Hiv, ancora troppi contagi per rapporti sessuali non protetti

Hiv, la prevenzione è l’unica arma per contrastare una epidemia silenziosa che non cessa la sua corsa.

L’hiv si trasmette sempre di più attraverso rapporti sessuali non protetti, mentre negli anni Ottanta era soprattutto causata dallo scambio di siringhe infette. I dati dicono che l’80% delle nuove infezioni deriva da rapporto sessuale non protetto e l’età media dei pazienti è di 30-40anni.

L’invito degli specialisti alla popolazione, in particolare le fasce della popolazione più a rischio come i giovani, è forte e chiaro: “Usate il preservativo e sottoponetevi al test Hiv rapido salivare”.

Si torna a parlare di Hiv, l’infezione responsabile dell’Aids. L’infezione da HIV oggi può essere considerata una malattia cronica.

L’aspettativa di vita oggi è paragonabile alla popolazione generale. La diagnosi tempestiva significa iniziare subito una terapia efficace con il raggiungimento della soppressione del virus.

Raggiungere grazie alla terapia ARV la non rilevabilità del virus nel sangue significa curare la malattia nella singola persona ma anche bloccare la diffusione del virus ad altre persone Treatment as prevention (TaSP).

La sfida dunque è diagnosticare precocemente tutte le persone con HIV per poterle trattare con gli antivirali ed ottenere la soppressione virologica.

In questa continua battaglia contro un male che continua a mietere vittime, la prevenzione resta l’unica arma per contrastare una epidemia silenziosa.

Il test rappresenta per i cittadini una grande opportunità per aumentare la possibilità di diagnosi precoce dell’infezione da Hiv.

L’esame convenzionale su sangue a risposta rapida è un test di quarta generazione che ricerca oltre agli anticorpi anti Hiv anche l’antigene p 24 del virus, presente nelle prime fasi dell’infezione.

Il test è fondamentale nella diagnosi precoce dell’infezione da Hiv.

I medici di medicina generale possono e devono giocare un ruolo fondamentale nella comunicazione, nella diagnosi e nel follow-up dei pazienti Hiv/Aids positivi. Nella prevenzione sono moltissime le azioni che i medici di famiglia possono fare dal contrasto dello stigma sulla malattia ad una maggiore diffusione dei test diagnostici.

Inoltre con la cronicizzazione dei pazienti con Hiv i medici di medicina generale, grazie alla loro posizione diffusa nel territorio e nelle comunità, possono svolgere il monitoraggio dello stato di salute del paziente.

Con le nuove tecnologie di telemedicina e con la digitalizzazione della sanità i medici di medicina generale possono svolgere questi ruoli, in stretta collaborazione con tutti gli specialisti nel trattamento dell’infezione virale e delle multicronicità di cui molto spesso soffrono questi pazienti.

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