La metodologia presentata sulla rivista Kidney International da specialisti del Karolinska di Stoccolma
La malattia renale cronica è una delle grandi “epidemie silenziose” del nostro tempo: colpisce milioni di persone senza dare sintomi per anni e viene spesso scoperta quando i reni hanno già perso gran parte della loro funzione. In questo scenario, la diagnosi precoce è l’unica vera arma per rallentare il decorso della malattia e prevenire complicanze gravi come la dialisi o la mortalità cardiovascolare. Ora un nuovo strumento digitale, sviluppato dal Karolinska Institute e basato su uno dei più vasti dataset mai analizzati in nefrologia, promette di rivoluzionare lo screening e l’identificazione dei soggetti a rischio. Si basa su una dati relativi a oltre 1,1 milioni di over-40 e quasi sette milioni di esami del sangue raccolti tra il 2006 e il 2021.
Lo strumento funziona in modo intuitivo, con un approccio simile alle curve auxologiche in pediatria: permette di collocare il valore del filtrato glomerulare (eGFR) all’interno di un andamento atteso per età e sesso, evidenziando eventuali anomalie anche quando il dato appare “normale”. È proprio questo il punto di forza, come ha sottolineato Filippo Aucella, presidente eletto della Società Italiana di Nefrologia (Sin): la capacità di individuare persone a rischio nefropatie che oggi sfuggono alla diagnosi. Nella pratica clinica, infatti, solo un quarto dei pazienti con valori borderline viene indirizzato a ulteriori accertamenti.
La malattia renale cronica è un problema emergente: colpisce il 10‑12% degli adulti e, secondo le proiezioni, diventerà entro il 2040 una delle prime cinque cause di perdita di anni di vita. In Italia riguarda almeno 4 milioni di persone, ma il 60% riceve una diagnosi tardiva, perché i sintomi compaiono solo quando la funzione renale è già compromessa del 70‑80%.
La diagnosi si basa principalmente sulla stima del filtrato glomerulare, ottenuta tramite un semplice esame della creatinina. Un altro indicatore importante è l’albuminuria, meno utilizzato ma prezioso per identificare un danno precoce. Aucella, in una dichiarazione all’Ansa, ha ricordato che un eGFR pari o superiore a 60 è considerato nella norma, ma il valore va interpretato nel tempo: per una valutazione corretta l’esame andrebbe ripetuto dopo tre mesi.
Il nuovo calcolatore permette di cogliere sfumature che oggi rischiano di passare inosservate. L’autore dello studio, Juan Jesús Carrero, porta un esempio emblematico: una donna di 55 anni con un eGFR di 80, apparentemente perfetto. Eppure, secondo il modello, quel valore corrisponde a un rischio triplo di dover iniziare la dialisi in futuro. È un’informazione che può cambiare radicalmente l’approccio clinico, spingendo verso controlli più ravvicinati e interventi preventivi.
In Italia, la Sin sta lavorando per rafforzare la prevenzione primaria, concentrandosi sui gruppi più a rischio: persone con ipertensione, cardiopatie, diabete o obesità. Sono proprio questi i pazienti in cui più spesso si nasconde una malattia renale non diagnosticata. Individuarla precocemente significa rallentarne il decorso, evitare la dialisi e ridurre la mortalità cardiovascolare, che rappresenta la principale causa di morte nei pazienti nefropatici. Da segnalare anche un progetto congiunto con i medici di medicina generale della Simg per una gestione integrata della malattia: un’alleanza che punta a intensificare lo screening, migliorare la diagnosi precoce e rendere più efficace il percorso di cura. Questo nuovo calcolatore svedese non è solo un supporto tecnologico: è un cambio di paradigma. Permette di vedere ciò che oggi resta invisibile e offre agli operatori sanitari uno strumento in più per anticipare la malattia, invece di inseguirla quando è già avanzata. In un ambito in cui il tempo è un fattore decisivo, potrebbe fare davvero la differenza.




