I dati del Centro Nazionale Trapianti CNT. L’anno scorso effettuati 32 trapianti di cuore nei più piccoli. I criteri di assegnazione degli organi
Il trapianto di cuore in cardiochirurgia pediatrica rappresenta una delle tipologie di intervento più delicate e complesse della medicina moderna. La relativa scarsità degli organi disponibili rispetto al fabbisogno, la necessità di garantire una compatibilità rigorosa, e la fragilità dei piccoli pazienti candidati all’osperazione, rendono ogni intervento un percorso che richiede un elevato grado di coordinamento e specializzazione. In Italia, un sistema nazionale dedicato sovrintende alle liste d’attesa e alle procedure, ma la richiesta supera spesso la disponibilità, rendendo la donazione un gesto di valore inestimabile. Dietro ogni trapianto c’è una storia di attesa, speranza e competenze multidisciplinari che si adoperano in sinergia tra loro per offrire una nuova possibilità di vita.
Secondo gli ultimi dati del Centro nazionale trapianti (Cnt), aggiornati al 31 dicembre 2024, sono 48 i bambini e ragazzi tra 0 e 17 anni in attesa di un trapianto di cuore nell’ambito del programma nazionale pediatrico. Un numero che racconta la complessità di un percorso in cui la disponibilità dell’organo è un fattore critico, soprattutto per i pazienti più piccoli, per i quali la compatibilità anatomica e immunologica è imprescindibile. La delicatezza di questi interventi è emersa in tutta la sua evidenza nel caso che abbiamo raccontato ieri, quello del bambino ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli in attesa di un nuovo trapianto dopo che il primo, effettuato lo scorso 23 dicembre, non è andato a buon fine a causa di un deterioramento funzionale dell’organo verificatosi durante il trasferimento da Bolzano al capoluogo partenopeo. Un episodio che ha riportato l’attenzione sulla complessità logistica e clinica dei trapianti pediatrici.
Dal 1996, l’Italia dispone di un programma nazionale dedicato ai trapianti pediatrici, con un’unica lista d’attesa per tutto il Paese. I cuori prelevati da donatori sotto i 18 anni vengono assegnati prioritariamente ai pazienti pediatrici, seguendo criteri rigorosi: compatibilità del gruppo sanguigno AB0, dimensioni dell’organo, gravità clinica del ricevente, sede del prelievo e anzianità in lista. Nei casi di urgenza, come quello del piccolo paziente napoletano, il primo cuore pediatrico disponibile in Italia viene destinato immediatamente al bambino in condizioni critiche.
I trapianti di cuore nei più piccoli sono procedure salvavita altamente specializzate, con tassi di sopravvivenza molto elevati: tra l’83% e il 90% a un anno dall’intervento. La rarità degli organi pediatrici rende però fondamentale la donazione, anche se in alcuni casi è possibile utilizzare segmenti di organi adulti opportunamente adattati. Le tecniche moderne consentono non solo di salvare la vita, ma anche di garantire una buona qualità di vita nel lungo periodo, con sopravvivenze a 5 anni che si attestano tra l’88% e il 90%.
Le complicanze restano possibili, tra cui il fallimento primario del trapianto, quando il nuovo cuore non funziona correttamente subito dopo l’impianto. Per questo la valutazione dei candidati è estremamente accurata e tiene conto delle condizioni cliniche del bambino e della compatibilità con il donatore, elementi decisivi per il successo dell’intervento. Nel 2024, in Italia sono stati effettuati 191 trapianti pediatrici: 79 di fegato, 76 di rene, 32 di cuore e 4 di polmone. Numeri che testimoniano l’impegno della rete trapiantologica nazionale, ma anche la necessità di continuare a promuovere la cultura della donazione, soprattutto in età pediatrica, dove ogni organo può rappresentare un’unica e irripetibile possibilità di salvezza. In un ambito in cui il tempo è spesso il fattore più prezioso, la sfida è garantire a ogni bambino la migliore opportunità possibile. E dietro ogni trapianto riuscito c’è un sistema che lavora senza sosta, un’équipe che non si arrende e una famiglia che attende, sperando che arrivi il cuore giusto al momento giusto.




