Arriva la stadiazione di questa nuova classificazione dovrà essere accompagnata da una comunicazione chiara ed efficace, per evitare confusione tra cittadini e operatori sanitari.
“La proposta di superare il termine ‘pre-diabete’ rappresenta un’opportunità concreta per anticipare la diagnosi e intervenire quando la malattia è ancora modificabile — conclude la professoressa Buzzetti —. È un cambiamento culturale, prima ancora che clinico e consiste nel riconoscere che il diabete tipo 2 inizia molto prima della diagnosi tradizionale”. Un documento di consenso internazionale riguardante la nuova classificazione è atteso nei prossimi mesi. “La SID contribuirà attivamente al dibattito, con l’obiettivo di valutare l’applicabilità del nuovo modello nel contesto italiano e il suo potenziale impatto sulla popolazione – conclude la professoressa Buzzetti – Non si tratta solo di cambiare nome, ma di cambiare prospettiva: passare dal trattare una malattia conclamata, al prevenirne la comparsa. Intervenire prima significa preservare salute e qualità di vita e risparmiare risorse. E oggi, più che mai, è possibile”.




