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Emofilia A, la novità della protezione emostatica high‑sustained

L’approvazione di efanesoctocog alfa, prima terapia sostitutiva progettata per mantenere livelli di attività del fattore VIII superiori al 40% per buona parte della settimana con una sola somministrazione


L’emofilia A rappresenta una delle più note e complesse malattie rare ereditarie della coagulazione, una condizione che accompagna chi ne è affetto lungo tutto l’arco della vita e che richiede un impegno costante nella gestione clinica e quotidiana. Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha compiuto passi significativi, introducendo terapie personalizzate. Tuttavia, per molte persone, convivere con l’emofilia significa fare i conti con limitazioni, dolore, timori e un impatto profondo sulla sfera emotiva, sociale e lavorativa. In questo scenario in continua evoluzione, ogni innovazione capace di avvicinare la gestione della malattia a una condizione di normalità rappresenta un traguardo di grande valore.

In Italia circa 5mila persone convivono con l’emofilia A, secondo i dati del Registro nazionale delle coagulopatie congenite dell’Istituto superiore di sanità. I progressi terapeutici hanno colmato bisogni clinici insoddisfatti, soprattutto legati alla necessità di garantire una protezione emostatica stabile duratura per diversi giorni. In questo contesto si inserisce l’autorizzazione all’immissione in commercio concessa da AIFA per efanesoctocog alfa indicato per il trattamento e la profilassi degli episodi emorragici in pazienti con emofilia A di tutte le età. Si tratta della prima terapia sostitutiva definita high‑sustained, progettata per mantenere livelli di attività del fattore VIII superiori al 40% per una parte significativa della settimana con una sola somministrazione settimanale. Questa caratteristica consente a bambini, adolescenti e adulti di raggiungere livelli di fattore VIII paragonabili a quelli di persone senza emofilia, con potenziali benefici sia nella prevenzione dei sanguinamenti sia nella gestione degli interventi chirurgici e degli episodi acuti trattati al bisogno.

L’emofilia A è causata da una mutazione nel gene responsabile della produzione del fattore VIII, determinando una coagulazione insufficiente e predisponendo a sanguinamenti di diversa natura. Oltre agli episodi acuti, spesso dolorosi e talvolta pericolosi per la vita, i sanguinamenti ripetuti possono provocare artropatie croniche, con conseguenze invalidanti. L’impatto della malattia coinvolge la sfera psicologica, sociale e relazionale, influenzando scelte, attività e prospettive di vita dei pazienti e dei caregiver. Per questo motivo, la normalizzazione dell’emostasi rappresenta oggi un obiettivo terapeutico centrale. Cristina Cassone, Presidente della Federazione delle Associazioni Emofilici – FedEmo, sottolinea come una protezione più stabile possa tradursi in un cambiamento concreto nella quotidianità: “Maggiore protezione, una percezione di sicurezza più stabile e intervalli più lunghi tra un’infusione e l’altra possono alleggerire la gestione quotidiana della malattia: significa lavorare con più continuità, vivere con maggiore serenità e avere una vita sociale più piena. E, soprattutto, superare i limiti imposti dall’emofilia, fissare nuovi obiettivi e traguardi e inseguire le proprie aspirazioni”.

Dolore, paura e le limitazioni funzionali legate ai danni articolari rappresentano alcuni dei principali ostacoli alla qualità di vita delle persone con emofilia A. Anche con le terapie attuali, molti pazienti vivono con un livello di protezione non ottimale, che può condizionare attività quotidiane, sport, lavoro e relazioni. Rita Carlotta Santoro, Presidente AICE, evidenzia come la nuova molecola possa rappresentare una svolta: “Nonostante i progressi terapeutici, l’emofilia condiziona ancora pesantemente la quotidianità dei nostri pazienti. Una svolta significativa è oggi possibile grazie al raggiungimento di livelli di fattore circolante più elevati: una prospettiva offerta da Altuvoct®. Questo farmaco, con una sola infusione settimanale, permette di mantenere per gran parte della settimana livelli di emostasi pari o superiori al 40%, un range clinicamente paragonabile alla condizione di ‘non emofilia’. I dati clinici confermano benefici sostanziali non solo nella prevenzione dei sanguinamenti, ma anche nel miglioramento della salute articolare, della forma fisica e nella gestione del dolore”.

L’approvazione di efanesoctocog alfa si basa sui risultati degli studi di fase 3 XTEND‑1 (adulti e adolescenti) e XTEND‑Kids (bambini), che hanno valutato efficacia e sicurezza della molecola in persone con emofilia A grave. Entrambi gli studi hanno dimostrato che la profilassi settimanale con ALTUVOCT® garantisce una protezione significativa contro le emorragie in tutte le fasce d’età. Flora Peyvandi, Direttore del Centro Emofilia e Trombosi Angelo Bianchi Bonomi, sottolinea il valore innovativo del meccanismo d’azione: “Il nostro centro ha partecipato attivamente allo sviluppo clinico di molte di queste nuove molecole inclusi gli studi relativi alla molecola di efanesoctocog alfa. I risultati hanno evidenziato un miglioramento sostanziale della salute articolare, della salute fisica, del dolore e della qualità della vita complessiva. Questi risultati straordinari si raggiungono grazie a un Meccanismo d’Azione differenziante e dal disegno della molecola che, per la prima volta, ha permesso di superare il limite imposto dal Fattore di von Willebrand endogeno”.

L’arrivo di efanesoctocog alfa rappresenta anche un passo importante nella strategia di Sobi, impegnata nello sviluppo di soluzioni innovative per patologie rare e complesse. “L’annuncio di oggi apre una nuova fase nella gestione dell’emofilia A, con il potenziale di migliorare gli esiti e la qualità di vita. Siamo qui per fare la differenza insieme a pazienti, clinici e Istituzioni, perché è dalla collaborazione che nascono risultati che contano”, afferma Fabrizio Capetta, Vice President & General Manager, Italy & Greece di Sobi. “Il nostro impegno si concretizza nel rendere disponibili trattamenti innovativi per patologie complesse che presentano significativi bisogni terapeutici insoddisfatti. Crediamo fortemente che questo approccio generi risultati che possano concretamente cambiare il paradigma e migliorare la qualità di vita di chi ha una patologia rara”. L’approvazione di ALTUVOCT segna un momento di svolta nella terapia dell’emofilia A. La possibilità di mantenere livelli di fattore VIII superiori al 40% per gran parte della settimana, con una sola infusione, apre la strada a una gestione più semplice, stabile e vicina alla normalità. Per molte persone, questo potrebbe significare una protezione dai sanguinamenti attraverso un nuovo modo di vivere la quotidianità, con più libertà. Un passo avanti che unisce innovazione e ascolto dei bisogni reali dei pazienti.

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