse strategie terapeutiche – spirali, stent, dispositivi intrasacculari – e di scegliere quella più adatta alla morfologia dell’aneurisma. Un intervento “cucito” su misura, che riduce la probabilità di complicanze e la necessità di ulteriori procedure. L’aneurisma cerebrale, ricorda l’ospedale, è una dilatazione di un’arteria del cervello che nel 90 per cento dei casi non dà sintomi premonitori. La rottura provoca un’emorragia cerebrale con un elevato tasso di mortalità o invalidità, motivo per cui il trattamento preventivo – chirurgico o endovascolare – è fondamentale. L’IA, in questo contesto, diventa uno strumento prezioso per aumentare precisione e tempestività.

Mentre a Roma l’innovazione riguarda la pianificazione e la personalizzazione degli interventi neurovascolari, a Pavia si registra un passo avanti nella chirurgia endovascolare dell’aorta. Al Policlinico San Matteo, per la prima volta in Italia, è stata impiantata una nuova endoprotesi “off‑the‑shelf” per il trattamento mini‑invasivo degli aneurismi dell’aorta toraco‑addominale. L’intervento è stato eseguito dall’équipe di Chirurgia Vascolare diretta da Antonio Bozzani su un paziente di 68 anni, già dimesso e in buone condizioni. Il dispositivo, una thoracoabdominal branch endoprosthesis, è dotato di ramificazioni che permettono di mantenere la perfusione degli organi viscerali mentre la sacca aneurismatica viene esclusa dal flusso sanguigno. “Si tratta di un passo importante per la nostra attività clinica e per lo sviluppo delle tecniche endovascolari applicate alla patologia dell’aorta”, osserva Bozzani. “Disporre di nuovi dispositivi significa poter ampliare le opzioni terapeutiche e adattare sempre meglio il trattamento alle caratteristiche anatomiche e cliniche di ogni paziente”.

L’aneurisma dell’aorta toraco‑addominale è una dilatazione progressiva del principale vaso sanguigno del corpo nel tratto che attraversa torace e addome. Spesso asintomatico, può rimanere silente per anni, ma la sua rottura rappresenta un’emergenza potenzialmente fatale. Negli ultimi anni, le tecniche endovascolari hanno permesso di trattare molti aneurismi dall’interno dei vasi sanguigni, attraverso piccoli accessi arteriosi e cateteri che guidano il posizionamento delle protesi. Rispetto alla chirurgia tradizionale a cielo aperto, l’invasività è minore e il recupero più rapido, ma la procedura richiede una pianificazione estremamente accurata, imaging avanzato e un team multidisciplinare. Per questo è eseguibile solo in centri hub altamente specializzati.

Le due esperienze, pur diverse, raccontano una stessa direzione: la progressiva integrazione tra tecnologia, competenze cliniche e organizzazione dei centri. L’intelligenza artificiale, la modellazione 3D, le protesi di nuova generazione e le tecniche mini‑invasive stanno trasformando il trattamento degli aneurismi, offrendo ai pazienti interventi più sicuri, personalizzati e tempestivi. È una rivoluzione silenziosa, che richiede investimenti, formazione e una rete di centri qualificati, ma che sta già mostrando risultati concreti. In un ambito in cui la rapidità e la precisione possono fare la differenza tra la vita e la morte, ogni passo avanti è un tassello fondamentale verso una medicina predittiva, preventiva e su misura.

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