Monaldi, trapianti: no dei medici alle generalizzazioni

Trapianto di cuore al Monaldi, salvato un paziente con cardiopatia dilatativa in fase terminale. Lettera aperta dei medici: “No a generalizzazioni, l’Azienda dei Colli resta un punto di riferimento”

Salvo grazie ad un trapianto di cuore, Umberto (nome di fantasia a tutela della privacy) potrà tornare presto ad abbracciare i suoi cari. L’intervento, ultima possibilità per chi è in lista per un trapianto, è stato eseguito all’Ospedale Monaldi e ha salvato la vita del paziente affetto da una cardiopatia dilatativa in fase terminale. Il trapianto è stato portato a termine con successo dall’équipe del cardiochirurgo Claudio Marra. Questo nuovo trapianto di cuore testimonia il valore di un’organizzazione multidisciplinare che, nei percorsi ad alta complessità, mette in rete competenze chirurgiche, anestesiologiche, rianimatorie, cardiologiche, infermieristiche e assistenziali, garantendo una presa in carico completa del paziente in tutte le fasi del percorso di cura. «L’Azienda Ospedaliera dei Colli – sottolinea il direttore generale Anna Iervolino – è, e resta, un’eccellenza della sanità pubblica». Anche i medici, direttori di Unità Operativa Complessa e responsabili di Unità Operativa Semplice Dipartimentale, hanno sottolineato – in una lettera aperta – il loro impegno al servizio della salute dei pazienti. «L’attività assistenziale prosegue regolarmente, garantendo ogni giorno la presa in carico di centinaia di pazienti, nel segno della qualità, della sicurezza e della responsabilità professionale», scrivono nella lettera. «In questo contesto, la continuità organizzativa e la stabilità dei percorsi rappresentano condizioni essenziali per assicurare efficacia e sicurezza delle cure. L’Azienda rappresenta da anni un punto di riferimento per numerose patologie ad alta complessità, con risultati clinici consolidati e professionalità riconosciute a livello nazionale. I professionisti continuano a operare con impegno e senso di responsabilità, in un clima di coesione e unità, espressione di una responsabilità condivisa nella gestione di una fase complessa, nel rispetto del lavoro delle autorità competenti e degli accertamenti in corso. È pertanto auspicabile che il racconto pubblico di una vicenda così delicata mantenga equilibrio e senso di responsabilità, evitando generalizzazioni che non rispecchiano la realtà dell’attività quotidiana. Resta ferma la convinzione che singoli episodi, per quanto gravi, non possano essere assunti come rappresentativi dell’attività quotidiana e dei valori che guidano il lavoro dell’intera comunità professionale».

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