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Tumore al polmone, le politiche antifumo stanno delineando risultati importanti

Uno studio coordinato dalla Statale di Milano mostra una riduzione del 5% degli esiti infausti nelle donne sotto i 64 anni. Meno fumatrici, primo segno di inversione di tendenza nella sfera femminile in Europa



Il tumore del polmone rappresenta una delle principali cause di esiti infausti per cancro nel mondo. La sua incidenza e mortalità sono strettamente legate ai comportamenti di consumo di tabacco, che nel corso del Novecento e dei primi anni Duemila hanno seguito traiettorie diverse tra uomini e donne. Per questo, osservare i cambiamenti nella prognosi significa leggere in controluce l’efficacia delle politiche di prevenzione, l’evoluzione degli stili di vita e l’impatto delle strategie di controllo del tabacco. In un’Europa che invecchia e in cui il tasso di fumatrici resta elevato, ogni variazione negli indicatori assume un valore strategico per la salute pubblica.

Dopo oltre 25 anni di crescita continua, i tassi di mortalità per tumore del polmone tra le donne nei Paesi dell’Unione europea mostrano ora i primi segnali di miglioramento. Secondo una nuova analisi pubblicata su Annals of Oncology, la riduzione stimata è di circa il 5% rispetto al triennio 2020‑2022. Il Regno Unito si conferma apripista: il calo è osservato già da diversi anni, pur mantenendo livelli complessivi di mortalità femminile ancora superiori alla media europea. Il fattore determinante, secondo gli autori, è l’impatto delle politiche antifumo.

Lo studio è stato coordinato dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con l’Università di Bologna e l’Università di Parma, con il sostegno di Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro. Il gruppo guidato dal professor Carlo La Vecchia, docente di statistica medica ed epidemiologia, e dalla professoressa Eva Negri, docente di epidemiologia ambientale e medicina del lavoro, ha analizzato per il sedicesimo anno consecutivo i tassi di mortalità oncologica dal 1970, considerando i 27 Stati membri dell’UE e, separatamente, il Regno Unito.

Per il tumore del polmone, il miglioramento riguarda soprattutto le donne fino a 64 anni, mentre nelle fasce più anziane i tassi continuano a crescere. «Il tumore del polmone rimane la principale causa di esiti infausti per cancro in entrambi i sessi nell’UE», osservano gli autori. «I tassi di mortalità continuano a diminuire tra gli uomini, pur rimanendo nel 2026 quasi doppi rispetto a quelli osservati nelle donne». La dinamica è strettamente legata ai comportamenti riconducibili al consumo di tabacco. Claudia Santucci, ricercatrice dell’Università Statale di Milano e prima firma del paper, spiega che «negli Stati Uniti e nel Regno Unito le donne hanno iniziato a fumare prima rispetto alle donne europee, ma hanno anche smesso in anticipo. Oggi la prevalenza del fumo è inferiore al 10% in entrambi i Paesi, mentre resta più elevata nell’UE». Le differenze storiche nei comportamenti emergono anche tra Paesi europei: «Le donne spagnole e francesi hanno iniziato a fumare più tardi, ma hanno anche smesso più tardi. Lo stesso vale per le donne italiane, che però hanno sempre fumato meno».

Le previsioni sono favorevoli nella maggior parte dei Paesi, con due eccezioni: i decessi femminili per tumore del pancreas nell’UE, in aumento dell’1%, e quelli per tumore del colon‑retto nel Regno Unito, in crescita del 3,7%. Anche in questi casi, spiegano gli autori, il fumo gioca un ruolo rilevante, soprattutto per il pancreas. «I nostri risultati sottolineano la persistente importanza del fumo nella mortalità per tumore», afferma il professor La Vecchia. «Il controllo del tabacco rimane il pilastro della prevenzione del tumore del polmone e contribuisce anche alla prevenzione di altri tumori, come quello del pancreas. Le politiche di limitazione dell’uso del tabacco hanno evitato milioni di decessi, ma la loro applicazione resta disomogenea in Europa».

Gli autori ribadiscono l’importanza di misure consolidate: tassazione sul tabacco, divieti pubblicitari, spazi liberi dal fumo e servizi di supporto alla cessazione. Strumenti che, se applicati in modo uniforme, potrebbero accelerare ulteriormente il calo della mortalità e ridurre le disuguaglianze tra Paesi. Il segnale positivo registrato tra le donne europee rappresenta dunque un punto di svolta, ma anche un richiamo alla necessità di politiche più incisive e omogenee. In un’Europa che punta a ridurre il carico oncologico nei prossimi decenni, la lotta al tabagismo resta una delle strategie più efficaci e più urgenti.

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