Contenuti esclusivi

Aneurisma, soluzioni hi-tech. L’evoluzione della chirurgia vascolare mininvasiva

Due esperienze italiane: al San Matteo di Pavia endoprotesi...

Potenziare l’assistenza sanitaria attraverso il FSE 2.0: i benefici per i professionisti

La trasformazione digitale in sanità sta modificando in profondità...

Epatite A: segnali di miglioramento della curva epidemica

Funzionano i dispositivi di prevenzione e i consigli di...

Medicina interna, reparti al limite: poco meno di otto degenti su dieci sono anziani over70

Overbooking, carenza di personale e ricoveri impropri: l’indagine Fadoi ritrae un sistema in affanno, alle prese con la complessità dei pazienti fragili con patologie croniche. Calvario in pronto soccorso

L’invecchiamento della popolazione sta cambiando in profondità il volto della sanità italiana. Gli ospedali, nati per gestire prevalentemente patologie acute, si trovano oggi a fronteggiare un carico crescente di persone anziane, fragili, con più malattie croniche e bisogni assistenziali complessi. È un cambiamento strutturale che richiede nuovi modelli organizzativi, più risorse e una forte integrazione con il territorio. Ma la realtà fotografata dalle indagini più recenti racconta un sistema che fatica a tenere il passo, con reparti sovraffollati, personale insufficiente e percorsi di cura che si inceppano proprio nei punti più delicati. È questo il quadro che emerge dalla nuova indagine della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, la Fadoi, condotta su 269 dipartimenti di Medicina interna. I dati sono eloquenti: il 77 per cento dei ricoverati ha più di 70 anni e presenta in media oltre quattro patologie croniche concomitanti. Sono pazienti complessi, che richiedono monitoraggio continuo, competenze multidisciplinari e un’intensità di cura medio-alta. Eppure, i reparti che li accolgono sono ancora classificati come “a bassa intensità di cura”, una definizione che si traduce in meno personale, meno letti e meno dotazioni tecnologiche rispetto alle reali necessità. La conseguenza è un sistema in sofferenza.

Secondo dati Fadoi, manca un medico su cinque e un infermiere su cinque, mentre la metà dei reparti è in overbooking, con tassi di occupazione superiori al 100 per cento. Il risultato è il fenomeno del boarding: due pazienti su tre restano ore, se non giorni, in pronto soccorso, in attesa di un letto che non c’è. “Definire ‘bassa’ l’intensità della Medicina Interna significa giustificare rapporti numerici medici/pazienti e infermieri/pazienti inadeguati alle esigenze reali della maggior parte dei pazienti, complessi e fragili”, osserva Andrea Montagnani, presidente nazionale Fadoi. Per Montagnani, il sottodimensionamento del personale è “un vizio di sistema” che va corretto con urgenza, anche alla luce della legge delega sul riordino della rete ospedaliera appena approvata dal Governo. La criticità non riguarda solo gli ospedali. L’indagine stima che il 27 per cento delle giornate di ricovero – oltre due milioni – sarebbe evitabile con una migliore presa in carico territoriale. Allo stesso modo, il 22 per cento dei letti è occupato impropriamente da pazienti che non possono essere dimessi per mancanza di alternative: nel 45,3 per cento dei casi mancano posti nelle cure intermedie, nel 27,5 per cento pesano le carenze dei servizi socio-assistenziali domiciliari, nel 26,4 per cento le difficoltà delle famiglie nel gestire il post-dimissioni.

Emilia Romagna, Toscana e il resto d’Italia

Le survey regionali confermano un quadro omogeneo, con alcune differenze territoriali. In Toscana, l’81 per cento dei ricoverati in Medicina interna ha più di 70 anni e presenta più di quattro patologie concomitanti. Il 52 per cento degli internisti ritiene che questi pazienti richiedano livelli di cura medio-alti o alti, ma i reparti restano classificati come a bassa intensità assistenziale. La carenza di personale è del 14 per cento tra i medici e del 16 per cento tra gli infermieri, mentre il tasso medio di occupazione dei letti è del 95 per cento, con un overbooking del 17 per cento. Il boarding in pronto soccorso è giudicato di entità almeno media o grave nel 61 per cento dei casi. “Serve una riclassificazione delle Medicine interne accompagnata da un aggiornamento degli standard di personale”, sottolinea Filippo Pieralli, presidente regionale Fadoi in Toscana, convinto che solo così si potranno garantire standard assistenziali adeguati. In Emilia-Romagna, il 76 per cento dei ricoverati ha più di 70 anni e presenta oltre quattro comorbidità. Metà dei reparti è in overbooking, con un tasso medio di occupazione pari al 100 per cento. La carenza di personale è del 16 per cento tra i medici e del 17 per cento tra gli infermieri. Per il 38 per cento degli internisti, questi pazienti richiedono livelli di cura medio-alti o alti, ma anche qui le Medicine interne restano classificate come reparti a bassa intensità assistenziale. Il boarding è giudicato di entità almeno media o grave nell’81 per cento dei casi. “Definire oggi la Medicina Interna come reparto a bassa complessità significa non riconoscere la realtà clinica quotidiana”, afferma Federico Lari, presidente regionale Fadoi emiliano romagnolo. Lari richiama l’attenzione sulla gravità delle condizioni dei pazienti ricoverati, spesso affetti da riacutizzazioni di patologie croniche con quadri di insufficienza d’organo. Sul boarding, aggiunge che “è necessario prendere coscienza che è una problematica dell’intero sistema di assistenza ospedaliera e territoriale”.

Le situazioni critiche emergono al Sud, in particolare in Calabria e Sicilia, dove l’overbooking raggiunge rispettivamente il 100 e il 78 per cento. La Toscana, pur con difficoltà, presenta condizioni meno gravi. Ma il filo rosso che attraversa tutte le regioni è lo stesso: reparti sovraccarichi, personale insufficiente, pazienti sempre più complessi e un territorio che non riesce a fare da filtro. I problemi sono innanzitutto legati all’overbooking dei reparti, ovvero al sovraffollamento che costringe a soluzioni emergenziali per i pazienti, ed al cosiddetto boarding, cioè il tempo di permanenza prolungato in Pronto soccorso a causa della mancanza di letti in reparto. Una delle situazioni meno pesanti è quella della Toscana, almeno per quanto riguarda l’overbooking che è ad un tasso del 17%, contro il 100% della Calabria ed il 78% della Sicilia. Questi alcuni dei dati regionali che emergono dall’indagine: Sicilia 78% overbooking, boarding 94%; Lombardia 41% overbooking, boarding 88%; Puglia 47% overbooking, boarding 88%; Basilicata 33% overbooking; Calabria 100% overbooking, boarding 100%; FVG overbooking 33%; Emilia Romagna 48% overbooking, 81% boarding; Campania. 50% overbooking, 81% boarding; Marche 59% overbooking, 86% boarding; Umbria 60% overbooking, boarding oltre 50%; Abruzzo 75% overbooking, boarding 100%; Toscana 17% overbooking, boarding 61%; Sardegna 83% overbooking, boarding 83%; Veneto 41% overbooking, boarding 65%; Piemonte 50% overbooking; Trentino 50% overbooking; Lazio 50% overbooking, boarding 83%; Liguria 50% overboking, boarding oltre 50%; Molise oltre 50% overbooking.

Per Fadoi, la soluzione passa da una riclassificazione delle medicine interne come reparti a medio-alta intensità di cura, adeguando organici e risorse alla realtà clinica. È una richiesta condivisa dall’87 per cento degli internisti in Toscana e dall’86 per cento in Emilia-Romagna. “Investire nella Medicina Interna, riconoscendone l’alta intensità clinica, è l’unico modo per garantire ai cittadini il diritto alla cura e ai medici il diritto di curare senza diventare i capri espiatori di carenze strutturali”, conclude Montagnani.

Seguici!

Ultimi articoli

Aneurisma, soluzioni hi-tech. L’evoluzione della chirurgia vascolare mininvasiva

Due esperienze italiane: al San Matteo di Pavia endoprotesi...

Potenziare l’assistenza sanitaria attraverso il FSE 2.0: i benefici per i professionisti

La trasformazione digitale in sanità sta modificando in profondità...

Epatite A: segnali di miglioramento della curva epidemica

Funzionano i dispositivi di prevenzione e i consigli di...

Mammografia, l’intelligenza artificiale accelera diagnosi e referti: l’esperienza dell’Umbria

Aumentano i casi positivi selezionati nello screening, gli algoritmi...

Newsletter

Registrati e ottieni le nostre rassegne stampa in esclusiva!

spot_img

Da non perdere

Aneurisma, soluzioni hi-tech. L’evoluzione della chirurgia vascolare mininvasiva

Due esperienze italiane: al San Matteo di Pavia endoprotesi...

Potenziare l’assistenza sanitaria attraverso il FSE 2.0: i benefici per i professionisti

La trasformazione digitale in sanità sta modificando in profondità...

Epatite A: segnali di miglioramento della curva epidemica

Funzionano i dispositivi di prevenzione e i consigli di...

Mammografia, l’intelligenza artificiale accelera diagnosi e referti: l’esperienza dell’Umbria

Aumentano i casi positivi selezionati nello screening, gli algoritmi...

Timo, una ghiandola da riscoprire: influenza la longevità e la risposta alle terapie

Due studi pubblicati su Nature rivelano che la salute...
spot_imgspot_img

Aneurisma, soluzioni hi-tech. L’evoluzione della chirurgia vascolare mininvasiva

Due esperienze italiane: al San Matteo di Pavia endoprotesi off‑the‑shelf per l'aorta toraco-addominale; al San Camillo a Roma algoritmi predittivi e modelli 3D nei...

Potenziare l’assistenza sanitaria attraverso il FSE 2.0: i benefici per i professionisti

La trasformazione digitale in sanità sta modificando in profondità modalità di lavoro, processi assistenziali e strumenti a disposizione degli operatori. In questo percorso, il...

Epatite A: segnali di miglioramento della curva epidemica

Funzionano i dispositivi di prevenzione e i consigli di igiene e profilassi diramati a più riprese, nell’ultima settimana, dalla Regione Campania e dal dipartimento...