Con la riapertura delle scuole e delle attività produttive il virus rialzerà la testa. Gli epidemiologi prevedono l’ennesima ondata in arrivo
“Mi aspetto un aumento dei contagi già a partire dal prossimo bollettino, una cosa importante da tenere a mente è che i vaccinati che dovessero eventualmente accusare qualche linea di febbre hanno comunque una sintomatologia molto più lieve rispetto ai non immunizzati, compresi quelli che purtroppo andranno ad affollare il pronto soccorso. Anch’io vaccinato ho preso l’influenza, in questi giorni, ma il massimo delle temperature che il termometro ha misurato è 37.2 (una febbricola assai lieve, ndr) e questo grazie al vaccino”. Così l’epidemiologo Massimo Ciccozzi ha commentato le risultanze del primo bollettino dell’influenza dell’anno 2026 che ha registrato un lieve calo nel trend dei casi segnalati, forse dovuto a “una possibile riduzione nel numero di visite e dati trasmessi in concomitanza con il Natale” e “per la chiusura delle scuole”, come riportava il bollettino.
L’inverno è il terreno ideale per la diffusione dei virus respiratori, e ogni anno la stagione influenzale segue un andamento che alterna fasi di accelerazione e brevi tregue. Le festività natalizie, con la chiusura delle scuole, tendono a mostrare una curva dei contagi meno vivace. Ma il ritorno alla routine, unito all’intensa circolazione dei virus, rimette in moto l’epidemia. È un meccanismo noto agli epidemiologi, che da settimane osservano con attenzione l’evoluzione della stagione influenzale, già caratterizzata da numeri elevati e da una pressione crescente sui servizi sanitari.
Secondo le proiezioni, il picco dell’epidemia è imminente. Dopo l’Epifania, dopo la festa della befana, con la riapertura delle scuole e l’aumento dei contatti sociali, è atteso un nuovo incremento dei casi. La breve flessione registrata durante le festività non deve trarre in inganno: la curva è destinata a risalire rapidamente. Gli esperti parlano di uno scenario inevitabile, perché la circolazione del virus resta intensa e il numero di contagi settimanali è ancora molto alto.
L’Istituto Superiore di Sanità richiama l’attenzione su un punto cruciale: l’impiego corretto degli antibiotici, da riservare solo alle complicanze riscontrate dal medico curante. L’influenza è una malattia virale e, come ribadisce l’ISS, «in assenza di sovrainfezioni batteriche, gli antibiotici non solo sono inutili, ma possono risultare dannosi». L’abuso di questi farmaci alimenta infatti il fenomeno della resistenza antimicrobica, una delle principali minacce per la nostra salute. La campagna informativa dell’Istituto punta a contrastare convinzioni errate ancora molto diffuse e a promuovere una gestione appropriata delle infezioni respiratorie, che tipicamente si manifestano con febbre, dolori muscolari e sintomi simil-influenzali.
Le statistiche dei servizi di sorveglianza RespiVirNet confermano la dinamica stagionale: nella settimana tra il 22 e il 28 dicembre l’incidenza è scesa a circa 14,5 casi ogni mille assistiti, rispetto ai 17,1 della settimana precedente. Una riduzione solo apparente, legata alla minore attività ambulatoriale e alla chiusura delle scuole. In quella fase si stimano comunque circa 820.000 nuovi contagi. I medici di famiglia e i pronto soccorso segnalano che il virus continua a circolare in modo molto intenso, soprattutto tra i bambini, che restano il principale vettore di trasmissione all’interno delle famiglie.
A Firenze, come in molte altre città italiane, si registra un numero elevato di persone costrette a letto con febbre, dolori e difficoltà respiratorie. Elisabetta Alti, direttore del dipartimento di medicina generale della Ausl Toscana Centro, invita alla prudenza: «La vaccinazione resta uno degli strumenti più efficaci per ridurre la gravità della malattia, soprattutto nei soggetti fragili, negli anziani e in chi soffre di patologie croniche». La dottoressa, vicepresidente provinciale dell’Ordine dei Medici del capoluogo toscano, richiama anche l’importanza di comportamenti semplici ma essenziali: igiene delle mani, uso corretto dei fazzoletti o del gomito per starnutire, isolamento domiciliare in presenza di febbre o sintomi respiratori.
In un periodo di forte circolazione di agenti patogeni respiratori, la prevenzione resta la strategia più efficace. Oltre alla vaccinazione, gli esperti raccomandano il lavaggio frequente delle mani, l’uso corretto dei fazzoletti, il mantenimento delle distanze nelle situazioni affollate e la permanenza a casa in caso di febbre. Sono misure semplici, ma capaci di ridurre significativamente la diffusione del virus.
Il sistema di sorveglianza epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità ricorda che ogni anno tra 12 e 16 milioni di persone vengono colpite da infezioni respiratorie, con un picco che solitamente si concentra tra fine dicembre e fine febbraio. L’andamento della stagione, tuttavia, può variare in base alle varianti virali in circolazione. Quest’anno tra i ceppi più aggressivi spicca la variante influenzale K, caratterizzata dal sottotipo H3N2, ormai predominante anche negli Stati Uniti, dove i casi e i ricoveri hanno raggiunto livelli record, in particolare a New York. Ondate epidemiche significative si registrano anche in Giappone e nel Regno Unito, con una diffusione rapida e complicanze gravi.
Sul versante delle cure, gli esperti ribadiscono che gli antibiotici non hanno alcun ruolo nel trattamento dell’influenza o del COVID-19. La diagnosi dei sintomi respiratori può richiedere un tampone, ma la decisione spetta al medico di base o al pediatra, che valuta caso per caso. Le rete dei medici sentinella distribuiti sul territorio nazionale consente di monitorare costantemente l’andamento delle infezioni respiratorie e di adottare misure adeguate per proteggere la popolazione. In una fase di forte circolazione virale, la collaborazione tra cittadini, medici e istituzioni è fondamentale per contenere l’epidemia e ridurre l’impatto sulla salute individuale e collettiva.




