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Farmaceutica, come funziona l’import parallelo dei medicinali nell’Unione Europea

Risparmi, concorrenza e supporto nei casi di carenza dei farmaci: se fosse incentivato, il “parallel trade” potrebbe generare in Italia un risparmio di 239 milioni di euro, ma il settore lamenta vincoli regolatori poco favorevoli


In un sistema sanitario alle prese con costi crescenti, carenze di medicinali e necessità di garantire accesso equo alle cure, ogni leva capace di generare risparmi e migliorare la disponibilità delle terapie viene presa in considerazione. Risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale, maggiore concorrenza nel mercato farmaceutico e un ruolo cruciale nel mitigare le carenze di medicinali: sono alcuni degli effetti dell’importazione parallela dei farmaci, un settore che in Europa è ormai parte integrante della filiera. «In un contesto in cui l’aumento dei costi delle cure rende centrale la sostenibilità economica della farmacia, l’importazione parallela contribuisce concretamente a migliorare l’accesso alle cure», ha affermato Gian Maria Morra, ceo di GMM Farma e presidente di AMI – Affordable Medicines Italia. «Il parallel trade rappresenta uno strumento concreto per mitigare la carenza dei medicinali e un’opportunità per accrescere la concorrenza. Tuttavia, il settore ha una quota ancora marginale per l’assenza di incentivi e per i tempi lunghi di rilascio delle autorizzazioni».

L’importazione parallela, si legge in una nota, consente a un medicinale già autorizzato e commercializzato in un Paese dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo di essere importato in un altro Paese UE/SEE, purché essenzialmente analogo a un prodotto già autorizzato nel Paese di destinazione. Si tratta di una pratica pienamente legittima, fondata sugli articoli 34-36 del Trattato sul Funzionamento dell’UE, che vietano restrizioni quantitative agli scambi interni. Il meccanismo si basa sul differenziale di prezzo tra Paesi: il medicinale viene acquistato dove costa meno e venduto dove il prezzo è più alto, generando risparmi per il sistema sanitario e per i cittadini.

I numeri del settore: Europa avanti, Italia indietro

Nel 2024 il mercato europeo dell’importazione parallela ha raggiunto un valore di 7,76 miliardi di euro, con risparmi stimati tra 5 e 7 miliardi l’anno per i sistemi sanitari. In Italia, invece, il settore rappresenta appena lo 0,85% delle vendite complessive in farmacia (0,49% fascia A, 1,30% fascia C), mentre i farmaci di fascia H restano quasi del tutto esclusi. La media europea è intorno al 5%. Uno dei principali ostacoli è la lentezza delle autorizzazioni: il termine considerato ragionevole dalla Commissione europea è di 45 giorni, ma in Italia si superano spesso i 240 giorni, con impatti negativi soprattutto nei casi di carenze di medicinali. Uno studio del CEFAT – Università di Pavia, presentato in Senato, ha stimato per il 2024 un risparmio di 2,2 milioni di euro su un campione di farmaci di fascia A, pari al 3,1% della spesa che il SSN avrebbe sostenuto senza importazione parallela. Applicando questa percentuale all’intero valore dei farmaci di fascia A venduti nel 2023 (7,7 miliardi di euro), il risparmio potenziale sarebbe di circa 239 milioni di euro. Una cifra che potrebbe crescere ulteriormente con riforme mirate e investimenti adeguati.

Le richieste del settore

«Lo snellimento dei tempi di autorizzazione è una priorità», sottolinea Gian Maria Morra. Tra le proposte: revisione della riduzione minima del 7% sul prezzo al pubblico, oggi poco sostenibile per molte specialità; maggiore trasparenza nei meccanismi di blocco all’export, per evitare sprechi e distruzione di medicinali; politiche che favoriscano sia import che export, considerati due aspetti complementari dello stesso mercato. «L’importazione parallela è uno strumento strategico per costruire una sanità più equa e sostenibile», conclude l’imprenditore. «In Italia rappresenta solo l’1% del mercato, contro una media europea del 5%. Il potenziale è enorme e può contribuire a rendere il sistema più competitivo e orientato al futuro». L’importazione parallela, dunque, non è solo un meccanismo economico, ma un tassello della visione europea di libera circolazione, concorrenza e solidarietà tra Stati membri. Per l’Italia, rappresenta un’opportunità ancora in gran parte inespressa, che potrebbe tradursi in risparmi significativi e in un migliore accesso ai medicinali per cittadini e pazienti.

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