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Vaccinazioni anti‑RSV, svolta europea: via libera all’estensione per tutti gli adulti

La Commissione approva l’ampliamento dell’indicazione del vaccino ricombinante adiuvato di GSK dai 18 anni in su. Cambio di passo nella profilassi dell’infezione da virus respiratorio sinciziale



Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è da tempo riconosciuto come uno dei principali responsabili delle infezioni delle vie respiratorie, con un impatto che non riguarda soltanto i bambini, ma anche la popolazione adulta. In un contesto in cui le malattie respiratorie rappresentano una delle sfide più rilevanti per i sistemi sanitari europei, l’attenzione verso strumenti di prevenzione efficaci è cresciuta in modo significativo. L’invecchiamento demografico, la diffusione delle patologie croniche e la maggiore vulnerabilità di ampie fasce della popolazione hanno reso prioritario un approccio più ampio e strutturato alla protezione contro i virus respiratori, tra cui l’RSV, che continua a circolare con costanza e a generare un carico clinico rilevante.

Questa settimana si apre con una notizia di rilievo dal punto di vista epidemiologico, con ricadute dirette anche per l’Italia. La Commissione Europea, come si diceva, ha infatti approvato l’estensione dell’utilizzo del vaccino ricombinante adiuvato di GSK contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) a tutti gli adulti a partire dai 18 anni. Si tratta di un passaggio significativo, che amplia la platea dei potenziali beneficiari di uno strumento di prevenzione già autorizzato nell’Area Economica Europea per la protezione dalle malattie delle basse vie respiratorie (LRTD) causate da RSV. In precedenza, il vaccino era indicato per gli adulti dai 60 anni in su e per quelli di età compresa tra 50 e 59 anni considerati a maggior rischio di malattia da RSV. L’estensione approvata dalla Commissione consente ora di includere l’intera popolazione adulta, una decisione che riflette la crescente consapevolezza dell’impatto del virus anche nelle fasce d’età intermedie.

L’RSV è un virus respiratorio diffuso e altamente contagioso, che colpisce ogni anno circa 64 milioni di persone a livello globale. Sebbene spesso associato ai bambini, negli adulti può rappresentare una minaccia significativa, soprattutto in presenza di condizioni croniche come BPCO, asma o insufficienza cardiaca cronica, oppure in caso di deficit delle difese immunitarie. L’infezione può aggravare patologie preesistenti e portare a complicanze severe, tra cui polmonite, ricovero e, nei casi più gravi, morte. I dati confermano la rilevanza del problema: nell’Unione Europea una media di 158.000 adulti vengono ricoverati ogni anno per malattie correlate all’RSV. Un numero che, secondo gli esperti, potrebbe essere persino sottostimato, poiché negli adulti il virus viene spesso diagnosticato tardivamente o non diagnosticato affatto, anche a causa della mancanza di test di routine. Rispetto ai bambini, gli adulti ricoverati per RSV presentano un rischio più elevato di complicazioni gravi, richiedono trattamenti più costosi e mostrano un tasso di mortalità superiore.

In questo scenario, l’estensione dell’indicazione del vaccino segna un passaggio strategico. Sanjay Gurunathan, Responsabile della Ricerca e Sviluppo sui Vaccini e Malattie Infettive di GSK, ha sottolineato l’importanza della possibilità di espandere le opzioni di prevenzione contro l’RSV in tutta Europa. L’allargamento del perimetro delle indicazioni si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso la prevenzione delle infezioni respiratorie negli adulti, un ambito che negli ultimi anni ha visto un’accelerazione significativa grazie ai progressi tecnologici e alla maggiore disponibilità di dati epidemiologici. La svolta sancita dalla Commissione contribuirà a ridurre il peso clinico e sanitario dell’RSV, offrendo una protezione più estesa e potenzialmente riducendo il numero di ricoveri e complicanze. Per l’Italia, come per gli altri Paesi membri, si tratta di un’opportunità per migliorare la profilassi e per sensibilizzare la popolazione adulta sull’importanza della protezione contro un virus troppo spesso sottovalutato. L’attenzione ora si sposta sulle modalità di implementazione nei singoli sistemi sanitari nazionali, che andranno a integrare questa novità nel contesto delle politiche vaccinali.

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