Le istanze di medici e rappresentanti delle istituzioni: estendere gli screening gratuiti, test rapidi e percorsi di prevenzione nei luoghi della marginalità. L’impegno della Fondazione Dignitas Curae
Mentre il calendario delle iniziative collegate al Giubileo si avvicina alle battute conclusive, emerge un dato che impone una riflessione ai rappresentanti delle istituzioni, ai clinici e agli operatori sociali: una fetta significativa di popolazione (segnatamente le persone fragili) cova malattie che potrebbero essere facilmente debellate (infezioni e altri tipi di patologie di varia natura) e non riesce a intercettare le strutture sanitarie. Senza diagnosi adeguate, l’assistenza viene meno, e la presa in carico, sia pure in presenza di trattamenti estremamente efficaci, è difficile nelle fascie sociali più emarginate.
Tra persone senza fissa dimora, migranti, detenuti e anziani che si ritrovano soli a vivere in condizioni di grave marginalità, si riscontrano percentuali sempre crescenti di HIV, epatite virale, tubercolosi e malattie cardiovascolari. Le patologie vengono spesso trascurate e si manifestano in fase avanzata in maniera drammatica. Una situazione che potrebbe essere evitata con screening gratuiti, test rapidi e percorsi di prevenzione facilmente accessibili, portati nei luoghi dove queste persone si rifugiano.
A partire da queste constatazioni, ispirate dalla IX Giornata Mondiale dei Poveri celebrata recentemente, si è tenuto il convegno istituzionale “Dignitas Curae: per un nuovo Umanesimo nella Ricerca. Il volto della cura per la sanità del futuro”, organizzato da Aristea International presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma con il contributo non condizionante di Gilead Sciences.
La fotografia emersa dall’anno giubilare e dal confronto tra medici, istituzioni e realtà sociali è disarmante: la prevenzione salva la vita solo se riesce a raggiungere chi oggi è invisibile ai servizi. Per questo, i partecipanti alla Giornata concordano sulla necessità di trasformare in linee strutturali le esperienze maturate in questi mesi.
Le priorità indicate riguardano:
l’ampliamento degli screening territoriali per HIV, epatiti, TBC e patologie cardiovascolari;
il potenziamento di ambulatori solidali e interventi mobili;
il rafforzamento della cooperazione tra SSN, volontariato e terzo settore;
un maggiore impegno per superare stigma e barriere culturali.
Durante l’incontro, moderato dal giornalista Daniel Della Seta (foto sotto) si è ribadito come la scienza abbia ormai messo a disposizione strumenti molto potenti: antivirali ad azione diretta capaci di eradicare l’epatite C in poche settimane, terapie in grado di controllare l’epatite B e l’epatite Delta, trattamenti antiretrovirali che, se avviati per tempo, possono cronicizzare l’infezione da HIV, azzerare la trasmissibilità del virus (U=U) e garantire una qualità di vita soddisfacente.

“Oggi come oggi – ha sottolineato il Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT e componente del Consiglio Superiore di Sanità – disponiamo di trattamenti capaci di guarire l’epatite C, controllare efficacemente le epatiti B e Delta, mentre possiamo trasformare l’HIV in una condizione cronica non trasmissibile. Eppure continuiamo a riscontrare diagnosi tardive, con numerose difficoltà a far emergere il sommerso di queste infezioni che possono rimanere a lungo latenti prima di manifestare gli effetti più nefasti”.
La cura come momento che restituisce dignità
Il riferimento al Manifesto per la Dignitas Curae, già firmato da Papa Francesco, dal Presidente Sergio Mattarella e da autorevoli rappresentanti del mondo sanitario a partire dal Ministro Orazio Schillaci, ha offerto ai congressisti una chiave di lettura più ampia. “La cura non è solo trattamento: è relazione, accoglienza, presa in carico. Una medicina frammentata – ha ricordato Mauro Cozzoli, Professore Emerito di Teologia Morale presso la Pontificia Università Lateranense e anima del progetto – rischia di vedere la malattia e non il malato. La dignità della persona comporta la dignità della cura, soprattutto nelle situazioni di fragilità. Di qui – come si esprime il Manifesto – l’esigenza di una ri-umanizzazione della medicina, volta a ritrovare il carattere umano che le è proprio, ponendo al centro dei percorsi di cura la persona, in un approccio olistico che polarizzi l’attenzione sulla totalità inscindibile delle componenti fisica, emotiva, spirituale e sociale. Una medicina empatica, che rimuove distanze e divari medico-malato e valorizza le relazioni che sono tempo di cura anch’esse”.
Le “Domeniche del Cuore”, iniziativa della Fondazione Dignitas Curae, rappresentano un modello concreto di medicina “di prossimità”: cardiologi e volontari portano competenze e apparecchiature nei luoghi della marginalità. “Ogni volta intercettiamo persone con patologie cardiache gravi che ignoravano di averle – ha spiegato il Prof. Massimo Massetti, Direttore Area Cardiovascolare e Cardiochirurgia, Fondazione IRCCS Policlinico A. Gemelli, Roma – Povertà e isolamento impediscono anche solo di farsi visitare. Per questo continuiamo a scendere in strada: nel 2026 aumenteremo le tappe, a Roma e in altre città. Il nostro obiettivo è quello di umanizzare le cure”.
Il ruolo della Medicina Generale sul territorio
In questo progetto, la Medicina Generale si è confermata in prima linea nell’intercettare chi vive fuori dai percorsi istituzionali e nel collaborare a future iniziative. “Noi medici di famiglia siamo stati più volte in piazza San Pietro, abbiamo girato con i camper, ci siamo recati negli ambulatori solidali: il nostro compito è sempre quello di stare vicino a chi non ha voce – ha spiegato Loris Pagano, Referente SIMG per il Sociale – Abbiamo sempre cercato di ampliare gli screening per patologie infettive come HIV e HCV e per malattie croniche. La prevenzione e la rete tra istituzioni e volontariato rappresentano i punti di riferimento: le esperienze di numerose realtà dell’associazionismo cattolico e del volontariato in generale a cui la SIMG ha preso parte negli anni mostrano che si può fare molto di più”.
Il ruolo del privato: equità e sostegno a diagnosi precoci
“Rendere accessibili test rapidi, anonimi e gratuiti è essenziale in modo che coloro che hanno in corso l’infezione vengano avviati al più presto a terapie altamente efficaci – ha dichiarato Frederico da Silva, General Manager & VP Gilead Sciences Italia – Sappiamo che la scienza da sola non basta: occorre costruire sinergie tra ospedali, territorio e realtà sociali che incontrano ogni giorno le persone più vulnerabili. Per questo sosteniamo iniziative che portano la diagnosi dove altrimenti non arriverebbe, contribuendo a ridurre le disuguaglianze e a migliorare i percorsi di cura e la presa in carico dei pazienti più svantaggiati”.
Scienza e fede insieme con i decisori politici
Il convegno istituzionale “Dignitas Curae: per un nuovo Umanesimo nella Ricerca. Il volto della cura per la sanità del futuro” si è aperto con un’analisi del concetto di “Dignitas curae” del Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente CEI, del Prof. Mons. Mauro Cozzoli e di Maria Rosaria Campitiello, Capo del Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute. La parte delle istituzioni è stata illustrata dai Senatori Maurizio Gasparri, Elisa Pirro, Orfeo Mazzella, e dai Deputati Mauro Berruto, Francesco Ciancitto, Gian Antonio Girelli, Simona Loizzo, Ilenia Malavasi, con i contributi di Raffaella Bucciardini, Direttore del Centro Nazionale per la Salute Globale, ISS; dell’Avv. Laila Perciballi, Garante per i Diritti delle Persone Anziane di Roma Capitale; della Prof.ssa Paola Binetti, Presidente del Comitato Scientifico Medicina e Frontiere.
Nella sessione scientifica sono intervenuti il Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT; il Prof. Giovambattista Desideri, Direttore UOC Geriatria Policlinico Umberto I di Roma; il Prof. Evaristo Ettorre, Direttore Unità Valutazione Geriatrica Policlinico Umberto I; il Prof. Massimo Massetti, Direttore Area Cardiovascolare e Cardiochirurgia Fondazione IRCCS Policlinico A. Gemelli; Loris Pagano; il Prof. Massimo Robiony, Stati Generali della Cura e Professore Ordinario di Chirurgia Maxillo Facciale all’Università di Udine.
Il ruolo delle associazioni e della società civile è stato affrontato con i contributi di Michelangelo Bartolo, Direttore della Global Health Telemedicine; Maria Stella Giorlandino, Presidente Confapi Lazio; Mario Guerra, Pedagogista e responsabile del progetto di “portierato sociale del Terzo Municipio Roma” della Caritas.




