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Fibrosi epatica: dai funghi un alleato contro la cirrosi

Uno studio giapponese esplora il potenziale di un integratore derivato dai miceli di Lentinula edodes nel contrastare la progressione della fibrosi epatica

Uno studio condotto dalla Graduate School of Medicine dell’Università Metropolitana di Osaka ha analizzato il potenziale effetto dell’AHCC (Active Hexose Correlated Compound), un estratto derivato dai miceli del fungo Lentinula edodes (shiitake), nella prevenzione della fibrosi epatica. I risultati, pubblicati sull’American Journal of Physiology-Gastrointestinal and Liver Physiology, suggeriscono che l’AHCC potrebbe inibire l’attivazione delle cellule stellate epatiche, rallentando la progressione della malattia.

La fibrosi epatica è una condizione caratterizzata dall’accumulo di collagene e altri tessuti fibrosi nel fegato. Questo processo si verifica in risposta a un danno cronico, spesso dovuto a epatiti virali, abuso di alcol o malattie metaboliche. Se non trattata, la fibrosi può evolvere in cirrosi, una condizione irreversibile associata a gravi complicanze, tra cui insufficienza epatica e carcinoma epatocellulare. Attualmente, non esistono farmaci efficaci per curare la cirrosi, rendendo la prevenzione della fibrosi epatica un obiettivo prioritario nella ricerca medica.

Il team di ricerca, guidato dal professor associato Hayato Urushima, ha somministrato AHCC a modelli murini, studi preclinici condotti su topi, per valutare il suo impatto sulla fibrosi epatica. L’estratto di shiitake ha mostrato un effetto inibitorio sull’attivazione delle cellule stellate epatiche attraverso due vie distinte:

  • Via TLR2-SAPK/JNK: L’AHCC ha indotto la produzione di citoglobina, una proteina in grado di ridurre le specie reattive dell’ossigeno, che contribuiscono al danno cellulare nel fegato.
  • Via TLR4-NF-κB: L’integratore ha soppresso l’espressione del collagene nel fegato, riducendo la deposizione di tessuto fibrotico.

Questi risultati indicano che l’AHCC potrebbe agire come un modulatore della risposta infiammatoria e del processo fibrotico epatico, con potenziali applicazioni nella prevenzione della progressione della fibrosi.

L’AHCC è già noto per le sue proprietà immunomodulanti e viene utilizzato come integratore in alcuni protocolli di supporto per pazienti oncologici. Tuttavia, il suo utilizzo nella prevenzione della fibrosi epatica necessita di ulteriori verifiche. “Puntiamo a condurre studi clinici per confermare l’efficacia dell’AHCC nei pazienti con fibrosi epatica e ottenere prove scientifiche più solide”, ha affermato il professor Urushima.

Gli studi clinici rappresentano un passaggio fondamentale per valutare la sicurezza e l’efficacia dell’AHCC negli esseri umani. Se confermati, questi risultati potrebbero offrire una nuova strategia per il controllo della fibrosi epatica nelle fasi iniziali della malattia.

Secondo le stime, una persona su tre o quattro nel mondo soffre di steatosi epatica, una condizione caratterizzata dall’accumulo anomalo di grassi nel fegato. La steatosi epatica è considerata un fattore di rischio per la fibrosi e, in alcuni casi, può evolvere in steatoepatite non alcolica (NASH), una condizione infiammatoria che aumenta il rischio di cirrosi.

La ricerca su composti naturali come l’AHCC potrebbe offrire un’opzione preventiva per contrastare l’evoluzione della fibrosi epatica, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. Identificare strategie non invasive ed efficaci per ridurre il rischio di progressione è una priorità per la salute pubblica, dato il crescente impatto delle malattie epatiche croniche a livello globale.

Lo studio condotto dall’Università Metropolitana di Osaka amplia la comprensione dei possibili approcci alternativi per contrastare la fibrosi epatica. Sebbene siano necessari ulteriori studi clinici, i risultati suggeriscono che questo estratto di funghi shiitake potrebbe modulare i processi infiammatori e fibrotici nel fegato.

Se validato clinicamente, l’AHCC potrebbe affiancarsi alle strategie esistenti per il controllo della fibrosi epatica, contribuendo a modulare i processi infiammatori e fibrotici nel fegato. Sebbene la ricerca sulle terapie farmacologiche per questa condizione sia in evoluzione, l’integrazione di composti naturali come l’AHCC potrebbe ampliare le possibilità di intervento, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. Gli sviluppi futuri della ricerca determineranno il ruolo di questo estratto nella prevenzione e nella gestione delle patologie epatiche croniche.

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