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Tumore della vescica, progressi nel trattamento del carcinoma uroteliale in fase avanzata

Aifa ha approvato la rimborsabilità in prima linea della combinazione enfortumab vedotin più pembrolizumab (anticorpo farmaco coniugato e immunoterapico). Migliorano i risultati rispetto alla chemio

Nel trattamento dei tumori solidi avanzati, l’arrivo di terapie innovative capaci di superare standard consolidati rappresenta sempre un momento di svolta. Da quasi quattro decenni, la chemioterapia contenente platino ha costituito la prima scelta per i pazienti con carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico, nonostante limiti ben noti e un impatto significativo sulla qualità di vita. L’evoluzione della ricerca oncologica, tuttavia, sta aprendo scenari nuovi, nei quali farmaci mirati e immunoterapie agiscono in sinergia per migliorare sopravvivenza e controllo di malattia. L’Italia entra ora in questa nuova fase con un cambiamento che potrebbe ridefinire la storia clinica di migliaia di pazienti.

Astellas Pharma ha annunciato che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha riconosciuto la rimborsabilità di enfortumab vedotin (PADCEV) in associazione a pembrolizumab (KEYTRUDA) come trattamento di prima linea per i pazienti adulti con carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale, l’approvazione introduce in Italia la prima combinazione terapeutica capace di dimostrare una superiorità clinica rispetto alla chemioterapia al platino, lo standard utilizzato da quasi 40 anni.

Il carcinoma della vescica rappresenta il quarto tumore più diffuso in Italia, con oltre 31.000 nuove diagnosi ogni anno e circa 8.300 decessi stimati. Secondo i dati AIOM-AIRTUM “I numeri del cancro in Italia 2025”, la sopravvivenza a 5 anni raggiunge l’80% negli uomini e il 78% nelle donne, ma la prognosi peggiora drasticamente quando la malattia viene individuata in fase avanzata o metastatica, condizione che riguarda circa il 12% dei pazienti. La scarsa consapevolezza dei sintomi, spesso sottovalutati, contribuisce a ritardi diagnostici che incidono pesantemente sugli esiti clinici e sulla qualità di vita, già compromessa dall’impatto fisico, psicologico e sociale della malattia.

L’approvazione di AIFA si basa sui risultati dello studio globale di Fase 3 EV-302 (KEYNOTE-A39), pubblicato sul New England Journal of Medicine. Lo studio ha valutato l’efficacia e la sicurezza della combinazione enfortumab vedotin più pembrolizumab in pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico non precedentemente trattato. «Questa opzione terapeutica rappresenta una grande novità perché ha la possibilità di cambiare la storia clinica di questi pazienti», afferma Roberto Iacovelli, Professore Associato di Oncologia Medica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma. «Una vera rivoluzione rispetto allo standard di trattamento basato sulla sola chemioterapia. Enfortumab vedotin è un anticorpo farmaco-coniugato che veicola un chemioterapico all’interno delle cellule tumorali, legandosi alla Nectina-4, una proteina particolarmente espressa nei tumori uroteliali. Pembrolizumab, invece, ‘risveglia’ la capacità del sistema immunitario di riconoscere la cellula tumorale. Insieme, questi farmaci agiscono su due fronti diversi e in modo sinergico con l’obiettivo di distruggere le cellule tumorali. Si tratta di un enorme passo avanti per una popolazione di pazienti caratterizzata da importanti bisogni insoddisfatti».

Il profilo di sicurezza osservato nello studio EV-302 è risultato coerente con quanto già noto dall’esperienza precedente nello studio EV‑103. Gli eventi avversi di grado 3 o superiore più comuni includono rash maculo‑papulare, iperglicemia, neutropenia, neuropatia sensoriale periferica, diarrea e anemia, senza l’emergere di nuovi segnali di sicurezza. Durante lo studio, circa il 30% dei pazienti ha ricevuto successivamente una terapia di mantenimento con avelumab, rispecchiando la pratica clinica attuale. Patrizia Giannatempo, oncologo medico dell’Unità di Oncologia Genito-Urinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, sottolinea la solidità delle evidenze: «I dati con un follow-up più lungo presentati la scorsa estate confermano che i pazienti continuano a beneficiare del trattamento con enfortumab vedotin più pembrolizumab. Oltre il 74% dei pazienti che ha avuto un beneficio con risposta completa continua a essere in risposta anche a 24 mesi. E le evidenze dimostrano che, in coloro che all’inizio hanno una risposta completa, la progressione tende a manifestarsi dopo intervalli di tempo lunghi. Le linee guida internazionali, come ESMO ed EAU, hanno immediatamente posizionato questa associazione come prima scelta nel trattamento di prima linea del carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico».

La terapia di associazione è già stata approvata negli Stati Uniti, in Europa, in Canada, in Australia e in numerosi Paesi dell’Asia, confermando un riconoscimento globale del suo valore clinico. «Questo annuncio conferma il nostro impegno nell’area dell’oncologia», dichiara Fulvio Berardo, Amministratore Delegato di Astellas Pharma S.p.A. «La nuova opzione terapeutica offre un’alternativa alla chemioterapia a base di platino, rispondendo a un importante bisogno clinico ancora insoddisfatto. Il nostro obiettivo è continuare a contribuire al miglioramento degli esiti clinici, prolungare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita dei pazienti, offrendo una prospettiva concreta di speranza alle persone colpite da carcinoma uroteliale e alle loro famiglie».

Con questa approvazione, l’Italia si allinea ai Paesi che stanno già beneficiando di un approccio terapeutico capace di ridefinire la prognosi del carcinoma uroteliale avanzato. Una svolta che non rappresenta solo un progresso farmacologico, ma un passo avanti nella possibilità di offrire ai pazienti una vita più lunga e di migliore qualità.

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