Il calcio è un minerale essenziale per il metabolismo umano, con diverse e importanti funzioni ben conosciute. Basta pensare al mantenimento della struttura ossea (osso che è bene considerare come una vera e propria banca del calcio in cui diversi ormoni, in particolare la calcitonina e il paratormone, insieme alla vitamina D e al rene, sono implicati nell’omeostasi del calcio). Ma il calcioè importante anche per la funzione muscolare, necessario per la contrazione e la trasmissione nervosa, e ancora per la regolazione del cuore e del il battito cardiaco e la pressione sanguigna oltre che la coagulazione del sangue
Pochi invece sanno che il calcio è implicato anche nei complessi meccanismi del metabolismo cerebrale. “Per comprendere l’importanza del calcio nel metabolismo cerebrale – avverte Corrado Perricone, ematologo già componente del Consiglio superiore di Sanità – è necessario fare una premessa fondamentale: i canali del calcio sono proteine di membrana che funzionano come “porte” che, aprendosi, permettono il passaggio degli ioni calcio (Ca²⁺). Questo flusso è essenziale per la contrazione muscolare e per la trasmissione dei segnali nervosi. I canali del calcio svolgono un ruolo cruciale nella contrazione muscolare, nella trasmissione nervosa, nel rilascio di ormoni e nella regolazione dell’espressione genica. Quando questi canali risultano alterati – aggiunge Perricone – possono comparire diverse condizioni patologiche tra cui ipertensione, aritmie cardiache, epilessia e malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson”. Il nostro esperto cita il dottor Frye, neurologo pediatrico e ricercatore nell’ambito dell’autismo, secondo le cui ricerche potrebbe esistere una correlazione anche con i disturbi dello spettro autistico. Ma in questo caso Perricone accende i fari sulla sindrome da carenza di folati cerebrali: “Parliamo di un disturbo neurometabolico solo negli ultimi anni messo a fuoco nella ricerca e caratterizzato da basse concentrazioni di vitamina B9 metilata (5-metiltetraidrofolato) nel liquido cerebrospinale (CSF), nonostante livelli sistemici di folato nella norma. Si ritiene che alla base di questa condizione vi sia un’alterazione del trasporto del folato attraverso la barriera ematoencefalica. Questo deficit nel metabolismo monocarbonioso del folato può essere associato a un’alterata metilazione, talvolta correlata a polimorfismi genetici come MTHFR, MTR e MTRR.
L’alterazione della metilazione può favorire uno stato di stress ossidativo cronico, valutabile attraverso specifici esami di laboratorio. Lo stress ossidativo prolungato può contribuire alla disfunzione mitocondriale in una catena di eventi molecolari che indicono sulla salute del cervello”.
Il folato – assorbito con la dieta e garantito nella sua funzionalità anche dall’assorbimento di vitamina b12 a sua volta condizionato dalla presenza, a livello gastrico, del “fattore intrinseco” prodotto dalla mucosa dell’antro dello stomaco la cui integrità può essere inficiata da fenomeni gastritici – è essenziale per la sintesi di purine e pirimidine; bassi livelli possono determinare anomalie nella duplicazione cellulare, instabilità del DNA e rotture cromosomiche.
“Il metilfolato – continua Perricone -. viene trasportato nel cervello dove partecipa ai processi di riparazione e supporto del sistema nervoso centrale. È inoltre presente in vari tessuti, tra cui cellule tiroidee, placenta, epitelio delle tube di Falloppio, cellule mammarie, ghiandole salivari, bronchiali e alveolari (pneumociti). Quando carente va dunque sostenuto con la somministrazione
e con trattamento con acido folinico”. L’acido folinico è una forma attiva di folato che può essere utilizzata in ambito clinico. In alcuni casi di carenza cerebrale di folati, può contribuire a normalizzare i livelli nel liquido cerebrospinale, grazie alla sua capacità di superare la barriera ematoencefalica.
“La diagnosi può essere confermata mediante esame del liquor cerebrospinale oppure osservando un miglioramento clinico in seguito alla terapia con acido folinico. In presenza di risposta positiva, si può osservare un miglioramento delle funzioni cognitive. Può essere utile, infine, monitorare lo stress ossidativo durante il trattamento. In alcuni protocolli si associa integrazione con carnitina e vitamina B12 (preferibilmente in forma metilata e, in alcuni casi, sublinguale), sempre sotto controllo medico. In merito c’è un’ampia e autorevole bibliografia”.




