Agire su governance, digitale, salute olistica e ricerca per affrontare una pandemia sociale che coinvolge oltre 4 milioni di persone
La gestione delle malattie croniche in Italia deve cambiare profondamente, deve evolversi. I sistemi sanitari non possono più limitarsi a considerare il paziente come un individuo isolato, ma devono inserirlo in una rete di relazioni biologiche, sociali, ambientali e tecnologiche. Le cronicità, e in particolare il diabete, richiedono un approccio capace di leggere i determinanti di salute che si manifestano nelle città, nelle abitudini quotidiane, nei contesti socio‑economici e nelle infrastrutture digitali. È in questo scenario che il concetto di ecosistema sanitario si impone come paradigma: un insieme interconnesso in cui prevenzione, diagnosi precoce, continuità assistenziale e innovazione dialogano in modo fluido, contribuendo alla sostenibilità del welfare e al benessere collettivo.
Dentro questa cornice si colloca la terza edizione degli Stati Generali sul Diabete, che si è tenuta ieri nella sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, CNEL. L’iniziativa, promossa dalla Federazione delle Società Diabetologiche Italiane (AMD, FeSDI, SID) e dall’Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie croniche non trasmissibili, ha delineato la strategia nazionale per il triennio 2026‑2028. L’obiettivo è arginare una pandemia sociale che coinvolge oltre 4 milioni di italiani, con un impatto economico stimato in 20 miliardi di euro annui tra costi diretti e indiretti. Sotto il patrocinio di Agenas, Cnel, Eudf e Ncd Alliance, istituzioni, clinici, associazioni e stakeholder hanno definito un’azione coordinata basata su quattro pilastri: governance sanitaria, ecosistema digitale, salute olistica e ricerca scientifica.
Dal ministro Orazio Schillaci è venuta una importante rassicurazione, egli ha ribadito infatti l’impegno istituzionale per ridurre la prevalenza di una patologia in costante crescita, alimentata anche dall’invecchiamento della popolazione. Ha ricordato i provvedimenti adottati durante l’attuale legislatura e sottolineato che il diabete è strettamente legato agli stili di vita e alle condizioni socio‑economiche. La strategia del Ministero punta a rafforzare la prevenzione primaria e a garantire accesso equo alle innovazioni terapeutiche e alla digitalizzazione, strumenti considerati essenziali per ridurre le disuguaglianze e migliorare il monitoraggio dei pazienti.
I dati Istat contenuti nell’Italian Barometer Diabetes Report 2025 confermano la gravità del quadro epidemiologico. La prevalenza cresce con l’età, raggiungendo il 15,5 per cento tra i 65‑74enni e superando il 20 per cento negli over 85. Il legame con sedentarietà e obesità è evidente: soffre di diabete il 17,4 per cento delle persone con obesità e il 12,5 per cento dei soggetti sedentari. Renato Brunetta, Presidente del Cnel, ha richiamato la necessità di innovare l’ecosistema sanitario e sociale con un approccio centrato sulla persona. Ha annunciato che il Cnel sta lavorando a un disegno di legge sugli stili di vita, per valorizzare educazione alimentare e attività fisica, convinto che il benessere individuale si traduca in crescita per l’intero Paese.
Sul fronte legislativo, l’Italia sta vivendo una fase di riforme senza precedenti. Dopo la Legge Pella del 1° ottobre 2025, che ha riconosciuto l’obesità come malattia, il Parlamento è impegnato su più fronti. L’onorevole Giorgio Mulè ha presentato una proposta di legge per un programma diagnostico nazionale sull’obesità adolescenziale, mentre la senatrice Daniela Sbrollini, Co‑Presidente dell’Intergruppo Parlamentare, ha depositato un disegno di legge per introdurre l’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia nel Servizio Sanitario Nazionale. Sbrollini sostiene che lo sport debba essere considerato “un farmaco naturale da inserire in ricetta medica”, con benefici fiscali per i cittadini e un incentivo a stili di vita più sani.
La visione proposta per il triennio 2026‑2028 si articola in quattro sessioni operative. L’Ecosistema della Governance Sanitaria punta sulla Missione 6 del PNRR e sulla medicina di prossimità per superare le disuguaglianze territoriali. L’Ecosistema Digitale si concentra sul potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico, sull’interoperabilità dei dati e sull’uso dell’Intelligenza Artificiale per personalizzare le cure. L’Ecosistema della Salute abbraccia il paradigma One Health, integrando la gestione di diabete e obesità in modelli multidisciplinari. L’Ecosistema della Ricerca e dell’Innovazione mira a garantire accesso equo ai farmaci di ultima generazione e alle terapie digitali, con un inserimento rapido nei Livelli Essenziali di Assistenza basato sui risultati clinici. Salvatore De Cosmo, Presidente FeSDI, numero uno dell’Associazione Medici Diabetologi, ha ricordato che oltre ai casi diagnosticati esistono circa 3 milioni di persone che non sanno di essere malate o sono ad alto rischio. Le complicanze del diabete possono ridurre l’aspettativa di vita di circa 6 anni, un dato che secondo De Cosmo impone alla diabetologia di diventare un motore di innovazione sistemica, capace di ridurre le disparità geografiche. Sulla stessa linea Raffaella Buzzetti, Presidente della Società Italiana di Diabetologia, che ha sottolineato la necessità di superare la frammentazione dei servizi e costruire una strategia che metta in relazione clinica, tecnologia e politiche sanitarie.
«Il diabete – ha affermato la professoressa Buzzetti – è una delle principali sfide di sanità pubblica nel nostro Paese, non solo per la sua crescente diffusione ma anche per l’impatto che ha sulla qualità della vita delle persone e sulla sostenibilità del sistema sanitario. Per affrontare efficacemente questa pandemia è necessario superare una visione frammentata e adottare un approccio integrato, capace di mettere in relazione clinica, prevenzione, innovazione tecnologica, organizzazione dei servizi e politiche sanitarie. La prospettiva degli ecosistemi proposta dagli Stati Generali sul Diabete va proprio in questa direzione: costruire una strategia condivisa che valorizzi la diabetologia italiana, promuova la ricerca e l’innovazione, sfrutti le opportunità offerte dal digitale e garantisca a tutte le persone con diabete un accesso equo a cure sempre più personalizzate e appropriate».
«Oltre quattro milioni di italiani convivono con il diabete – ha dichiarato il presidente De Cosmo – e rappresentano per noi oggi una priorità assoluta. A questi si aggiungono le persone che non sanno ancora di avere la malattia, e quelle ad alto rischio di svilupparla. L’impatto economico complessivo sul Servizio Sanitario Nazionale è pari a 20 miliardi di euro l’anno, tra costi diretti e indiretti. Le complicanze correlate al diabete possono ridurre l’aspettativa di vita in media di 6 anni. Questi dati dimostrano con chiarezza che la diabetologia non può più limitarsi alla sola gestione clinica del singolo paziente: deve diventare un motore di innovazione sistemica, capace di integrare ricerca, tecnologie digitali, prevenzione e governance, per costruire modelli nazionali sostenibili, personalizzati e orientati alla riduzione delle disuguaglianze territoriali. In questo percorso, FeSDI si propone come guida, con l’obiettivo di trasformare il diabete in un modello di innovazione responsabile per l’intero sistema sanitario».
In chiusura, l’onorevole Roberto Pella, Co‑Presidente dell’Intergruppo Parlamentare, ha ribadito l’impegno politico per garantire alle persone con diabete gli stessi diritti dei cittadini sani. Ha evidenziato come le riforme in corso stiano ridisegnando l’assetto dei servizi in un’ottica di prossimità, considerata la chiave per migliorare il benessere delle comunità e assicurare la tenuta del sistema. L’alleanza tra istituzioni, mondo scientifico e associazioni di pazienti emerge come l’unica strada per trasformare una sfida epidemiologica in un’opportunità di rinnovamento per l’intera sanità nazionale.




