Un tema cruciale per garantire equità nell’accesso ai servizi sanitari, specialmente nelle aree rurali e montane, dove la carenza di strutture e personale medico rende necessaria una trasformazione del modello di assistenza: parliamo della digitalizzazione in sanità, fulcro del convegno intitolato “Connessi. La digitalizzazione nella sanità delle aree interne e nelle comunità montane”, tenutosi in Senato. L’evento ha messo in evidenza come la digitalizzazione possa ridurre le disuguaglianze territoriali, abbattere le liste d’attesa e migliorare la gestione delle risorse sanitarie. La telemedicina, l’intelligenza artificiale e le piattaforme di interoperabilità sono solo alcune delle tecnologie che possono contribuire a ottimizzare i percorsi di cura e migliorare l’efficienza dei servizi.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) pone la sanità digitale al centro della sua strategia di rinnovamento del Servizio Sanitario Nazionale. In particolare, il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 emerge come un pilastro essenziale per garantire la continuità assistenziale, migliorando l’efficienza dei percorsi di cura, soprattutto nelle aree più remote. La Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) riconosce la necessità di rafforzare i servizi sanitari in queste zone, promuovendo modelli di assistenza innovativi che integrano ospedali e territorio, sfruttando la telemedicina e potenziando la connettività digitale.
Adottato in coerenza con gli obiettivi del PNRR, il Piano Nazionale della Telemedicina delinea un quadro strutturato per l’implementazione di soluzioni come la televisita, il telemonitoraggio e la teleassistenza. Queste tecnologie migliorano la qualità e l’accessibilità delle cure, consentono una gestione più efficiente delle malattie croniche, particolarmente diffuse.
Il Ministro per gli Affari Europei, le Politiche di Coesione, Tommaso Foti, ha rimarcato l’importanza delle aree interne, sottolineando che una sanità moderna richiede reti digitali solide. “Il PNRR ha previsto una strategia per la banda ultralarga, con l’obiettivo prioritario di coprire le aree non servite,” ha dichiarato Foti. Il programma di connessioni internet veloci, con un investimento di 5 miliardi di euro, mira a garantire una connettività adeguata in territori poco serviti.
Il Governo sta anche attuando il piano “Sanità Connessa”, che prevede l’attivazione di oltre 9.000 strutture sanitarie e un investimento significativo nella telemedicina, con l’obiettivo di assistere 300.000 pazienti a distanza. “È fondamentale garantire cure più accessibili e potenziare le farmacie rurali, che sono presidi cruciali per la salute delle comunità locali,” ha aggiunto il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Lucia Albano.
Nonostante le prospettive promettenti, ci sono ancora numerose barriere da superare per rendere la digitalizzazione della sanità una realtà nelle aree interne. Le sfide tecnologiche, infrastrutturali e normative sono significative e richiedono un impegno coordinato da parte delle istituzioni. È essenziale che il quadro normativo venga adeguato per garantire una regolamentazione chiara ed efficace per la sanità digitale.
«La digitalizzazione della sanità è fondamentale per garantire un accesso alle cure equo e veloce. – dichiara il Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti – Con il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, il Piano Sanità Connessa e gli investimenti del PNRR, il Governo sta costruendo un modello sanitario più efficiente e vicino ai cittadini. Anche l’Unione Europea ha certificato i nostri progressi nell’ultimo Digital Decade Report, dove l’Italia ha ottenuto un punteggio di 82,7 per cento in ambito e-Health, passando dal quintultimo posto al podio dei grandi paesi europei in un solo anno».
«L’Italia vanta un Servizio Sanitario Nazionale universalistico, istituito con la legge 833 del 1978, ma il contesto attuale impone una revisione strutturale. – dichiara il Sottosegretario di Stato al Ministero della salute Marcello Gemmato – Oggi, l’80 per cento della spesa sanitaria è destinato alla gestione delle malattie croniche non trasmissibili, mentre la natalità è ai minimi storici (1,24 figli per donna), con un conseguente aumento dell’età media della popolazione. Per affrontare queste sfide, il Fondo Sanitario Nazionale ha raggiunto i 136,5 miliardi di euro nel 2025, ma il solo aumento delle risorse non è sufficiente se non accompagnato da un ripensamento del nostro SSN attraverso nuovi modelli organizzativi. Il PNRR sta accelerando questa trasformazione, con l’80 per cento delle nuove strutture territoriali – Case e Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali – già avviate per rafforzare la medicina di prossimità e ridurre il sovraccarico ospedaliero. La sostenibilità deve essere il principio guida: investire in prevenzione, innovazione e digitalizzazione è essenziale per garantire un SSN efficiente e accessibile a tutti. Il futuro della sanità italiana passa da un sistema più vicino ai cittadini e capace di rispondere alle nuove esigenze della popolazione, soprattutto le più fragili e anziane residenti nelle zone interne e montane della nostra penisola».
«Volevamo porre l’attenzione sulle soluzioni concrete che Governo e Parlamento stanno promuovendo per superare il digital divide e rafforzare l’assistenza territoriale, mettendo la tecnologia al servizio delle persone. In questo senso la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) rappresenta lo strumento principale per promuovere lo sviluppo e la coesione dei territori, unitamente alle linee a ciò dedicate del PNRR», ha dichiarato il senatore Guido Quintino Liris, Presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e le emergenze sanitarie nelle aree interne, Membro della 5ª Commissione permanente (Bilancio), nonché promotore di questo convegno. Per celebrare l’unicità dei territori e valorizzarne il ruolo strategico è stato depositato in Senato un Disegno di legge sulla istituzione della Giornata nazionale delle aree interne e dei piccoli comuni montani. «Abbiamo bisogno di uno strumento simbolico, ma concreto, per accendere i riflettori su una parte d’Italia geograficamente marginale ma di preminente interesse. Vogliamo dare voce alle esigenze delle comunità locali e costruire un futuro in cui le aree interne possano esprimere appieno il loro potenziale. Il nostro impegno – ha concluso il senatore – è chiaro: nessuno deve essere lasciato indietro».
Giovanni Migliore, presidente Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) ha sottolineato da parte sua l’importanza della digitalizzazione per garantire equità nell’accesso alle cure e migliorare l’assistenza nelle aree interne e montane, dove le distanze dai servizi sanitari possono creare disuguaglianze. Durante un convegno al Senato, ha proposto di ripensare il concetto di prossimità attraverso la creazione di una rete di “Case di Comunità diffuse”, sostenuta dalla tecnologia, per offrire assistenza e prevenzione, in particolare per pazienti cronici e anziani. Migliore ha inoltre evidenziato la necessità di valorizzare i direttori generali delle aziende sanitarie e garantire loro autonomia per tradurre le indicazioni del Dm77 in azioni concrete, tenendo conto delle specificità territoriali. Ha avvertito che una Casa di Comunità ogni 40mila abitanti potrebbe non coprire adeguatamente le esigenze locali. La trasformazione del sistema sanitario richiede infrastrutture digitali solide e leadership competente per gestire il cambiamento, con un focus sulle esigenze dei territori.