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Farmaci e gioco d’azzardo patologico: nuove prospettive di cura


Le evidenze farmacologiche e le sfide cliniche nelle dipendenze comportamentali secondo Filippo Besana (ASST Santi Paolo e Carlo). 

Durante l’evento dell’Ospedale Niguarda di Milano dal titolo “GESTIAMO ASSIEME IL PROBLEMA? NUOVE PROSPETTIVE DI CURA PER LE DIPENDENZE COMPORTAMENTALI E IL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO”, Mondosanità ha intervistato Filippo Besana (ASST Santi Paolo e Carlo), che ha offerto una panoramica aggiornata sul ruolo dei farmaci nel trattamento del gioco d’azzardo patologico.

Farmacoterapia e comorbilità psichiatriche

Besana ha spiegato che la farmacoterapia per il disturbo da gioco d’azzardo si basa soprattutto sulle comorbilità psichiatriche presenti. In caso di problematiche depressive, il trattamento si orienta verso l’utilizzo di farmaci antidepressivi; mentre nei pazienti con impulsività elevata e disregolazione emotiva si tende a impostare una terapia con stabilizzatori dell’umore.

Evidenze farmacologiche e limiti attuali

Ad oggi, non esistono farmaci ufficialmente approvati per il gioco d’azzardo patologico. Tuttavia, alcune molecole hanno dimostrato buone evidenze cliniche, in particolare gli antagonisti degli oppioidi come naltrexone e nalmefene. Nonostante i risultati promettenti, queste terapie non sono ancora riconosciute come trattamenti indicati in via ufficiale per questa dipendenza.

Attenzione agli effetti iatrogeni

Besana ha inoltre sottolineato la necessità di valutare con attenzione la possibile eziologia iatrogena del disturbo da gioco d’azzardo. Alcuni farmaci, come gli antiparkinsoniani o gli agonisti parziali della dopamina (ad esempio l’aripiprazolo), possono infatti contribuire ad aumentare o a slatentizzare comportamenti di gioco problematico.

Verso un approccio integrato

Le prospettive terapeutiche future, secondo Besana, passano da un approccio multidimensionale, in cui la farmacoterapia viene integrata con percorsi psicologici e psicoeducativi. L’obiettivo è migliorare la presa in carico personalizzata dei pazienti e ridurre lo stigma che ancora circonda le dipendenze comportamentali.

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