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Novant’anni e non sentirli, canta che ti passa. I segreti degli artisti senior dalla vita spericolata

Bere whisky, fumare, notti insonni senza pagare pegno. Gino Paoli al Corriere: sono ancora qui, è tutta fortuna. Quanto conta un fisico inossidabile, quanto pesano gli stili di vita e i cromosomi giusti? I genetisti si interrogano

La longevità è un campo in cui la scienza accumula dati, produce studi, formula raccomandazioni. Eppure, ogni tanto, arriva una storia che manda tutto all’aria, ricordando che l’essere umano non è un algoritmo e che la biologia ama sbalordirci con le eccezioni alla regola. Questo è il caso di Gino Paoli, inossidabile autore di successi che hanno segnato la storia della canzone italiana, e che si è raccontato ad Aldo Cazzullo sulle colonne del Corriere della Sera. Dice di aver tagliato il traguardo dei novant’anni dopo una vita di eccessi, ed è uno di quei paradossi che costringono medici e ricercatori a sospendere per un attimo le certezze e sorridere. Attorno a questo racconto riemerge un dibattito antico: vivere a lungo dipende più dai comportamenti virtuosi o dal Creatore? La risposta, come vedremo, è meno lineare del previsto.

La scena è di quelle che restano impresse. Un congresso di geriatria, una platea di specialisti abituati a parlare di prevenzione, sani stili di vita, protocolli e linee guida. E poi lui, Gino Paoli, ospite d’onore arrivato a novant’anni dopo una vita spericolata, che agguanta il microfono e si rivolge a una platea di medici rievocando i suoi ricordi come se stesse introducendo una canzone. Solo che questa volta il testo non parla di amori tormentati o di cieli in una stanza, ma di superalcolici, nicotina, e una resistenza alle intemperie che sembra uno scherzo del destino.

«Per vent’anni ho scolato una bottiglia di whisky al giorno e ho assunto droghe di vario genere» ha esclamato, con quella voce suadente da chansonnier, un po’ intellettuale, un po’ scanzonato, che sembra fatta apposta per passare sopra alle abitudini smodate. In un’altra confessione l’artista, figura centrale della cosiddetta Scuola Genovese (con Luigi Tenco, Fabrizio De André e Umberto Bindi) ha rincarato la dose: «Fumavo due pacchetti di sigarette al giorno. Mai fatto sport, lo odio». Le cronache raccontano che i gerontologi, nel sentire certi discorsi, si sarebbero alzati in piedi ad applaudire. Forse per ironia, forse per incredulità, forse perché la vita, a volte, è più sorprendente di una cartella clinica.

La medicina moderna ha pochi dubbi e tante certezze suffragate dai fatti: fumo, colesterolo, pressione alta, abuso di alcol e sedentarietà sono tra i principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari, tumori, patologie respiratorie e neurodegenerative. Eppure, ogni tanto, emergono figure che sembrano vivere in una zona franca della biologia, come se la genetica avesse concesso loro una sorta di immunità tipica dei supereroi.

La statistica incontra il paradosso. Non sarà di certo un modello da imitare in quanto a sani stili di vita, il grande Gino Paoli, ma è un esempio di quello che gli scienziati definiscono “outlier della longevità”: individui che raggiungono età avanzate malgrado comportamenti che, in teoria, avrebbero dovuto accorciare drasticamente la durata della loro esistenza. A ricordarcelo è David Sinclair, genetista e professore alla Harvard Medical School, uno dei massimi esperti mondiali di invecchiamento e strategie anti-aging: «La longevità è influenzata da molti fattori, ma le scelte quotidiane contano eccome: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, sonno adeguato, riduzione dello stress, niente fumo e consumo moderato di alcol. Non esistono scorciatoie», ha dichiarato di recente in conferenza. Un elenco che sembra un ritratto all’incontrario di quelle star che, da Gino Paoli a Vasco Rossi, hanno condotto una vita spericolata senza pagare pegno. Eppure, come contraltare ai salutisti, c’è chi invita alla prudenza nel trarre conclusioni affrettate. Nir Barzilai, direttore dell’Albert Einstein College of Medicine, uno dei più autorevoli genetisti viventi (sostenitore tra l’altro della bontà della metformina) ripete da anni che i cromosomi, così come le mutazioni, giocano un ruolo decisivo nella grande roulette della specie umana: «I centenari non vivono a lungo perché mantengono stili di vita perfetti. Vivono a lungo perché hanno vinto il primo premio alla lotteria della genetica. La biologia è più forte delle loro cattive abitudini».

Due visioni sembrano contraddirsi, ma in realtà raccontano la complessità dei processi dell’invecchiamento da due angolature diverse: comportamenti e genetica si intrecciano, si influenzano, si compensano. E poi c’è sempre un margine di imprevedibilità che nessuno può controllare, il fattore fortuna. Gino Paoli, con la sua proverbiale ironia, la mette così: «Per arrivare a questa veneranda età c’è voluta una sola cosa: del gran culo». Nelle interviste che hanno accompagnato il suo novantesimo compleanno, Paoli ha parlato di sé come di una «persona provvisoria», nel senso che gli piace vivere alla giornata senza farsi troppi problemi su cosa accadrà domani. Ha ricordato gli errori, gli eccessi, i momenti bui, ma anche la forza di una carriera che ha attraversato intere generazioni. Ha parlato del dolore per la morte prematura dell’amato figlio Giovanni, definendo questa perdita traumatica come «un’ingiustizia atroce», un lutto che non è ancora riuscito a elaborare. Ha raccontato pure di non avere inteso fare allusioni pesanti nei confronti di Elodie, che nemmeno aveva in mente, minimizzando le polemiche scaturite da alcune sue dichiarazioni nei confronti di una presunta tendenza, riscontrabile nel mondo della canzone giovane, a indulgere nelle provocazioni sul palco, bellissime interpreti che lasciano intravedere qualcosa di come madre natura le ha fatte per acquisire quel pizzico di notorietà in più. Dal colloquio con l’interlocutore è venuto fuori un racconto sincero, nessun invito a condividere certe sregolatezze, nessuna celebrazione dell’autodistruzione. È, piuttosto, una testimonianza di come sia importante possedere “un fisico bestiale”, capace di vincere ogni tipo di battaglia, con esiti sconcertanti o stupefacenti a seconda dei casi.

Cosa insegna davvero il “caso Paoli” e cosa no
Non certo che fumare e bere facciano bene.
Non che la scienza abbia commesso un errore di valutazione.
Non che le linee guida vadano ignorate.

Le biografie delle star sempreverdi che incidono, o che rivediamo più o meno di frequente in tv (Iva Zanicchi, Al Bano, Malgioglio, Morandi, Mina, Fausto Leali, Orietta Berti, Bobby Solo) ci lasciano intendere che mantenersi attivi, coltivare il talento e le relazioni sociali, a una certa età fa sempre bene. Esistono persone, in virtù del fisico che si ritrovano, in base alla fortuna o per qualche altro motivo, capaci di sovvertire i pronostici. Accanto alle proiezioni dell’intelligenza artificiale e ai grafici epidemiologici c’è sempre spazio per l’imprevedibile: la vita non è un copione uguale per tutti. Sempre più spesso, malgrado gli acciacchi, è possibile scavalcare bellamente gli ottanta e arrivare a sfiorare il traguardo dei novanta con un buon grado di autonomia. Meglio ancora se possono aspirare ai record anche quelli che ne hanno combinate di cotte e di crude. Canta che ti passa.

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