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Vitamine per la vista: nuova formula rallenta il glaucoma in studi preclinici

Uno studio del Karolinska Institutet suggerisce che una combinazione di vitamine del gruppo B e colina potrebbe proteggere il nervo ottico migliorando il metabolismo della retina. La miscela è ora al centro di una sperimentazione clinica avviata a Stoccolma

Un integratore vitaminico mirato al metabolismo oculare potrebbe rallentare la progressione del glaucoma, secondo uno studio pubblicato su Cell Reports Medicine e condotto da un team internazionale guidato dal Karolinska Institutet in Svezia. I risultati preclinici, ottenuti su modelli murini (roditori), hanno portato all’avvio di una sperimentazione clinica sull’uomo presso l’ospedale S:t Eriks di Stoccolma.

Il glaucoma è una malattia neurodegenerativa che compromette progressivamente il nervo ottico e può condurre, nei casi più gravi, alla cecità. Solitamente causato da un aumento della pressione intraoculare, viene trattato con farmaci, laser o interventi chirurgici per abbassare questa pressione. Tuttavia, l’efficacia delle terapie attualmente disponibili è spesso incostante.

Uno dei punti centrali dello studio riguarda l’omocisteina, una molecola naturalmente presente nel metabolismo umano, da tempo sospettata di essere coinvolta nel glaucoma. Il team del Karolinska Institutet, coordinato da James Tribble, ha indagato in profondità il suo ruolo. In esperimenti su roditori, l’aggiunta di alti livelli di omocisteina non ha peggiorato la malattia. Inoltre, dati raccolti su pazienti umani non hanno mostrato alcuna correlazione tra i livelli ematici di omocisteina e la velocità di progressione del glaucoma.

Questi risultati hanno portato i ricercatori a considerare l’omocisteina non come causa, bensì come conseguenza del danno oculare. “L’omocisteina sembra essere uno spettatore del processo patologico più che un fattore scatenante”, spiega Tribble, professore associato presso il Dipartimento di Neuroscienze Cliniche del Karolinska Institutet.

Partendo da questa osservazione, l’attenzione si è spostata sulle vie metaboliche che regolano l’utilizzo delle vitamine a livello retinico. I ricercatori hanno osservato che, nei soggetti con glaucoma, la retina mostrava una capacità ridotta di impiegare correttamente alcune vitamine essenziali, con un rallentamento del metabolismo locale. Da qui l’ipotesi: reintegrare queste vitamine potrebbe supportare il metabolismo oculare e rallentare il danno al nervo ottico.

Per testare questa ipotesi, sono stati condotti esperimenti su topi e ratti affetti da glaucoma. Gli animali hanno ricevuto integratori a base di vitamine del gruppo B (B6, B9 e B12) e colina. Nei modelli con progressione lenta della malattia, il trattamento ha arrestato completamente il danno. In quelli caratterizzati da un’evoluzione più rapida, ha comunque determinato un significativo rallentamento. Un aspetto particolarmente rilevante è che gli animali non sono stati trattati per abbassare la pressione intraoculare, il che suggerisce che l’effetto protettivo delle vitamine agisca tramite un altro meccanismo.

“I risultati sono abbastanza promettenti da aver giustificato l’inizio di una sperimentazione clinica sull’uomo”, ha affermato Tribble. Lo studio in corso include pazienti con forme diverse di glaucoma: sia il glaucoma primario ad angolo aperto, che evolve più lentamente, sia il glaucoma pseudoesfoliativo, noto per la sua progressione più rapida.

Il lavoro è stato reso possibile grazie al sostegno di diverse istituzioni tra cui il Consiglio svedese per la ricerca, il Fondo svedese per la salute degli occhi, le fondazioni Jeansson, la Fondazione della principessa ereditaria Margareta per i non vedenti, la Fondazione Åke Wiberg e la Fondazione Petrus & Augusta Hedlund.

Lo studio completo è stato pubblicato con il titolo “Un metabolismo disfunzionale a un solo atomo di carbonio identifica le vitamine B6, B9, B12 e la colina come neuroprotettive nel glaucoma”, firmato da James Tribble e colleghi.

In attesa di conferme cliniche più ampie, l’integrazione vitaminica si profila come un possibile supporto metabolico alla retina, con il potenziale di affiancare i trattamenti esistenti nella protezione del nervo ottico e del patrimonio visivo.

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