La trombosi rappresenta un meccanismo fondamentale alla base di alcune delle patologie più diffuse e gravi nelle popolazioni occidentali, come infarto e ictus sul versante arterioso, e le trombosi venose profonde su quello venoso. È questo il messaggio centrale emerso dall’intervento della professoressa Rossella Marcucci, ordinaria di Medicina Interna all’Università di Firenze e direttrice delle Malattie Aterotrombotiche dell’AOU Careggi, intervistata da Mondosanità in occasione dell’evento “Per combattere la trombosi non rimaniamo in panchina”, promosso a Roma da Motore Sanità, con il contributo non condizionante di Viatris
Secondo Rossella Marcucci, la trombosi non è solo un evento clinico, ma un processo su cui è possibile intervenire in modo concreto, soprattutto in chiave preventiva. Ridurre il rischio significa innanzitutto agire sugli stili di vita: attività fisica regolare, controllo del peso e adesione a una dieta corretta, come quella mediterranea, rappresentano strumenti fondamentali. A questi si affianca la gestione dei principali fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, diabete e dislipidemie, oltre alla necessità di limitare il fumo e prestare attenzione a condizioni predisponenti come l’immobilizzazione prolungata o gli interventi chirurgici.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la familiarità: la presenza di eventi cardiovascolari precoci tra i familiari può infatti indicare un aumentato rischio individuale. Per questo motivo, è essenziale migliorare la consapevolezza della popolazione attraverso una corretta informazione, così da ridurre l’impatto di patologie che possono avere conseguenze anche letali.

Sul fronte terapeutico, negli ultimi anni si sono registrati importanti progressi. Le terapie antitrombotiche comprendono sia farmaci antiaggreganti, come l’aspirina, sia anticoagulanti, tra cui eparine, fondaparinux e anticoagulanti orali diretti. Si tratta di un ventaglio ampio di opzioni che consente oggi di adottare approcci sempre più personalizzati, adattando il trattamento alle caratteristiche specifiche di ciascun paziente. Le prospettive future appaiono promettenti anche grazie allo sviluppo di nuove molecole, come gli inibitori del fattore XI, attualmente in fase di studio. Tuttavia, nonostante i progressi terapeutici, persistono criticità significative nella gestione dei pazienti.
“La principale difficoltà – sottolinea Marcucci – è rappresentata dall’assenza, in molti contesti, di percorsi strutturati di presa in carico”. La trombosi, infatti, è una condizione trasversale che coinvolge diversi ambiti clinici, rendendo necessaria la presenza di figure specialistiche dedicate e riconosciute all’interno delle strutture ospedaliere.
In questo senso, iniziative come quella promossa da Motore Sanità assumono un ruolo cruciale: favorire il confronto tra esperti e sensibilizzare le istituzioni sull’importanza di costruire percorsi integrati, capaci di collegare efficacemente ospedale e territorio. Solo attraverso un’organizzazione più strutturata sarà possibile migliorare la prevenzione, la diagnosi e la gestione della trombosi, riducendo l’impatto di queste patologie sulla salute pubblica.




