In relazione ai due recenti casi di infezioni causati dal virus Nipah, confermati in due operatori sanitari nello stato indiano del Bengala Occidentale, si è riunita questa mattina al Ministero della Salute la rete deputata all’analisi della situazione epidemiologica. Una riunione convocata dal Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie e di cui fanno parte gli uffici competenti del Ministero, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, di Roma ed esperti e rappresentanti delle Regioni.
La premessa è che le autorità sanitarie internazionali, sulla base delle informazioni attuali, valutano il rischio per la salute pubblica posto dal virus Nipah come basso a livello globale, in quanto non è stata confermata alcuna diffusione dei casi al di fuori dall’India, e come molto basso a livello europeo. Si tratta dunque di una riunione ispirata a un principio di precauzione sempre necessario quando si trattano malattie infettive diffusive.
Il virus Nipah è un raro patogeno zoonotico che può essere trasmesso alle persone da animali selvatici e domestici (soprattutto pipistrelli della frutta), ma con un basso rischio di trasmissione da persona a persona. Casi di infezione da virus Nipah sono stati riscontrati per la prima volta nel 1998 e da allora sono stati segnalati in Bangladesh, India, Malesia, Filippine e Singapore. Virus Nipah (NiV) appartiene alla famiglia Paramyxoviridae. Questo microorganismo si trasmette principalmente attraverso il contatto con animali infetti, il consumo di alimenti contaminati, come il succo di palma da zucchero crudo, il contatto diretto con persone infette e attraverso la saliva, le secrezioni respiratorie o i fluidi corporei. I sintomi dell’infezione possono variare da lievi a gravi e includono la febbre, mal di testa, dolori muscolari, vomito, diarrea e difficoltà respiratorie. Come per molti virus non esiste un trattamento specifico ma la cura di supporto può aiutare a gestire i sintomi. La prevenzione è fondamentale e include evitare il contatto con animali infetti, lavare accuratamente la frutta e le verdure, evitare di consumare succo di palma da zucchero crudo, utilizzare attrezzature di protezione individuale quando si cura un paziente infetto.
“La rete riunita oggi al ministero – avverte Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute – ha valutato come molto basso il rischio di trasmissione in Italia, in linea con le valutazioni a livello internazionale e in linea con gli altri Paesi europei non sono previste né necessarie restrizioni ai viaggi. Il Ministero della Salute garantisce il costante monitoraggio della situazione epidemiologica, con un’attenta valutazione del rischio, e provvederà a informare tempestivamente qualora emergano variazioni del quadro epidemiologico”.
A livello globale i casi di infezione da Virus Nipah sono segnalati in India (focolai ricorrenti, soprattutto nel Kerala e nel Bengala occidentale come quelli recenti di gennaio), Bangladesh: dove si registrano epidemie annuali, con un tasso di mortalità del 40-75%, Malesia (primo focolaio nel 1998, con oltre 100 morti) e Filippine dove sono stati segnalati alcuni casi nel 2014 e nel 2019. L’OMS considera il virus Nipah uno dei patogeni più pericolosi del pianeta e lo ha inserito nella lista prioritaria per la ricerca di vaccini e terapie. Il vaccino contro questo virus non è ancora disponibile ma in corso di sviluppo.




