La chemio non basta, dei farmaci più efficaci esistono ma in Italia i malati ne sono privi

Tumore uroteliale metastatico (vescica e pelvi renali), l’appello di medici e pazienti alle farmaceutiche e all’AIFA: “sbloccare l’utilizzo, non vogliamo morti che si potrebbero evitare”.

MEETURO (Società Italiana di Oncologi Medici dedicati alla patologia neoplastica genito-urinaria), AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e l’Associazione PaLiNUro (Pazienti Liberi dalle Neoplasie Uroteliali) esprimono profonda preoccupazione per il ritardo nell’accesso alla combinazione Enfortumab Vedotin e Pembrolizumab in Italia, una terapia innovativa di prima linea per il carcinoma uroteliale localmente avanzato e metastatico.
Questa combinazione, già approvata dall’EMA, ha dimostrato un beneficio di sopravvivenza senza precedenti: a due anni dalla diagnosi, il 74% dei pazienti trattati risulta ancora in vita (dati ASCO GU 2025). Si tratta di un progresso significativo nella lotta contro il carcinoma uroteliale, che offre nuove speranze e migliori prospettive di vita.
Tuttavia, in Italia, il ritardo nell’accesso a questa terapia priva i pazienti di un’opportunità fondamentale per migliorare la loro prognosi e la qualità di vita. 
MEETURO, AIOM e PaLiNUro chiedono alle autorità competenti di accelerare le procedure di approvazione e rimborso, garantendo l’accesso a livello nazionale o, in alternativa, rendendo disponibile il farmaco attraverso procedure di uso nominale.
Le associazioni, nel denunciare questa situazione che mette a rischio la vita dei malati, sottolineano l’importanza di garantire equità di accesso alle cure innovative, indipendentemente dalla regione di residenza del paziente. 
Per i malati oncologici, è necessario ribadire, il tempo è un fattore cruciale: ogni ritardo ingiustificato può avere conseguenze irreparabili.

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