Malattie cardiovascolari, trombosi, ictus e infarto: uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha esaminato 257 pazienti sottoposti a intervento chirurgico per rimuovere la placca aterosclerotica dall’arteria carotide, ha dimostrato che il 60% dei pazienti aveva microplastiche nelle placche, in particolare polietilene (58%) e PVC (12%). La presenza di microplastiche è stata associata a un aumento del rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare.
Le microplastiche sono ormai parte della nostra biologia e stanno avendo un impatto devastante sulla nostra salute. Il fatto che siano state trovate nelle arterie umane e che aumentino il rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare è un campanello d’allarme.
La presenza di polietilene e PVC nelle arterie è particolarmente preoccupante, poiché sono sostanze chimiche note per essere tossiche e cancerogene. Si sapeva che le microplastiche, derivate dai processi di degradazione am bientale incompleti di idrocarburi che restano nell’ambiente per decenni, entrano nel ciclo alimentare e, attraverso di esso, nel nostro organismo ed è stato dimostrato un’influenza sullo sviluppo di malattie neoplastiche ma è la prima volta che vengono individuate come concausa dello sviluppo di placche arteriose che causano danni alla struttura endoteliale contribuendo alla costituzione delle placche aterosclerotiche.
Il fatto che il 60% dei pazienti analizzati avesse polietilene e il 12% PVC è un dato che non può essere ignorato.
La ricerca suggerisce che le microplastiche possono causare infiammazione cronica e rendere le placche aterosclerotiche più fragili, aumentando il rischio di eventi cardiovascolari. Un problema di salute pubblica che richiede attenzione e un approccio one health a fronte della diffusione massiccia delle plastiche nelle matrici ambientali al di fuori delle attività di riciclo. È fondamentale, in questa ottica, ridurre l’uso della plastica e trovare alternative sostenibili per proteggere la nostra salute e l’ambiente agendo sulla leva della prevenzione per abbattere ulteriori danni. Poco praticabile invece l’idea di utilizzare nell’industria plastiche biodegradabili che in alcuni settori sarebbe impossibile sviluppare pena danni a componenti di beni di consumo come ad esempio le auto. Molto più lungimiranti i progetti per diversificare gli interventi con una costante azione di ripulitura dell’ambiente in cui le plastiche sono oggi massicciamente presenti (pensiamo soprattutto al mare) dove vengono degradate fino a confondersi con elementi della catena alimentare e a raggiungere l’uomo.
Anche per difendersi dalle microplastiche bisogna essere strategici e puntare sulla prevenzione personale e collettiva riducendo l’uso della plastica ed evitando i prodotti monouso, come bottiglie d’acqua, bicchieri e piastre di plastica. E’ poi possibili utilizzare filtri per l’acqua da consumo umano che possa rimuovere le microplastiche. E’ possibile agire anche cambiando le abitudini alimentari e scegliendo alimenti freschi e locali, riducendo il consumo di pesce e alimenti confezionati provenienti da mari inquinati da plastiche. E’ poi bene evitare la cottura in plastica e non utilizzare contenitori di plastica per la cottura o il riscaldamento di alimenti. Infine in casa bisogna pulire regolarmente il luogo dove si vive spolverando e pulendo regolarmente la casa per ridurre la presenza di microplastiche nell’aria. Infine incoraggiare le aziende e i governi a ridurre l’uso della plastica e a promuovere pratiche sostenibili.




