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Ipoparatiroidismo, di difficile diagnosi e gestione e pazienti in attesa di nuove terapie. Si fa il punto in Campania

Una malattia che colpisce circa 10.000/15.000 persone in Italia, con prevalenza tra 6,4-37 casi ogni 100.000 abitanti e incidenza tra 0,8-2,3 nuovi casi ogni 100.000 persone all’anno e generalmente pazienti giovani (30/40 anni) in piena età lavorativa

L’ipoparatiroidismo è una patologia rara in cui le ghiandole paratiroidi non producono quantità sufficienti di ormone paratiroideo (PTH) comportando squilibri nel metabolismo di calcio e fosforo, con l’insorgenza di disturbi collegati di diversa entità/gravità che possono essere non sempre facilmente identificabili. Nonostante la ricerca stia producendo interessanti avanzamenti terapeutici che potrebbero garantire ai pazienti una qualità di vita nettamente migliore, restano problematiche relative ad una diagnosi tardiva, al poco coordinamento tra le varie specialità cliniche, alla difficile gestione della malattia tra presa in carico e follow-up. Di questi aspetti si è parlato al convegno “Innovazione organizzativa nei percorsi di diagnosi, cura, follow-up. Focus on Ipoparatiroidismo: CAMPANIA”, organizzato da Motore Sanità e realizzato grazie al contributo non condizionato di Ascendis Pharma

I sintomi comuni dell’ipoparatiroidismo vanno dal formicolio alle mani o alla bocca, ai crampi muscolari e nei casi più gravi fino alla tetania. Nei casi più severi si possono verificare diverse malattie d’organo, anomalie scheletriche, calcificazione dei gangli della base, manifestazioni renali. Le complicanze più comuni dell’ipoparatiroidismo cronico sono cataratta (17%), infezioni (11%), nefrocalcinosi, nefrolitiasi (15%), insufficienza renale (12%), convulsioni (11%), depressione (9%), malattia cardiaca ischemica (7%), aritmie (7%). In Italia è stato calcolato che ogni anno si verificano oltre 3000 ricoveri ospedalieri per complicanze acute correlate all’ipoparatiroidismo con una durata media di ricovero di circa 7 giorni.

“L’ipoparatiroidismo, patologia rara e cronica, richiede un modello assistenziale strutturato e multidisciplinare. In questo quadro, la Regione Campania promuove l’innovazione organizzativa come leva strategica per migliorare l’appropriatezza delle cure, garantire equità di accesso e sostenibilità del sistema sanitario. Strumenti chiave sono il Prontuario Terapeutico Unico Regionale, per ridurre le disomogeneità prescrittive e favorire un accesso uniforme alle terapie, e le analisi di HTA, orientate a una valutazione complessiva del valore delle tecnologie sanitarie nel medio-lungo periodo. La digitalizzazione, la telemedicina e la telefarmacia supportano una presa in carico più efficiente e centrata sul paziente, migliorando l’aderenza terapeutica, soprattutto nei soggetti fragili. Il raggiungimento di questi obiettivi, dunque, richiede una collaborazione integrata tra le diverse figure professionali, fondamentale per garantire continuità assistenziale e risposte sostenibili ai bisogni dei pazienti sul territorio regionale”,ha dichiarato Ugo Trama, Responsabile Farmaceutica e Protesica della Regione Campania

“L’ipoparatiroidismo è una malattia endocrina rara causata da una carenza di paratormone. I pazienti possono manifestare sintomi anche severi, come crampi muscolari, stanchezza, disturbi cognitivi e la loro qualità di vita è spesso ridotta. Negli ultimi anni, accanto alla terapia convenzionale con calcio e vitamina D, si sono aperte nuove prospettive terapeutiche. In particolare, l’impiego del paratormone ricombinante consente un migliore controllo della malattia, una maggiore stabilità metabolica e un significativo miglioramento del benessere dei pazienti, segnando un importante passo avanti nella gestione di questa rara patologia”, ha spiegato Anna Maria Colao, Professore di Endocrinologia, Cattedra Unesco, Università Federico II di Napoli

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